«I film [Cat. III] non hanno l'importanza sociale o politica dei pink o dei post-bomba filippini. I soft hongkonghesi sembrano inglobare nel genere il desiderio degli asiatici più affini all'occidente, di far ridere. I protagonisti si arrampicano, saltano, dondolano, mangiano, facendo sesso. Un'ironia che non ha frontiere, che si propone di far sorridere anche coloro ai quali (poveri loro) "queste cose" fanno schifo.»1

Il passaggio dagli anni '60 al decennio successivo porta grandi cambiamenti. Tra i tanti una maturazione eccessiva dei toni della commedia popolare, che a partire da The Lucky Seven inizia ad ammiccare al pubblico. Anche se non si può parlare di vera e propria ironia sexy fino agli exploit al box office di Li Han-hsiang. La vecchia volpe sfodera un mutato talento per il racconto breve e con il dittico The Legend of Mr. Wai-GoCheating / Cheating Panorama imbarbarisce i toni della narrazione per premiare il pubblico non più pago della semplicità del cinema cui era abituato. I toni si sporcano ulteriormente e compaiono i primi nudi insistiti: con That's Adultery! Li dipinge un ritratto grottesco dell'infedeltà coniugale; con Illicit Desire si sposta nel passato per rifare a modo suo le novelle della tradizione classica; con Legends of Lust prende di mira tre avvenenti prostitute e i loro clienti. Lui Kei prova a stargli dietro con il rocambolesco 36 Secrets of Courtship, satira erotica del gongfupian di formazione: il risultato è altrettanto divertente. Archiviati i primi spogliarelli delle varie Wu Gam, Tim Lei e Chan Ping, stuzzicanti oggetti del desiderio pubblico, la commedia cede il passo prima ai residui comici del kung fu, quindi all'intolleranza sovversiva delle due New Wave.
Prima di Sex & Zen - un uomo si fa trapiantare il gigantesco pene di un cavallo per improvvisarsi casanova di professione: le risate sono garantite da una conduzione all'altezza dello stravagante spunto di partenza -, alfiere del nuovo Cat. III, c'è poco da raccontare: subito dopo il boom del film di Michael Mak, al contrario, è una pioggia ininterrotta di docce, strip-tease, guardoni, stalloni insaziabili e pupe da conquistare. A differenza di quanto potrebbe sembrare il referente principale non è esterofilo, ma prettamente autoctono. La celebrata commedia scollacciata all'italiana viene citata solo di striscio, come eccezione - in particolar modo da Aman Chang in Tricky King e nel più licenzioso Mr. Wai-Go -, al pari degli epigoni americani, tipo Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni o La rivincita dei nerd, poco adatti ad un arrangiamento orientale per i precisi rimandi alla cultura occidentale. La commedia piccante hongkonghese cerca di rivitalizzare miti propri, come il testo tradizionale Jin Pin Mei, portato su schermo numerose volte (New Jin Pin Mei; Golden Lotus "Love and Desire"), ogni volta con grande infusione di spirito libertario e aspirazione a impressionare con pose erotiche fuori dall'ordinario.
In ambientazione moderna il discorso non cambia: la presa in giro prende di mira il cittadino medio, colto in fallo sia in casa che altrettanto spesso sul luogo di lavoro o nei night club, le sue passioni (l'andare a prostitute; il desiderio di adulterio; la libido mal repressa) e i suoi vizi (il gioco d'azzardo; la gola; l'attaccamento al denaro). Non sconcerta un'intera collezione di situazioni sui vitelloni in giro per conquiste a Hong Kong e nei dintorni (James Wong in Japan and Korea; Picking Up Girls; Rich Man), né il bordello come principale luogo di perdizione (Gigolo Club; Rebekah; lo spigliato Electrical Girl). Sia nel passato che nel presente le ragazze sono disinibite, in cerca di marito e di affetti particolari, come nei sogni proibiti dell'immaginario maschile (Girls Unbutton; Crazy Love; le studentesse di Screwball '94, versione osé di Happy Ghost). La misoginia è ovviamente di casa: le donne sono oggetto di turbamento senza voce in capitolo e con un'unica alternativa, cedere alle lusinghe maschili o respingere gli assalti dei playboy insaziabili.
Scopo unico dei cineasti è glorificare l'ego virile e concedergli come premio il nudo muliebre. Anche nei rari casi in cui sia una donna adGirls Unbutton avere le redini (The Mistress) o in cui l'argomento devii dal percorso principale (le relazioni lesbiche di My Wife's Lover e del secondo episodio di Lady in Heat) la situazione cambia poco. Piuttosto si sceglie la via più semplice, quella che assicura al tempo stesso risata facile e buone probabilità di poter offrire situazioni piccanti senza scadere in banalità o gratuità. La prima parte di Lady in Heat riscopre la pochade classica e gioca su equivoci e scambi di coppie; idem per The Fruit Is Ripe, tendente al dramma. Maggiormente originale il discorso tentato da Lee Siu-kei con il lolitesco The Fruit Is Swelling: una bambina diventa adulta e scopre le gioie del sesso. Il discorso della trasformazione, della reincarnazione o dello scambio di corpi non è isolato: ritornano sul tema sia Take Me di Cha Chuen Yee che False Lady, dove un uomo si ritrova in panni femminili e seduce l'amico di sempre. Segno che il Cat. III abbozza una satira primigenia e sgraziata sulla religione e i suoi fondamenti spirituali.
Ancor più sovente il cinema riflette su se stesso e parla in prima persona: Naked Party, Viva Erotica e il secondo Temptation Summary sintetizzano croce e delizia della Hollywood d'oriente, come, in maniera più blanda, facevano il già citato Mr. Wai-Go e Love and Sex in the Eastern Hollywood, tempio del gossip mondano. Ma d'altronde, chiudendo il cerchio, proprio Li Han-hsiang aveva proposto nel 1982 un ritratto feroce, satirico, dirompente, del mondo in cui ha vissuto per oltre trent'anni, nell'imprescinbile Passing Flickers, dove produttori maneggioni, registi arroganti, protagonisti boriosi e attricette facili - con il pelo posticcio attaccato ad hoc per ingannare la fantasia dell'audience - convivono in un universo allusivo e di perdizione assoluta.

Note:
Martina Palaskov Begov - Estremo oriente: poco estremo, molto soft (Fucine Mute Webmagazine)