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FILM Tracing Shadow

Tracing ShadowLa storia incomincia quando Chang (Francis Ng), spadaccino di origini mongole ritiratosi dal mondo del jiang hu, incontra Xin (Pace Wu), misteriosa quasi-ninja arrivata nella Cina dei Ming, alla ricerca di una mappa del tesoro custodita nel palazzo imperiale. A lui basta uno sguardo per innamorarsi della donna, mentre lei sembra più tiepida, ma non disdegna di coinvolgere Chang, volente o meno, nelle sue mire sul tesoro imperiale. Così, anche grazie al suo aiuto, Xie riesce a sfuggire a tre agguerriti rivali, anch’essi interessati alla mappa, ma nello scontro questa va perduta. Il racconto riprende a muoversi 5 anni dopo quando Chang e Xie ormai vivono insieme, hanno una figlia adottiva, Xiaowei (Xie Na), e gestiscono una taverna in una cittadina nel nord della Cina, vicino a dove la mappa è andata perduta. Gli anni trascorsi non hanno fatto scordare a Xie la sua missione originaria e Chang si vedrà costretto ancora una volta ad aiutarla, continuando a chiedersi se Xie sia rimasta in Cina per lui o per il tesoro…

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FILM My Mother Is A Belly Dancer

My Mother Is A Belly DancerTra gli aspetti che non sono mai stati sviscerati in profondità del cinema di Hong Kong, in particolare quello susseguente alla âge d’or degli anni Ottanta e Novanta, è l’ampia udienza accordata a personaggi appartenenti a fasce di età generalmente considerate poco “cinematografiche”.

Se in occidente una pellicola incentrata su personaggi di mezza età che ottiene un relativo successo al botteghino è considerata qualcosa di molto simile a un miracolo, a Hong Kong la rappresentazione quella zona grigia incastonata fra i quaranta e i sessant’anni è divenuta con gli anni il grimaldello per forzare le resistenze di un’ampia fascia di potenziali spettatori di età analoga, spesso adusi a tenersi lontani dagli schermi cinematografici autoctoni in quanto scarsamente attratti da lavori pensati per un pubblico più giovane, incapaci di rappresentarli anche solo per stereotipi.

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FILM Echoes of the Rainbow

Echoes of the RainbowQuando si vogliono toccare certe corde del cuore dello spettatore, anche in un cinema spesso (una volta, oggi un po' meno) abitato dagli estremi più scabrosi come quello di Hong Kong, la nostalgia funziona sempre.

Mabel Cheung è una che queste cose le sa, le sa come sa dove andare a farsi riparare il tacco rotto di una scarpa, senza dover aspettare troppo o temere un servizio scadente. La formula vincente di Echoes of the Rainbow - e vincente in più di un senso, visti i premi ricevuti sia a Berlino che agli Hong Kong Film Awards del 2010 - è allora semplicemente modellata sulla parola d'ordine della nostalgia: una storia famigliare, quella dei Law, una viuzza sovraffollata e popolare nella Sheung Wan degli anni '60, due genitori che si barcamenano tra le difficoltà economiche e la speranza di un futuro migliore per i loro figli, due fratelli con tanta voglia di crescere, le musiche dei Monkees, la fotografia dai colori retro un po' pastellosi... è tutto quel che serve a scoprire le emozioni e non risparmiare qualche momento di commozione anche al più duro cinefilo.

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Il beniamino del Far East: Pang Ho-cheung

Pang Ho-cheungPang Ho-cheung è, con tutta probabilità, l’autore hongkonghese più amato e celebrato dal Far East Film Festival di Udine. Per farci capire: un paio d’anni fa la manifestazione friulana ha persino proiettato i primissimi cortometraggi amatoriali che il regista girò nella sua infanzia assieme ai fratelli più grandi; un trattamento, questo, che il FEFF non aveva mai riservato a nessuno. E come dargli torto: Pang Ho-cheung è definitivamente uno dei migliori talenti che possa offrirci oggi l’ex colonia britannica, un autore che ha sfornato un cult dietro l’altro fin dall’esordio You shoot, I shoot.
Oggi, 24 aprile 2010, è presente a Udine per la quinta volta per presentare la sua ultima fatica, Dream Home, probabilmente uno dei film più violenti e sadici mai usciti da Hong Kong.

