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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Warlords

The WarlordsNella Cina della tarda dinastia Qing, sconvolta dalla ribellione delle milizie Taiping, Pang Qing-yun (Jet Li), generale imperiale tradito dagli alleati, perde tutti i suoi uomini e salva se stesso solo fingendosi morto. Disperato, vaga senza una meta finché non incontra una banda di fuorilegge e i loro due condottieri: Jiang Wu-yang (Takeshi Kaneshiro) e Zhao Er-hu (Andy Lau). I tre stringono un patto che li rende fratelli di sangue; insieme, troveranno sulla loro strada battaglie da vincere e intrighi da affrontare, ma il vero motore del tradimento e della disfatta, beffardo come il destino, sarà una donna delicata e sfuggente.

Peter Chan, più avvezzo allle schermaglie dei sentimenti (Comrades: Almost a Love Story, He's a Woman, She's a Man) che a quelle del campo di battaglia, con The Warlords mette in scena un adattamento personale della storia del generale Ma Xinyi - che prende il nome di Pang -, già passata a teatro e in sala: ricordiamo il Blood Brothers di Chang Cheh e Blade of Fury di Sammo Hung.
Pang, uomo di cultura perseguitato dal proprio passato, Zhao, condottiero generoso e illetterato, e Jiang, feroce gregario, sono tre personaggi in balia di un vento polveroso e terribile, nel mezzo di una distruzione cui solo altra distruzione può seguire. Tre «signori della guerra», e tuttavia non è la guerra al centro di questo triangolo, anzi lo guarda dall’esterno; al centro del triangolo, là dove si apre la crepa che tutto dovrà inghiottire, c’è una donna, strappata da Zhao alla schiavitù del concubinato, destinata a fuggire e a mai posarsi: Lian (Xu Jinglei). Lei, la donna di Zhao, trova negli occhi di Pang una speranza di riscatto, di felicità, e per gli occhi feroci di Pang e romantici di Zhao compirà il suo destino; di fronte a Jiang, anch’egli ammaliato dalla luce degli occhi del generale furioso.
Non è dietro la macchina da presa che il regista dà il suo meglio, né nella messa in scena seppur efficace di un periodo barbaro e sanguinoso, ma è nel disegnare la struttura della sua storia che Chan fa la differenza, allestendo quel che sullo schermo si spiega in una scacchiera di go in tinte di grigio. I tre protagonisti di The Warlords si aggirano in un atmosfera sporca e oscura, pedine di un destino negato e perciò più crudele. Sui campi di battaglia i corpi cadono pesanti, nelle camere dei palazzi i potenti si fanno beffe della forza, le anime che non trovano un posto non sono fatte per questo mondo; niente di nuovo sotto il sole, ma quel che stupisce è la coerenza interna di questa rivisitazione della storia del generale Ma. Grandi le prove degli attori, pur nella cronica scarsità d’efficacia di Kaneshiro, e ottimo il lavoro del maestro Ching Siu-Tung alle coreografie, tra polvere, sangue e terra. Convenzionale e abusata la colonna sonora.Nel complesso, una storia architettata alla perfezione e girata con perizia, nonostante qualche inciampo nella sceneggiatura e gli ammiccamenti al mercato internazionale, fanno di The Warlords un film riuscito e che fa pensare, nello schema di un certo cinema sino-hongkongese che si apre all’esterno, pur cercando di rimanere fedele a se stesso: stile e botteghino.

Hong Kong, Cina, 2007
Regia: Peter Chan
Soggetto / Sceneggiatura: Chun Tin Nam, Guo Junli, He Jiping, Huang Jianxin, Hui Yuet-chun, Lam Oi Wah, Xu Lan, James Yuen
Cast: Andy Lau, Jet Li, Takeshi Kaneshiro, Xu Jinglei

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