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"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

CJ7

CJ7Il ritorno di Stephen Chiau a quattro anni da Kung Fu Hustle fa parlare di sé. Il regista/attore è sempre più autore a tutto tondo, qui anche co-sceneggiatore e produttore. Il coraggio non gli manca se decide di mettere da parte la sua figura di successo per concentrarsi sulla storia e sulla realizzazione di una pellicola solo apparentemente banale. CJ7 costituisce una svolta importante nella carriera di Chiau, che da qui in avanti dovrà cimentarsi con prove e aspettative di portata sempre maggiore.

La sceneggiatura, partorita dall'élite della Star Overseas, la compagnia capitanata dal comico, è un curioso mix di sensazioni: parte come dramma sociale (con un bambino povero vessato dalla vita), riflette nel nonsense infantile gli effetti speciali, come al solito spiegati in pompa magna (il bambino si affeziona a un alieno giocattoloso trovato nell'immondizia), quindi si piega in una preziosa curva autoriale che trova il proprio compimento, nuovamente, nel mélo carico di commozione (il difficile tragico rapporto tra padre e figlio, perennemente a confronto), come nel miglior cinema cantonese da Ng Wui in poi.
Tutt'altro che ingenuo, il film sa dosare le emozioni. La prima scelta difficile è quella del casting, con una netta presa di posizione: la rinuncia di Chiau al palcoscenico principale a favore di un ragazzino debuttante, della sua spalla digitale, e di tanti amici poco noti e mestieranti. La maturazione del cabarettista passa dalla consapevolezza di poter offrire un nuovo volto come spalla, come comprimario, come evidenziatore emotivo delle situazioni più coinvolgenti. Non mancano, per fortuna, sequenze più strampalate e divertenti, ivi compresa una deliziosa citazione da King of Comedy, parodia della parodia; eppure è tutto sotto stretto controllo, senza forzature. Come se Spielberg, prima di girare E.T. - L'extraterrestre, avesse preso lezioni da John Landis, scatologia - a base di scarafaggi e feci - compresa. Di pari passo la tenuta tecnica che palesa la comprovata esperienza della troupe nella messinscena, a modo loro sempre raffinate e competenti.
A Hong Kong e in Cina sono piovute critiche da ogni dove perché la forza comica delle gag è molto inferiore alle aspettative. CJ7, è bene dirlo, non è infatti il solito classico film farsesco di Chiau, così come non lo era il suo predecessore: è però la sua giusta prosecuzione, capace - ed è questo il grande pregio, che fa dimenticare i difetti e chiudere un occhio di fronte alle sbavature - di coniugare diverse platee e di puntare, con coerenza e intelligenza, al substrato familiare col fazzoletto in mano, senza per questo motivo svendersi o smettere di credere in se stesso. Non un capolavoro, ma un ottimo lavoro commerciale, ricco di spunti di riflessione e di momenti di cristallino talento.

Hong Kong, 2008
Regia: Stephen Chiau
Soggetto / Sceneggiatura: Stephen Chiau, Vincent Kok, Tsang Kan-cheung, Sandy Shaw, Fung Chi-keung 
Cast: Stephen Chiau, Xu Jiao, Lam Tze-chung, Kitty Zhang, Steven Fung

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