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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Ultimatum

UltimatumUna killer spietata, che lascia sul luogo dei suoi omicidi una carta che la identifica come Ultimatum, e un collega rivale giapponese stanno uccidendo degli industriali malavitosi legati in qualche modo a una potente organizzazione criminale, la Ola Gang. L'assassina è un'ex poliziotta, attualmente reporter, in cerca di vendetta: sotto la falsa copertura sfrutta il lavoro del fidanzato, il commissario Yip, per ottenere informazioni fresche e stanare i suoi bersagli. Yip e il suo partner Wing si avvalgono durante le indagini dell'aiuto di un prestigioso criminologo inviato dalla madrepatria Cina: sarà lui ad aiutare la polizia ad avvicinarsi alla verità e ai nomi dei colpevoli.
Disastro a bassissimo costo, a metà tra il serial thriller psicologico e il poliziesco di routine, Ultimatum conferma lo scarso stato di salute del cinema medio-basso hongkonghese. E' più che altro un problema di sceneggiatura, che non riesce a distribuire le poche risorse e piazza tanti inutili specchietti per le allodole - i mal di testa dell'ispettore; il collega venuto chissà perché dalla Cina; i flashback prolungati - che fuorviano ma non garantiscono praticamente mai il minimo effetto sorpresa. Lascia a desiderare soprattutto la ridicola caratterizzazione dei personaggi: inutile meravigliarsi se poi gli attori, visibilmente straniti (e malamente doppiati) - quelli più blasonati così come le facce anonime da super-saldo -, facciano mero atto di presenza, quanto basta per timbrare il cartellino e ritirare la busta paga. Kant Leung conferma i dubbi sulle sue possibilità - Violent Cop, pur ricco di difetti, rimane una mosca bianca in una filmografia fallimentare -, non riesce a nascondere la grande povertà in cui è costretto a lavorare e butta via i pochissimi soldi a sua disposizione per gli squallidi effetti digitali dei titoli di testa e del finale tristemente pirotecnico. Cosa grave: non si vede una singola idea di regia - né di montaggio, di fotografia o della colonna sonora - che provi a eliminare noia e prevedibilità; neanche il ricorso a schemi classici (il controfinale con colpo di scena) e déjà-vu riesce a rimpolpare un soggetto banale o a dare ritmo e spessore a una messa in scena censurabile.

Hong Kong, 2001
Regia: Kant Leung
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Pooi Wa
Cast: Michael Wong, Yoyo Mung, William Duen, Joe Lee, Yuen Wah

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