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Il Visionario: Hkx a... Hong Kong!

Hong Kong, agosto 2010. Se ne parla sempre di Hong Kong sulle pagine di HKX, ma era ora di portare laggiù i nostri potenti mezzi. Respirando la vita di Causeway Bay o Mongkok si capiscono più cose che con mile parole o con un chilometro di pellicola. Banale, ai limiti del luogo comune, ma così è. Quindi abbiamo voluto regalarci e regalarvi un piccolo video in cui sintetizziamo il nostro punto di vista
sulla situazione del cinema e dei cinema in quel di Hong Kong.

Live from the Hong Kong Park, here it is:

 

Si ringrazia Riccardo Galboni per le riprese.

 
FILM Ip Man 2

Ip Man 2Dopo aver rilanciato in pompa magna il gonfupian con il precedente Ip Man (già omaggiato/sbeffeggiato/imitato in un buon numero di film in lingua cantonese usciti nell’ultimo biennio), il trio Wilson Yip - Donnie Yen - Sammo Hung continua con questo Ip Man 2 a narrare la vita (molto) romanzata del più celebre maestro di wing chun.
Stavolta le vicende raccontate partono qualche tempo dopo l’arrivo di Ip Man a Hong Kong: siamo appena dopo il 1949 e il sifu di Foshan, che rimane nello status di nobile decaduto anche dopo la fine della guerra civile, deve sempre barcamenarsi tra numerose difficoltà economiche (la famiglia vive in un minuscolo appartamento, la moglie aspetta il secondo figlio); così, Ip decide di aprire una scuola di arti marziali. Al principio, il problema è solo quello di trovare allievi disposti a pagare la retta; quando poi gli allievi cominciano ad arrivare – grazie anche al carisma del primo discepolo di Ip Man, un giovane scavezzacollo di nome Wong Leung (Huang Xiaoming) – sono gli altri sifu di Hong Kong a cercare di mettere i bastoni tra le ruote al placido Ip: in particolare, il maestro di hung gar Hung Chun-Nam (interpretato da Sammo Hung), che sfida Ip Man per testarne il valore e gli chiede il pagamento di una quota mensile per permettere al nostro protagonista di insegnare le arti marziali (chiamatela estorsione, cambia poco).

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FILM Crossing Hennessy

Crossing HennessyIvy Ho non è più un segreto per nessuno, meno che mai sulle pagine di HKX. Ciò nonostante, è fatale stupirsi ogni volta di fronte alla profondità della sua capacità di analisi delle relazioni sentimentali.

Passata ormai stabilmente dalla sceneggiatura - classici come Comrades, Almost a Love Story o Goddess of Mercy - alla regia, Ivy resta un'instancabile osservatrice delle dinamiche d'amore, di come il feeling vada a morire nell'inconsapevolezza delle parti in causa o di come questo sorga spontaneo dove è meno lecito aspettarselo. Se in Claustrophobia l'intento era di sperimentare sulla narrazione servendosi dei tormenti amorosi, in Crossing Hennessy l'intreccio pare procedere in maniera più convenzionale.
Dove il “pare” merita almeno un paio di sottolineature.

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Venezia 67: Hong Kong al Lido

HK al LidoAnche quest'anno Venezia promette bene. Hong Kong chiama e San Marco Müller risponde. Se l'anno scorso ha visto lo straordinario Accident di Soi Cheang in Concorso, quest'anno la pattuglia di Hong Kong non solo è nutrita, ma può vantare alcuni dei maggiori nomi della cinematografia dell'ex-colonia.

E nell' anno di John Woo, premiato con il Leone alla carriera, non poteva essere altrimenti. Proprio John Woo presenta il suo nuovo film, un wuxia - come per Red Cliff - che si spera sia altrettanto convincente. Codiretto con il taiwanese Su Chao-pin (autore del geniale Better Than Sex), il film si intitola Jianyu (Reign of Assassins) e il cast prevede star come Michelle Yeoh, Kelly Lin e l'emergente Barbie Hsu (Hot Summer Days).
L'onore del Concorso va invece a un altro grande maestro come Tsui Hark, che ritorna al Lido - dopo l'apertura con Seven Swords nel 2007 - con Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame: soldi della Cina continentale e cast all-star (Andy Lau, Carina Lau, Li Bingbing, Tony Leung Ka-fai).


