The Young Vagabond

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

The Young Vagabond

Su Chan e Su Jiabao hanno stesso padre, ma madre diversa. Su Chan è il più grande dei due, ma la madre di Jiabao lo detesta e spera che la redditizia attività paterna - produzione di vino - passi a suo figlio. Nonostante gli attriti familiari, i due sono inseparabili e non perdono occasione per menare allegramente le mani insieme, almeno finché non conoscono e si innamorano della stessa ragazza.

Paradox

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

Paradox In origine doveva essere un film autonomo, ma Paradox ha finito - nel titolo originale, ma non in quello internazionale - per rientrare nella saga a cui ha dato inizio SPL, serie di film uniti da un tema simile (il disegno del fato che unisce tre personaggi) e dalla presenza di scene di arti marziali estremamente violente.

SPL sta per Sha Po Lang, tre stelle che secondo la mitologia cinese possono rappresentare qualcosa di buono o malvagio, in base alla loro posizione nei cieli. Una serie di film senza una reale continuity - alla maniera di Overheard - accomunata da personaggi ambigui, da situazioni al limite dell'etica e della violenza concepibile, dalla malattia che corrode l'animo umano dentro e fuori.

29+1

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

29+1 Dai tempi de “Le vacanze di Chrissie Chau”, photobook in cui la modella honkonghese mostrava la sua beltà tra bikini e pose sexy, o da quelli in cui Anthony Wong accusava la Chau di non essere diventata attrice grazie al suo talento, sono trascorsi circa dieci anni. E la volontà dell’ex fidanzatina di Hong Kong di essere considerata per qualcosa che non sia solo il proprio aspetto sembra più che mai determinata. Lo dimostra il ruolo da protagonista in 29+1, adattamento per il grande schermo di Kearan Pang, tratto da un testo teatrale della stessa regista risalente al 2005. E il 2005 è l’anno in cui si svolge una vicenda che è prevalentemente un esame interiore, il viaggio introspettivo di una donna alla soglia dei trent’anni. 

No.1 Chung Ying Street

Scritto da Alvise Wollner. Postato in FILM

N.1 Chung Ying Street

A sette anni di distanza dal dramma storico 72 Martyrs, il regista Derek Chiu torna dietro la macchina da presa per dirigere uno dei progetti più ambiziosi della sua carriera. No.1 Chung Ying Street è il coraggioso ritratto di una Hong Kong che guarda al passato nella speranza di poter cambiare il proprio futuro.
Ambientato in due diverse epoche storiche e girato in un audace bianco e nero, il film racconta con grande incisività i disordini di impronta comunista che sconvolsero Hong Kong nel 1967, mettendoli in relazione a un'ondata di nuove proteste e manifestazioni nel corso del 2019.

Operation Red Sea

Scritto da Alvise Wollner. Postato in FILM

Operation Red Sea

Passano gli anni ma il cinema di Dante Lam non perde la voglia di stupire e travolgere lo spettatore con action movies sempre più spettacolari ed esplosivi. In un anno particolarmente complicato per l'industria cinematografica di Hong Kong, il cineasta classe 1965 torna dietro la macchina da presa con una coproduzione Cina-Hong Kong, per dirigere il più costoso blockbuster di tutta la sua filmografia. Operation Red Sea non è solo l'ideale sviluppo del precedente Operation Mekong ma è una pellicola che rifiuta fin da subito qualsiasi tipo di approfondimento narrativo o psicologico, in nome di una spettacolarità volutamente debordante ed eccessiva.

2017-2018: consapevolezza del presente e nuove speranze

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in APPROFONDIMENTI

Love off the Cuff“Ho pensato a lungo a cosa si possa fare per permettere ai film di Hong Kong di prosperare. Gli hongkonghesi devono essere più uniti… l’industria del cinema ha bisogno del vostro sostegno”. Frasi che hanno fatto discutere, rilasciate sul palco degli Hong Kong Film Awards 2018 da una delle star principali degli ultimi due decenni di cinema di Hong Kong, Louis Koo (premiato come miglior attore per Paradox, ultimo capitolo della pseudo-trilogia di Sha Po Lang).

Un grido di dolore e una riflessione sul futuro, che arrivano a distanza di due anni dall’allarme lanciato da Ten Years sull’avvenire fosco dell’ex colonia. Un’istanza politica proveniente dal cinema, che ha spinto gli Hong Kong Film Awards in primis – che assegnarono il premio come miglior film proprio a Ten Years – a sfidare il colosso cinese, rischiando in prima persona. Quest’anno alla kermesse ha prevalso un clima di relativa riconciliazione, con Ann Hui e il suo Our Time Will Come a fare incetta di premi, forte di uno spirito unitario capace di mettere d’accordo tanto la Cina che gli indipendentisti (benché tra le righe si possa scorgere lo spirito indipendente e mai domo della Hui). Ma in generale a serpeggiare a Hong Kong è ancora il pessimismo, specie per quanto riguarda il futuro del cinema autoctono.

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