"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

A Sword of Damocles

A Sword of DamoclesForse non tutti lo sanno, ma la vita di un appassionato di cinema - hongkonghese in particolare - è irta di pericoli. Molto spesso, alla ricerca di buoni motivi per buttare qualche ora della propria esistenza isolandosi dal resto del mondo, si va a caccia di produzioni misconosciute e minori, sperando che la pazienza venga premiata con chissà quali gioielli nascosti (la segreta speranza è una volta su dieci, mentre le dure leggi della matematica riportano la media a un più verosimile una volta su cento). Succede allora spesso che si passino intere giornate a visionare pellicole disastrose, indecenti, puerili, sconcertanti. Se questo può essere fino a un certo punto comprensibile, più difficile diventa giustificare l'ostinazione con cui ogni buon appassionato porta a termine l'ingrato compito, dalle prime sequenze fino al fatidico finale, titoli di coda inclusi. Il gioco non vale infatti quasi mai il tempo sprecato; è però indubbio che spesso possa regalare - all'interno della disastrosa esperienza - momenti di sano divertimento o appagamento, seppure relegati a poche inquadrature o sequenze. Tutta questa premessa per arrivare a scrivere a chiare lettere che non è questo il caso dell'indegno A Sword of Damocles. Nulla mai potrà infatti giustificare il tempo impiegato a visionarlo, se non un insano masochismo congenito.
Un'antica spada che doveva rimanere in mostra nella città di Hong Kong viene trafugata per conto di uno spietato uomo di affari. Tralasciando i miseri sistemi di sicurezza, due guardie addormentate grazie a una candela soporifera, ed essendo la polizia impossibilitata ad agire - per quale motivo è un segreto che lo sceneggiatore, sempre che esista, si porterà nella tomba - viene incaricato di recuperarla un detective privato che ha al suo servizio tre angeliche fanciulle (ricorda qualcosa?); particolare importante, il suddetto detective ha nome niente meno che Bond. Le tre ragazze iniziano la loro caccia, mentre il luogotenente del boss che ha commisionato il colpo gli fa le scarpe per tentare di vendere la spada a un nostalgico collezzionista giapponese. In una scena degna delle comiche di più bassa lega - ma questo è un film serio e non c'è molto spazio per l'ironia volontaria, purtroppo - una delle tre investigatrici, innamoratasi del luogotenente (quanto è piccolo il mondo!), finisce all'appuntamento nel quale si dovrebbe celebrare la vendita. Peccato che il giapponese rovini tutto riconoscendo nella ragazza niente altri che la madre morta tempo addietro, gettandosi ai suoi piedi piangente, in un insolita versione del complesso di Edipo (tanto che più tardi vorrebbe addirittura sposarsela, chiedendole di andare a vivere con lui in Giappone). Tutto va a monte e lo sprovveduto luogotenente sarà costretto a rapire una delle fanciulle per farsi dare dei soldi come riscatto. Infatti l'agenzia di Bond, colpo di scena!, è finanziata da un fondo segretissimo di cui lui però viene a conoscenza. Segue il bucolico gran duello finale. Il pregio è che tutto questo si svolge nella prima ora, e ci sarebbe da ringraziare la buona volontà del regista che ha deciso di tagliare corto. Peccato che qualcuno ha avuto la malsana idea, per aumentare il metraggio, di inserire uno dei post-finali più lunghi della storia del cinema in cui assistiamo a un inutile e prolisso dialogo tra le tre protagoniste nei pressi di un tempio buddista che si affaccia sul mare (a dire il vero una delle parti migliori del film, perché riesce sul serio a mantenere la tensione; ad ogni inquadratura si è infatti certi che sarà l'ultima, quella finale, ma ogni volta si è puntualmente smentiti e il film prosegue).
Responsabile di tutto questo spreco è il produttore Titus Ho, in genere dedito a produzioni erotiche scadenti di cui non voglio neanche sapere i titoli o pellicole ancora più desolanti come See No Evil e Ghost Revenge (due polizieschi che chiamare farse è fargli un complimento). Sinonimo di qualità, non c'è che dire.

Hong Kong, 1999
Regia: Mau Kin Tak
Soggetto / Sceneggiatura: 
Cast: Simon Loui, Wong Tin Dok, Bat Leung, Lee Hiu Tung

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