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FILM Seven 2 One

Seven 2 OneUna goffa rapina in un mini-market sfocia in un omicidio, ma forse la verità non è così semplice, anche perché i presenti alla rapina sembrano tutti avere una strana relazione reciproca...

Da sempre il fratello "meno" furbo di Oxide, Danny Pang - specie in versione solo - non è uno di quei nomi per cui le antenne siano solite drizzarsi in ascolto. Quantomeno non più. Per Seven 2 One la ribalta è arrivata per le ragioni più inaspettate: poco prima del film di Pang, infatti, nelle sale è uscito Split Second Murders di Herman Yau, in realtà girato appena dopo, con sei membri del cast in comune e un finale piuttosto simile. Apriti cielo e strascichi polemici a non finire tra Pang e Yau, con la Universe su tutte le furie.

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FILM Fire Of Conscience

Fire Of Conscience

Si torna alla tradizione dei cops & robbers sporchi e alla deriva di matrice cantonese, in cui poliziotti e criminali sono metafora dell'uomo comune medio alle prese con le complicate e non manichee scelte della vita. La formula è rinvigorita da una sceneggiatura che affastella intrecci e depistaggi, infilando una sequenza di personaggi borderline e una raffica di misteri che affluiscono nel finale.

Niente spazio per il superomismo squadrista dispiegato nel precedente The Sniper (2009), che si inscriveva nel filone dei gruppi speciali di polizia tanto caro a Dante Lam, fin dall'esordio con Option Zero (1997) e filo rosso con il mentore Gordon Chan di The Final Option (1994). Quel film, pur tormentato da problemi produttivi di ogni sorta, aveva parecchio da farsi perdonare, nella sua roboante inutilità, tanto da far pensare a una repentina, drastica involuzione dopo il furente, per quanto furbo, Beast Stalker (2008). Per fortuna Fire of Conscience parte dai personaggi e dalle loro relazioni, costruendo fin dal ricercato incipit un precario equilibrio tra estro visivo e sfrontatezza della messa in scena.

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FILM La Comédie Humaine

La Comédie Humaine

Un incipit con due killer, che fa subito pensare a un thriller mozzafiato, contiene un primo momento di regia estremamente raffinata, con il montaggio sincronizzato ai battiti cardiaci in una scena di tensione. Ma poi tutto svapora, uno dei due sicari è un impiastro, e il film vira in farsa, nella parodia della figura del killer - peraltro già sfruttata al cinema, basti pensare ad Angeli perduti.

Capita che uno dei killer sia un cinefilo e che la sua vita si incroci con quella di uno sceneggiatore, Soya, dallo studio traboccante di dvd e tappezzato di poster come la locandina di Jules et Jim e un grande ritratto di Audrey Hepburn. Entrambi i protagonisti modellano la propria vita su citazioni cinematografiche. Il criminale si inventa una biografia costruita su titoli di film, di Hong Kong e non solo.

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FILM Hot Summer Days

Hot Summer Days

Nel delicato equilibrio tra la patina commerciale garantita da 20th Century Fox, sezione cinese, e la ricercata produzione di Fruit Chan sta il segreto di una commedia romantica corale pensata per crogiolarsi nella nostalgia del grande amore.

Diverse storie si intrecciano e rincorrono tra Hong Kong, Shenzhen, Beijing, a creare una composizione rassicurante di quei piccoli gesti sfuggenti che precorrono l'innamoramento. Un fotografo, insieme al suo assistente, insegue una modella che sospetta avergli lanciato una maledizione per renderlo cieco. Una giornalista culinaria torna in città per convincere uno chef a stare insieme. Per dimostrare il suo amore, un ragazzo di campagna accetta di passare cento giorni sotto al sole fuori dalla fabbrica tessile dove lavora la ragazza dei suoi sogni. Un autista in crisi economica scambia messaggi sms con una sconosciuta che dice di essere una pianista. Un riparatore di condizionatori d'aria insegue sulla sua Vespa una misteriosa e sfuggente ragazza di poche parole.

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