Alan & Eric: Between Hello and Goodbye

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

AlanEric

Per il suo esordio alla regia dopo anni passati nel comparto produttivo e di pianificazione, Peter Chan sceglie un melodramma in piena regola, con ogni elemento di sceneggiatura pensato per far scaturire le lacrime nel gran finale. Il film appartiene all'era pre-United Filmmakers Organisation, fondata in seguito, ma riunisce già i principali animatori del progetto (Eric Tsang, Alan Tam, Peter Chan e Lee Chi-ngai): oltre che come opera a sé stante è dunque interessante anche come modello per i film futuri del gruppo di cineasti.

Se alcuni tratti sono ancora acerbi – i personaggi secondari lasciati sullo sfondo, poco tratteggiati – altri sono già pienamente riconoscibili, come l'attenzione primaria dedicata alla caratterizzazione dei protagonisti, preponderante rispetto all'intreccio.

Three

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

Three

Nel reparto rianimazione del Victoria Hospital vengono ricoverati un poliziotto e un criminale, entrambi con un proiettile in testa. L'ispettore Chen vigila sul criminale perché teme possa organizzare un'evasione grazie a dei soci infiltrati nell'ospedale. Chen si crede al di sopra della legge, il killer antepone i propri malvagi schemi alla sua stessa vita, la dottoressa che lo cura cerca un disperato riscatto dopo diversi interventi falliti. Tutti decidono della vita o della morte altrui, tutti inseguono schemi egoisti e incomprensibili ai più.

Sempre più ardito sperimentatore, sempre meno narratore epico. Il Johnnie To degli anni Dieci, a parte la predilezione per piombo, pistole e antieroi, è sempre più difficile da accostare al cantore degli eroi che non muoiono mai, quando scriveva l'ultimo atto di un cinema glorioso e destinato a scomparire. Dopo l’Ufficio di Office con le sue meccaniche macchiniche, astrazione su un neo-capitalismo al collasso dove l’essere umano è la prima vittima, oggetto di studio di Three è l’Ospedale, il luogo in cui Bene e Male possono placare la loro lotta e svestire, sotto la giurisdizione di Ippocrate, la propria maschera.

Box Office 2016: ancora Marvel in testa, poco prodotto locale

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in IL VISIONARIO

From Vegas to Macau 3I tempi del dominio local di Hong Kong son lontani, si sa. Ma sembrano assai remoti pure quelli degli incassi di Sex and Zen 3D o degli Unbeatable. Benché Cold War 2 conquisti un insperato terzo posto nel box office 2016 (66,2 milioni di HK$) e The Mermaid un lusinghiero settimo posto (55,2 milioni di HK$), si parla chiaramente di co-produzioni e, specie nel caso di Stephen Chow, di un film che di hongkonghese ha solo il certificato di nascita del regista.

Per arrivare al vero e proprio prodotto locale occorre infatti scendere fino ai 24,6 milioni di HK$ di From Vegas to Macau III, ultimo capitolo della instant saga messa insieme da Wong Jing. Cast all-star e nostalgia da God of Gamblers a parte, uno tra i peggiori titoli dell'anno qualitativamente, scarso persino per gli standard del famigerato mogul privo di scrupoli. Il primo HK 100% di qualità e rivolto a un target hongkonghese e non mainlander è l'ottimo Trivisa, con 9,2 milioni di HK$ di incasso.

Running Out Of Time

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

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La svolta commerciale della Milkyway Image, il film di transizione dal nero dell’hard boiled alla commedia che cambierà il volto della casa di produzione negli anni a venire, si traduce in un action che riassume le esperienze precedenti – buddy movie, coreografie sorprendenti, caratterizzazioni pregevoli – disperdendone lo spirito.

To predilige i primi piani e uno stile più classico rispetto al recente passato, introducendo a una nuova fase del suo irregolare e complesso percorso di autore. Sulla base di una sceneggiatura arzigogolata, scritta dai francesi Laurent Courtiaud e Julien Carbon, ma poi in buona parte riscritta dal fido Yau Nai-hoi, Johnnie To firma uno dei suoi action più convenzionali, un divertissement di lusso guidato dai colpi di scena più che dalle soluzioni di regia (che si limitano ad accelerazioni e ralenti ai limiti del kitsch - manca d'altronde un action director ad hoc).

The Bodyguard

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

The Bodyguard

Ex guardia del corpo d'élite, appartenente al CSB (Central Security Bureau), Ding è oggi un corpulento pensionato affetto da Alzheimer, ritiratosi nella tranquillità di Suizhen, una cittadina cinese vicina al confine con la Russia. Tutto ciò che Ding ricorda è di aver smarrito la propria nipote e, per questo, di non essere mai stato perdonato dalla figlia. A lui si sono affezionate la signora Park e la piccola Cherry, figlia di Li, un giocatore d'azzardo perennemente indebitato. Quando questi si caccia in un grosso guaio con la mafia russa, Ding dovrà fare nuovamente ricorso alla sua micidiale tecnica di autodifesa.

A dispetto delle elevate aspettative, alimentate da un marketing ingannevole, il ritorno di Sammo Hung dietro la macchina da presa a vent'anni di distanza dalla co-regia di Once upon a Time in China and America è un mesto disastro produttivo. Lo sguardo fisso con gli occhi sbarrati, che Hung mantiene per tutto il film, vorrebbe trasmettere lo smarrimento di una persona privata dei propri ricordi, ma sembra più testimoniare l'incredulità di un antico maestro di fronte al nadir della propria carriera.

All About Ah-long

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

All About Ah-long

Operaio e motociclista, refrattario a ogni ambizione, Ah Long cresce da solo il piccolo Porky, dopo che la storia con la madre, Sylvia, si è irrimediabilmente conclusa e che quest'ultima, ignara di essere madre, si è trasferita negli Stati Uniti. Tornata a Hong Kong, forte di una carriera da regista cinematografica in ascesa, Sylvia scopre che Porky è ancora vivo e vuole portarlo via con sé, per garantirgli un futuro migliore. Ah Long invece prova, in tutti i modi, a ricostituire l'improbabile nucleo familiare e a rimediare a una vita costellata di insuccessi.

Appena uscito dal successo di The Eighth Happiness, Johnnie To ne infila un altro, cimentandosi con tutt'altro genere cinematografico. Dalla commedia To passa al mélo più estremo, affidandosi nuovamente alla superstar Chow Yun Fat, all'apice della fama dopo i successi di A Better Tomorrow e City on Fire. Lontano dai suoi ruoli abituali di spaccone o sciupafemmine, Chow si prodiga qui in una delle sue migliori interpretazioni, caricando molto ma donando i giusti tratti di drammaticità al personaggio di Ah Long.

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