Ashes Of Time

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Ashes Of TimeIn mezzo a un deserto si trova la dimora di Feng Ou-yang (Leslie Cheung), guerriero divenuto sicario a noleggio. Gli fanno visita diversi personaggi, ognuno con le sue storie e le sue bizzarrie: uno spadaccino che sta diventando cieco ed è pronto al suo destino (Tony Leung Chiu-wai), uno spadaccino esuberante in cerca di un'identità (Jackie Cheung), un fratello iperprotettivo e relativa sorella (Brigitte Lin), un fascinoso e solitario individuo venuto per dimenticare (Tony Leung Ka-fai).

Tutto inizia e finisce nel mare dell'oblio. Amore e memoria, amore e oblio. Amore che cresce con la lontananza dalla persona amata. Amore che muta, muore e rinasce come le stagioni che si susseguono, colorando di nuove sensazioni uomini capaci di imprese straordinarie ma minuscoli e indifesi di fronte al mistero del sentimento.

Tra le tante cose che include in Ashes of Time, summa assoluta del suo pensiero, Wong Kar-wai rende palese come mai prima uno dei topoi della sua poetica: il vero amore è l'amore letterario, quello idealizzato e introiettato del dolce stil novo, che solo raramente si sposa con la concretizzazione dello stesso, ma lo supera di gran lunga per intensità e purezza (“the untasted fruit is the sweetest”). L'amore si mescola con la solitudine e con il rimpianto, mentre i vortici della passione paiono stare altrove e svolgere una mera funzione di surrogato. E pare quasi aver scelto un'ambientazione wuxia solo per poter affermare con maggior forza il concetto, senza nemmeno dover ricorrere agli strumenti prediletti della sua narrazione, quali le luci al neon, gli orologi o il fumo di sigaretta.

La casa di Ou-yang Feng, crocevia degli archetipi più disparati, è un altro topos che accompagna la storia della letteratura da Chaucer giù giù fino al Potocki del Manoscritto trovato a Saragozza: un luogo ai confini del tempo e dello spazio, una City on the Edge of Forever, per dirla con uno degli episodi più memorabili di Star Trek, che è ovunque ma pure in nessun luogo, è lì solo per veicolare un concetto che possa coinvolgere l'umanità tutta. Un'umanità rappresentata da una successione eterogenea di perdenti, romantici ed eroici, ma decisamente perdenti, impegnati ad inseguire ognuno la propria ossessione, anelando sostanzialmente al vuoto, al nulla di un'esistenza sprecata.
Mai come qui Wong filosofeggia su questioni d'amore, astraendo e lavorando su una materia evidentemente distaccata dalla realtà, come Buñuel poteva fare sulla religione o Kubrick sulla gnoseologia.


E tutto funziona a meraviglia in quello che per molti rimane il capolavoro di WKW, quello in cui di maniera e compiacimento non vi sono ancora tracce, quello meno hongkonghese, per via della sua natura astratta ed archetipica, e insieme più hongkonghese, perché mette in fila tutte o quasi le star del firmamento pre-handover (e perché il pretesto wuxia lo tipizza fortemente come genere); o perché tocca temi tipici della cinematografia cinese, come quello dell'ambigua identità sessuale, commistione yin-yang di maschile e femminino, incarnata da una strepitosa Brigitte Lin, già icona transgender in pietre miliari come Peking Opera Blues di Tsui Hark e in Swordsman 2 di Ching Siu-tung. Ma la gara all'interpretazione più intensa è apertissima, se si pensa all'ineguagliabile piano sequenza di Maggie Cheung, che appare in pochi minuti del film ma lo segna in maniera indelebile (come avverrà per 2046 molto più in là). Tanto da apparire come The Woman nei credits, astrazione totale della Donna stilnovista.
Ashes Of Time 2Oltre la casa-locanda c'è solo un deserto buzzatiano, al di là del quale Ou-yang Feng non sa né vuole andare, convinto che non ci sia niente che valga la pena di essere visto, ma soprattutto che ci sia qualcosa che è meglio non (ri)vedere. L'orgoglio ancora una volta vince la sua battaglia contro l'amore, ma a perdere sono tutti i contendenti. “L'amore è come una sfida. Non so dire se lei sia la vincitrice, ma so per certo di essere  stato un perdente sin dall'inizio” dice Huang Yao-shi, ed è solo una delle frasi ambiziose e totalizzanti che Wong Kar-wai inanella con nonchalance, infischiandosene di ogni regola del linguaggio cinematografico. Ècome se qui Wong Kar-wai riscrivesse un linguaggio proprio, a base di voce narrante a tutto spiano, con una moltitudine di personaggi rigorosamente introdotti in medias res che accennano ad altri personaggi mai entrati in scena, a cui aggiungere uno stepframing che aggiunge confusione alle scene d'azione, ma abbacina visivamente (merito di un magistrale Sammo Hung come martial arts director, del solito Christopher Doyle e di un maestoso Patrick Tam che si presta all'umile - ma preziosissimo - ruolo di montatore).


Una scelta di grande coraggio e sperimentazione che al botteghino non pagò. Tanto costò e tanto ci volle per realizzarlo, che Ashes of Time finì per uscire dopo il cult Chungking Express (girato durante le pause di lavorazione di AoT), ma soprattutto dopo la parodia gemellare di The Eagle Shooting Heroes di Jeff Lau, tratto dallo stesso racconto e prodotto dalla Jet Tone di Wong Kar-wai con il medesimo cast. Quest'ultimo fu un incasso da capogiro, mentre l'ambizioso "originale" fu un crac memorabile. Ma non è solo il pubblico a conferire lo status di pietra miliare, a quello ci pensa la Storia che, almeno sin qui, con Ashes of Time si è dimostrata generosa, tanto da portare a una versione Redux a ben quattordici anni di distanza dall'uscita dell'originale. Redux a parte, le versioni che circolano del film sono due e differiscono lievemente tra loro. Quella europea ha qualche sequenza in meno, specie nel finale; la vicenda è così più ellittica ma più compiuta. Alla versione Redux il compito non di alterare l'intreccio, ma di restituire lo splendore della visione originaria e l'effetto della sabbia del deserto, che annebbia la vista, ottunde i sensi e copre, con il suo fragile manto, i dolori di un'umanità perennemente alla ricerca di una felicità e di una compiutezza inafferrabili.


Ashes Of Time 3

 

 

 

 

Hong Kong, 1994
Regia: Wong Kar-wai
Soggetto/Sceneggiatura: Wong Kar-wai (tratto dal romanzo The Eagle Shooting Heroes di Louis Cha).
Cast: Leslie Cheung (Feng Ou-yang), Tony Leung Ka-fai (Huang Yao-shi), Brigitte Lin (Murong Yin/Murong Yiang), Tony Leung Chiu-wai (Blind Swordsman), Maggie Cheung (The Woman).

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