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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Vampire Kids

Vampire KidsNaufragato su un isola apparentement deserta, un gruppo composto dalle persone e dai caratteri più disparati possibili deve vedersela con lo spirito assetato di sangue e vendetta di un reduce di guerra giapponese incatenato ad una parete di fango da una maledizione legata ad un monile prezioso. Per procurarsi cibo e sostentamento il vecchio vampiro barbuto, che ha ridotto in schiavitù cinque zombie bambini, ordina loro di far fuori gli intrusi per sfamarlo.
Vampire Kids sciupa subito un'idea curiosa - i piccoli vampiri saltellanti - e senza mai decidere davvero il proprio destino spreca anche una base interessante dove si intarsiano motivi familiari tanto cari alla tradizione (anche in un'improbabile variante soprannaturale) e nazionalismo generalizzato. Il demone è ovviamente un soldato giapponese, i piccoli cinesi, in abiti d'epoca, soccombono a lungo alle sue angherie prima di sollevarsi: la metafora storico-sociale è fin troppo facile.
La pellicola non è che un divertissment vampirico tanto vacuo quanto innocuo. Non a caso dopo un'efficace schermaglia iniziale, in cui lo humour grossolano colpisce nel segno - le battute ovviamente sul seno di Amy Yip e la corsa degli approfittatori per rianimarla con la respirazione bocca a bocca - prevale un ritmo blando, rallentato, vagamente melodrammatico, in cui tragicommedia e azione appena abbozzata si fondono, annoiati, in un contesto in cui non prevalgono mai né risate né tantomeno brividi.
Lee Pak Ling, artigiano incolore al primo e ultimo film, produce una pellicola chiaramente fuori tempo massimo e perdipiù non sfrutta a dovere il discreto materiale umano a disposizione (all'incirca gli stessi nomi con cui Jeff Lau o Wellson Chin, tanto per fare due esempi, hanno in precedenza fatto faville, sia nello stesso ambito di genere che altrove)
Regia arrancante, produzione inesistente, sceneggiatura - di un altro illustre improvvisato, almeno nel ruolo di scrittore, come Ko Chun-wai - abbozzata su un canovaccio minimo e tecnica di contorno non all'altezza delle ambizioni aggravano una situazione già precaria in partenza. Quasi a voler confermare che i fasti di un genere ancora giovane ma già sfruttato fino allo sfinimento siano ormai definitivamente un ricordo del passato.

Hong Kong, 1991
Regia: Lee Pak Ling
Soggetto / Sceneggiatura: Ko Chun-wai
Cast: Billy Lau, Sandra Ng, Amy Yip, Law Ching Ho, Ngai Suet

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