Tracing ShadowLa storia incomincia quando Chang (Francis Ng), spadaccino di origini mongole ritiratosi dal mondo del jiang hu, incontra Xin (Pace Wu), misteriosa quasi-ninja arrivata nella Cina dei Ming, alla ricerca di una mappa del tesoro custodita nel palazzo imperiale.


A lui basta uno sguardo per innamorarsi della donna, mentre lei sembra più tiepida, ma non disdegna di coinvolgere Chang, volente o meno, nelle sue mire sul tesoro imperiale. Così, anche grazie al suo aiuto, Xie riesce a sfuggire a tre agguerriti rivali, anch’essi interessati alla mappa, ma nello scontro questa va perduta. Il racconto riprende a muoversi 5 anni dopo quando Chang e Xie ormai vivono insieme, hanno una figlia adottiva, Xiaowei (Xie Na), e gestiscono una taverna in una cittadina nel nord della Cina, vicino a dove la mappa è andata perduta. Gli anni trascorsi non hanno fatto scordare a Xie la sua missione originaria e Chang si vedrà costretto ancora una volta ad aiutarla, continuando a chiedersi se Xie sia rimasta in Cina per lui o per il tesoro…

Dopo il divertente (e malinconico) Dancing Lion, Francis Ng e Marco Mak tornano a dirigere insieme e questa volta è una commedia degli equivoci wuxia in pieno stile anni ruggenti del cinema HKese. Le coordinate cinematografiche tra cui i due registi si muovono sono il wuxia melodrammatico e la commedia in costume di metà anni ’90 e allora Tracing Shadow parte con un incipit da piena jiang hu-nostalgia in cui Chang sfida il suo eterno rivale a duello in un capo isolato, circondato da fuochi e croci piantate nel terreno, la notte e la nebbia intorno a loro; Chang è il più grande spadaccino della Cina, quello riconosciuto come L’Eroe, ma si vede che nei suoi occhi c’è stanchezza di quella vita. Nello scontro tra i due, si vede che Chang è il più forte, ma proprio quando potrebbe dare il colpo di grazia all’avversario e reclamare il titolo di Più Grande ancora una volta per sé, decide di arrendersi, ammette la sconfitta e abbandona il teatro dello scontro con un’espressione tra il sorriso e il ghigno dipinta sul volto. Non dice nulla, non fa altro che quel che vediamo nel combattimento. Quante volte l’abbiamo visto fare 15 anni fa, questo tipo di incipit e di narrazione? Tante. Tante da farne un classico, un topos (vien da citare ad esempio il principio di What Price Survival? di Daniel Lee, tra numerosi altri). Il wuxia dei ’90 era questo: sospeso nel tempo, ambientato chissà dove, con personaggi dai moventi spesso poco chiari; si consumava in un istante, l’istante in cui conta che scelta fanno i personaggi, più che da dove vengono o dove andranno.

Tracing Shadow non si ferma là, al suo incipit, ma va avanti, mescolando combattimenti e scene d’azione – nelle quali la regia fa un lavoro magnifico, estraendo alcune sequenze pregne ed entusiasmanti come non se ne vedevano da tempo – alle gag comiche e alle parentesi romantiche: emergono, tra le prime, quelle dedicate al trio di lestofanti anch’essi dediti alla ricerca del tesoro misterioso, sosia truffaldini di tre glorie del cinema di Hong Kong come Jackie Chan, Jet Li e Andy Lau; tra le seconde, l’intreccio vorrei ma non posso che si instaura tra la giovane e burbera Xiaowei e il ricco e goffo proprietario terriero Xu (Jaycee Chan, quello vero stavolta…). Da questa mescolanza esce un film di cui ben presto ci si scorda la trama, ma che diverte e un po’ commuove dal primo all’ultimo minuto. Nulla di straordinario davvero, ma a Hong Kong di film come questi ce ne sarebbe bisogno come del pane.


Hong Kong, 2009
Regia: Francis Ng, Marco Mak
Cast: Jaycee Chan, Na Xie, Francis Ng, Pace Wu.

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