"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

A Chinese Ghost Story: The Tsui Hark Animation

A Chinese Ghost Story: The Tsui Hark AnimationDopo che Ching Siu-tung aveva concluso il suo trittico sulla storia di fantasmi cinesi, Tsui torna sul luogo del misfatto per organizzare una ben strana rimpatriata. Quattro anni di intenso lavoro valgono un lungometraggio animato che rivisita le atmosfere della trilogia, allontanandosi dalla trama di allora ma mantenendo ben salda ambientazione e gusto per la commistione. Ci troviamo ancora in un mondo di soglia, in cui umano e sovrannaturale possono incontrarsi, e protagonista è sempre un giovane esattore di debiti, Ning, questa volta accompagnato da un fedele cagnolino, Solid Gold, a fare da spalla comica. Lungo il suo cammino Ning si imbatterà in continue stranezze, non ultima un'autentica città fantasma abitata da spettri di ogni genere; proprio qui conoscerà Shine, leggiadro spirito al servizio di Madame Trunk, che la costringe a rapire mortali, ammaliandoli con la sua bellezza, per farli da lei inglobare. Ning, com'è naturale fatalmente attratto dalla lucente dipartita, la salva da uno spietato cacciatore di fantasmi e l'aiuta a sfuggire alla sua padrona. Potranno così mettersi sulle tracce del leggendario treno della reincarnazione, preso il quale Shine potrà nascere a nuova vita per coronare il loro sogno d'unione. Nel mezzo c'è spazio per una sarabanda di avvenimenti tragicomici, tra monaci dai tremendi poteri, ingombranti macchinari d'inizio secolo, paesaggi fatati e persino il gigantesco Mountain Evil, che irrompe nella città fantasma per una sguaiata canzone al suono della quale tutti gli spiriti femminili cadono ai suoi piedi adoranti; fondamentale diventa in questo caso l'interpretazione roca di Jordan Chan, che presta la sua voce al gigante. A doppiare sono infatti stati chiamati volti noti del cinema cantonese: Ning / Jan Lamb, Shine / Anita Yuen, Madame Trunk / Kelly Chen, White Cloud (uno dei cacciatori di spettri) / Raymond Wong, per finire con il divertissment di Solid Gold impersonato da Tsui Hark stesso.
L'animazione, pur mostrando ingenuità probabilmente dovute a limiti di budget o tempo, rimane fluida, sopperendo con un'inventiva dai tratti positivamente naif ogni mancanza. In questo modo l'ora e venti abbondante di spettacolo scorre frenetica senza spazi morti o arresti improvvisi dovuti a scene di raccordo pensate apposta per risparmiare sulle tavole. Un pizzico di computer grafica aiuta nei fondali, nella planimetria della città fantasma e soprattutto nella costruzione dei macchinari, integrandosi tutto sommato discretamente col tratto manuale. L'umorismo che fa da sfondo a ogni situazione - in particolare grazie al cane di Ning - stempera i toni eccessivamente drammatici, ma non banalizza o peggio misconosce il messaggio di fondo della trilogia live-action. A Chinese Ghost Story: The Tsui Hark Animation rimane infatti una struggente e impossibile storia d'amore, che metaforicamente trascende ogni barriera, in cui i due amanti sono costretti a lottare con l'ineluttabilità del fato e l'inconciliabilità dei due mondi ai quali appartengono.
Pur diretto da Andrew Chen (esperto d'animazione, ha collaborato in giappone alla realizzazione di Slam Dunk), rimangono evidentissimi i tratti e le ossessioni di Tsui: un susseguirsi inarrestabile di situazioni al limite del verosimile, con umorismo ed epicità a fare da collante. Col senno di poi avrebbe giovato probabilmente un maggiore equilibrio, e anche l'animazione in alcuni punti potrebbe far storcere il naso a spettatori abituati alla magnificenza di quella giapponese, ma in definitiva ci si trova di fronte a un prodotto intrigante e insolito, da provare a gustare tra una sparatoria e l'altra.

Hong Kong, 1997
Regia: Andrew Chen
Soggetto / Sceneggiatura: Tsui Hark

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