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FILM Echoes of the Rainbow

Echoes of the RainbowQuando si vogliono toccare certe corde del cuore dello spettatore, anche in un cinema spesso (una volta, oggi un po' meno) abitato dagli estremi più scabrosi come quello di Hong Kong, la nostalgia funziona sempre.

Mabel Cheung è una che queste cose le sa, le sa come sa dove andare a farsi riparare il tacco rotto di una scarpa, senza dover aspettare troppo o temere un servizio scadente. La formula vincente di Echoes of the Rainbow - e vincente in più di un senso, visti i premi ricevuti sia a Berlino che agli Hong Kong Film Awards del 2010 - è allora semplicemente modellata sulla parola d'ordine della nostalgia: una storia famigliare, quella dei Law, una viuzza sovraffollata e popolare nella Sheung Wan degli anni '60, due genitori che si barcamenano tra le difficoltà economiche e la speranza di un futuro migliore per i loro figli, due fratelli con tanta voglia di crescere, le musiche dei Monkees, la fotografia dai colori retro un po' pastellosi... è tutto quel che serve a scoprire le emozioni e non risparmiare qualche momento di commozione anche al più duro cinefilo.

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FILM Tracing Shadow

Tracing ShadowLa storia incomincia quando Chang (Francis Ng), spadaccino di origini mongole ritiratosi dal mondo del jiang hu, incontra Xin (Pace Wu), misteriosa quasi-ninja arrivata nella Cina dei Ming, alla ricerca di una mappa del tesoro custodita nel palazzo imperiale.


A lui basta uno sguardo per innamorarsi della donna, mentre lei sembra più tiepida, ma non disdegna di coinvolgere Chang, volente o meno, nelle sue mire sul tesoro imperiale. Così, anche grazie al suo aiuto, Xie riesce a sfuggire a tre agguerriti rivali, anch’essi interessati alla mappa, ma nello scontro questa va perduta. Il racconto riprende a muoversi 5 anni dopo quando Chang e Xie ormai vivono insieme, hanno una figlia adottiva, Xiaowei (Xie Na), e gestiscono una taverna in una cittadina nel nord della Cina, vicino a dove la mappa è andata perduta. Gli anni trascorsi non hanno fatto scordare a Xie la sua missione originaria e Chang si vedrà costretto ancora una volta ad aiutarla, continuando a chiedersi se Xie sia rimasta in Cina per lui o per il tesoro…

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Il beniamino del Far East: Pang Ho-cheung

Pang Ho-cheungPang Ho-cheung è, con tutta probabilità, l’autore hongkonghese più amato e celebrato dal Far East Film Festival di Udine. Per farci capire: un paio d’anni fa la manifestazione friulana ha persino proiettato i primissimi cortometraggi amatoriali che il regista girò nella sua infanzia assieme ai fratelli più grandi; un trattamento, questo, che il FEFF non aveva mai riservato a nessuno. E come dargli torto: Pang Ho-cheung è definitivamente uno dei migliori talenti che possa offrirci oggi l’ex colonia britannica, un autore che ha sfornato un cult dietro l’altro fin dall’esordio You shoot, I shoot.
Oggi, 24 aprile 2010, è presente a Udine per la quinta volta per presentare la sua ultima fatica, Dream Home, probabilmente uno dei film più violenti e sadici mai usciti da Hong Kong.

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FILM Seven 2 One

Seven 2 OneUna goffa rapina in un mini-market sfocia in un omicidio, ma forse la verità non è così semplice, anche perché i presenti alla rapina sembrano tutti avere una strana relazione reciproca...

Da sempre il fratello "meno" furbo di Oxide, Danny Pang - specie in versione solo - non è uno di quei nomi per cui le antenne siano solite drizzarsi in ascolto. Quantomeno non più. Per Seven 2 One la ribalta è arrivata per le ragioni più inaspettate: poco prima del film di Pang, infatti, nelle sale è uscito Split Second Murders di Herman Yau, in realtà girato appena dopo, con sei membri del cast in comune e un finale piuttosto simile. Apriti cielo e strascichi polemici a non finire tra Pang e Yau, con la Universe su tutte le furie.

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