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Lover's Discourse Stampa E-mail
RECENSIONI - FILM
Scritto da Paolo Villa   
Lunedì 12 Gennaio 2015 00:00

Lover's Discourse

Guidato più nello spirito che nella sostanza dai Frammenti di un Discorso Amoroso di Roland Barthes, Lover’s Discourse racconta le relazioni amorose nel contemporaneo urbanizzato, tra il frenetico e lo schizofrenico, articolandolo in quattro episodi di coppie male assortite o addirittura mancate, che ereditano lo stile pop del Wong Kar-wai di Chungking Express e lo coniugano con la leggerezza beffarda del Pang Ho-cheung di Beyond Our Ken (qui anche produttore). Quattro episodi che pian piano si intrecciano in un solo quartiere, in un'unica storia di asimmetrie amorose.

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Li Han-hsiang Stampa E-mail
ARTICOLI - PROFILI
Scritto da Paolo Villa   
Venerdì 02 Gennaio 2015 00:00

Li Han-hsiang

Benché non abbia mai raggiunto vette di popolarità pari a quelle di colleghi come Chang Cheh e King Hu, cresciuti come lui negli studi della Shaw Brothers, la figura di Li Han-hsiang riveste un ruolo di primo piano all’interno della storia del cinema di Hong Kong. Li divenne popolare con il suo raffinato intreccio di melò e musica, costumi e coreografie, uno stile che ha segnato per sempre un genere cinematografico tanto amato dal pubblico quanto poco percorso da altri registi: lo huangmei diao, basato sulle storie di amori difficili che hanno abitato e tuttora abitano i libretti dell’opera cinese. Noto in patria e all’estero, premiato più volte in festival pan-asiatici, Li è stato un maestro di semplicità e di quell’eleganza basate sulla cura maniacale del dettaglio, naturali e non affettate, che non traspaiono se non a uno sguardo approfondito ed attento; come spesso accade nei casi in cui si incontra un regista che attribuisce un peso fondamentale dell’opera al dettaglio della messa in scena, Li eccelleva nella direzione degli attori, e sotto la sua ala sono cresciute stelle di primissimo piano come Linda Lin Dai, Ivy Ling Po, Hu Chin, Brigitte Lin Ching-hsia e Tony Leung Ka-fai.

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Il nuovo cinema di Hong Kong Stampa E-mail
RECENSIONI - LIBRI
Scritto da Giampiero Raganelli   
Giovedì 01 Gennaio 2015 00:00

Il nuovo cinema di Hong Kong

Un po’ di anni fa era facile che, al Far East a Udine, qualcuno, appena conosciuto, ti chiedesse: «ma tu sei per il Nazzaro/Tagliacozzo o per il Pezzotta?». Sembrava insomma che bisognasse schierarsi in questa dicotomia tra i primi due saggi italiani importanti sul cinema di Hong Kong, esprimere un senso di appartenenza, un po’ come quando alle feste dell’Unità dei primi anni Novanta ti chiedevano se eri del PDS o di Rifondazione. L’importanza e la complessità di una cinematografia, come quella di Hong Kong, d'altronde, si misura anche dalla saggistica che su di essa è stata prodotta, dagli studi pionieristici alle diverse interpretazioni e impostazioni.

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Incontro con Peter Chan e il cast di Dearest a Venezia 71 Stampa E-mail
ARTICOLI - INTERVISTE
Scritto da Giampiero Raganelli   
Martedì 11 Novembre 2014 00:00

Peter Chan

INTERVISTA A PETER CHAN

A distanza di nove anni da Perhaps Love, che chiuse l’edizione della Mostra del Cinema nel 2005, Peter Ho-sun Chan torna a Venezia con Dearest, presentato fuori concorso. Opera toccante sulla scomparsa e il ritrovamento di un bambino, il film è ispirato a una storia vera della Cina contemporanea. Ne abbiamo parlato con il regista, presente al Lido insieme alle attrici protagoniste della pellicola, Zhao Wei e Hao Lei, che hanno interpretato rispettivamente la madre adottiva del bambino e quella biologica.

Il tema della ricerca di un figlio scomparso era trattato anche nel segmento che avevi realizzato per il film collettivo Going Home, intitolato Three. Per quale motivo ti interessa questo argomento?

Sono tornato su questo tema solo per via della storia di cui sono venuto a conoscenza e che ho voluto raccontare, dunque non c’è nessuna relazione diretta con Going Home. Quando ho girato quel film non ero ancora un genitore, e non credo che Going Home abbia qualcosa a che vedere con il mio essere padre. Ora sono un papà molto premuroso, ma credo che la vicenda che ho raccontato in Dearest mi avrebbe colpito anche se non fossi stato genitore.

Puoi raccontarci qualcosa degli eventi di cronaca che sono al centro del film? È stato forse un documentario a ispirarti?

Sono venuto a conoscenza della vicenda circa un anno fa, e ho avuto subito l’idea di farne un film: si è trattato di un processo molto semplice, di certo più veloce della maggior parte delle normali produzioni. Non era esattamente un documentario quello a cui mi sono ispirato, bensì un programma di news di circa mezz’ora, andato in onda sulla CCTV (China Central Television). Era uscito probabilmente sei mesi prima che lo vedessi su un dvd che mi avevano dato. È stata la prima volta in cui sono riuscito a vedere in un reportage qualcosa che mi ispirasse a fare un film.

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Drunken Master II Stampa E-mail
RECENSIONI - FILM
Scritto da Sergio Di Lino   
Venerdì 02 Gennaio 2015 00:00

Drunken Master II

Alla vigilia del suo secondo sbarco nel cinema mainstream statunitense - dopo quello sostanzialmente fallito degli anni Ottanta - e alla soglia del compimento del quarantesimo anno di età, Jackie Chan si cimenta nuovamente con il personaggio di Wong Fei-hung, tramite il quale colse uno dei primi consensi plebiscitari della sua carriera cinematografica.

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