"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

A Gambler's Story

A Gambler's StoryMarco Mak, un tempo il più quotato e importante montatore di Hong Kong (attivo comunque a tutt'oggi in tale veste), si è dimostrato perfettamente all'altezza del difficile passaggio dietro la macchina da presa. A parte un inizio stentato con Love Correction, gli altri suoi film si sono rivelati interessanti e permeati da una piacevole unitarietà che, anche se non (ancora?) in grado di donargli un aura autoriale, sono pur tuttavia sufficienti a farlo prendere in considerazione quale pregevole artigiano. Ancora più aspettative suscita allora questa sua incursione in un territorio lontano dal poliziesco d'azione che lo ha sempre visto protagonista, per un tentativo di commedia intimista che ha come sfondo il mondo del gioco d'azzardo (non a caso a produrre ci pensa il padre putativo di tutti i film sui tavoli verdi, Wong Jing).
Francis Ng interpreta un gambler professionista - nel senso che non fa altro nella vita, non che ci guadagni sufficientemente per vivere! - in un periodo particolarmente sfortunato della sua esistenza. Ultima disavventura, essere lasciato dalla sua ragazza, con - come unico ricordo - i pochi soldi da lei regalati, che subito reinvestirà nelle corse di cavalli. Per dare sfogo alla sua tristezza, conoscerà in un night club una mamasan altrettanto sfortunata, che ha perso tutte le sue ragazze e che finirà nello stesso giro di rapimento e vendetta di un prestasoldi conosciuto in un casinò. I due, uniti dal destino in modo tanto balzano, inizieranno un inseguimento amoroso lungo tutta Hong Kong e i nuovi territori, verso un finale agrodolce dal sapore decisamente tragico.
La prima cosa a impressionare positivamente è sicuramente il tono generale, tra lo scanzonato e il fiabesco - con vette di non-senso piacevolmente adatte all'atmosfera surreale che si respira. La fotografia dai colori pieni e sgargianti, molto curata, il montaggio millimetrico e la colonna sonora gustosa ma non invadente rendono la pellicola compatta e credibile, privilegiando un tenore lieve e ilare che si trasmette subito allo spettatore, contagiandolo e preparando il terreno per l'accelerazione finale. Accantonato per un istante il discorso estetico, il vero cuore pulsante del film si rivelano però essere gli attori. Francis Ng è perfettamente credibile - con questa sua aria distratta e un po' casuale di chi si lascia vivere, con un piglio vagamente narcotizzato e trasognato, ma estremamente dolce - e raggiunge vertici sfiorati solo in capolavori come Juliet in Love. Suki Kwan è sensuale e sperduta, ha un atteggiamento triste e forte al contempo, con lo sguardo perennemente perso nel vuoto - di chi nella vita non ha più nulla da perdere, ma decide comunque di puntare e credere nella felicità, nonostante tutto paia contro di lei. Persino Sam Lee, in un ruolo tutto sommato secondario, suscita qualche brivido - memore di un ruolo simile che aveva interpretato in The Rules of the Game.
Un film delicato, dunque, che prova in modo lirico e scanzonato a raccontare il sentimento più sfuggente di tutti, l'amore, evitando melensaggini e inutili (o facili) finali consolatori - peraltro non limitandosi a questo, ma al contempo tratteggiando un microcosmo complesso e conchiuso fatto di personaggi buffi o spietati, ricchi o potenti o semplicemente patetici. Un film dal quale uscire ristorati, nonostante i pur presenti difetti (qualche ingenuità e qualche cliché di troppo).

Hong Kong, 2001
Regia: Marco Mak
Soggetto / Sceneggiatura: 
Cast: Francis Ng, Suki Kwan, Sam Lee, Wong Yat Tung, Wong Tak Ban

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