Chinese Erotic Ghost StoryCat. III e pornografia sono due definizioni estremamente differenti. Spesso vengono fatte coincidere, per comodità, in un parallelo forzato tra il famigerato bollino hongkonghese e l'idea occidentale di divieto ai minori. Per cui, traducendo un concetto in realtà molto distante, si arriva ad un'ipotetica corrispondenza tra hardcore, dove le scene di sesso sono effettive, e soft-core, dove la finzione prova ad eguagliare, attraverso la simulazione, la realtà1. E' un discorso che non vale solo per il cinema erotico ma, in misura minore, e generalizzando, anche nell'esplicitazione della violenza. Esula dall'argomento che qui ci interessa, per esempio, un filone evidentemente a parte come i fantomatici snuff movies2, proibiti tanto in oriente quanto in occidente. Per questo motivo il discorso rimarrà pressoché in pianta stabile incentrato su eros e carnalità, poco casualmente più universali quanto a pulsioni e strategie (cinematografiche e economiche).
Occorre però partire da una base incontestabile: il porno, così com'è inteso comunemente, a Hong Kong è illegale. Il che non esclude importazioni parallele, perlopiù di pellicole occidentali, e la produzione clandestina autoctona di video amatoriali o semi-professionali, girati in digitale e magari messi sul mercato, previo consenso delle triadi, in clandestinità tramite venditori ambulanti o accondiscendenti trattative sottobanco. L'alternativa lecita sono i video osé, ma è più il fumo dell'arrosto3, provenienti dai paesi limitrofi, dalla Sud Corea, dalla Thailandia e soprattutto dal Giappone. I filmini (spesso non si tratta di lungometraggi, ma di videoclip pensati per il piccolo schermo, inferiori all'ora, con la pin up di turno che si mette in mostra, da sola o in compagnia) di quest'ultimo paese offrono almeno la possibilità di uno spettacolo potenzialmente privo di inibizioni ma, tranne rari casi, con l'unico limite della digitalizzazione degli organi sessuali e, di conseguenza, con il relativo oscuramento della copula, dell'atto sessuale vero e proprio.
E' diversa anche la concezione che l'industria ha di questo genere: il mercato giapponese è fiorente, incassa tantissimo e ha un bacino di (aspiranti) dive ampio e variegato4. A Hong Kong accade il contrario: le attrici, già restìe al nudo integrale, non si prestano a scene non simulate, men che meno se queste prevedono preliminari o eiaculazione in bell'evidenza (un tabù, quest'ultimo, non solo hongkonghese, infranto di recente dalla ricca produzione straight to video che sta gradualmente accennando una netta inversione di tendenza nell'erosione dei limiti del mostrabile5). I produttori più scaltri sfruttano la sostanza dei Cat. III, dove la trama ha un valore specifico, e l'intraprendenza di comparse ingaggiate apposta per approntare, tramite inserti (solitamente ben palesi), versioni più spinte esclusivamente per il mercato internazionale. E' il caso dei due A Trilogy of Lust - non a caso il secondo è co-prodotto da un businessman europeo, Thomas Freitag -, usciti sul mercato video tedesco in forma decisamente più schietta. Paradossalmente anche nei film maggiormente coraggiosi la rappresentazione dell'amplesso è pudica e tradizionalmente limitata a quella dialettica campo (il mezzobusto maschile ripreso dal basso) e controcampo (il mezzobusto femminile ripreso disteso, dall'alto) indiscutibilmente comoda perché in molti frangenti non necessita nemmeno Trilogy of Lust 2della compresenza dei due partecipanti sullo stesso set nel medesimo momento.

Note:
1. Spesso una simile coincidenza è sfruttata con fantasia, anche attraverso la parodia e l'esasperazione ironica delle situazioni: in Chinese Erotic Ghost Story il povero Ronald Wong è costretto a travestirsi da pene e a sputare latte durante l'orgasmo; in Erotic Ghost Story III tocca a Shing Fui On, rimpicciolito per l'occasione, esplorare la vagina di una strega, antro maleodorante e misterioso. Tranne poche eccezioni calcolate (un autore come Stanley Kwan in Lan Yu e all'opposto un softcore cheap come Naked Party, che offre anche il nudo frontale di un travestito) il pene maschile rimane sempre coperto da indumenti e veli provvidenziali, mentre il pube femminile viene mostrato senza troppi indugi già nella seconda metà degli anni '70 in pellicole erotiche mainstream.
2. «[...] In Men Behind the Sun un classico montaggio proibito raccorda: il volto di un ragazzino (vivo), un'operazione a cuore aperto (vera) e un corpo (finto) pieno di viscere di maiale [...]». Alberto Pezzotta - Tutto il cinema di Hong Kong (Baldini & Castoldi, 1999 - pag. 184).
3. Compresi i finti documentari sulla vita notturna, sul turismo sessuale e le video-guide su luoghi di divertimento e prostituzione sulla falsariga di James Wong in Japan and Korea o Hong Kong Night Guide.
4. Tanto che a livello di speculazione genera un fenomeno di imitazione, con foto album anche piuttosto spinti: ne sono protagoniste attrici emergenti e affermate, star televisive e aspiranti modelle straniere, dalla taiwanese Shu Qi alla mainlander Yeung Ga Ling fino Feel... Christy Chung, ultimo exploit sexy della matura Christy Chung.
5. Con il nuovo millennio il Cat. III sposta i suoi confini e approda stabilmente sul mercato home video. Il fenomeno inizia in sordina e, grazie ai profitti immediati dovuti ai costi limitati (si gira in digitale, senza copione e con una troupe ridotta), attira anche starlette in qualche modo conosciute, perlopiù come comparse a giustificare il nome in cartellone: è il caso delle varie Pinky Cheung, Grace Lam, Sophie Ngan e Teresa Mak.