"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

A Wicked Ghost

A Wicked GhostUn gruppo di amici si ritrova quasi per gioco a fare una seduta spiritica. Decidono di parteciparvi tutti tranne uno, che si rifiuta di bere il sangue dei suoi compagni versato in una bacinella. La seduta avrà buon esito, e uno spirito vendicativo apparirà a reclamare vendetta. Uno ad uno i ragazzi inizieranno misteriosamente a morire. Che il fantasma sia stato evocato proprio da loro non è però affatto scontato, e il ragazzo che non vi ha partecipato, aiutato dal suo insegnante di recitazione drammatica, inizierà ad indagare per scoprire le cause della sua comparsa.
Pellicola horror a basso costo girata sull'onda del successo in tutta l'area del Sud Est asiatico del giapponese Ring, di Hideo Nakata (1998), questo A Wicked Ghost non ne è però altro che una pallida imitazione. Marcati sono infatti i tratti che accomunano i due film. E al di là di alcuni necessari maquillage di sceneggiatura, purtroppo, il film hongkongese non si discosta molto dall'originale. E un po' dispiace, perché, dedicandovi più attenzione, sarebbe potuto uscirne qualcosa di sicuramente più gradevole e innovativo che non un quasi-remake.
Inficiato da una produzione povera e tirata via (basti pensare alle imbarazzanti scenografie o a qualche intemperanza di troppo della sceneggiatura), la storia si trascina fino alla conclusione tra alti e bassi che non fanno certo gridare al miracolo. Se infatti non mancano qualche spunto originale e alcuni momenti interessanti - alcune apparizioni possono strappare un balzo sulla sedia, altre singole scene denotano un certo impegno di costruzione della suspence -, è nel complesso che la tensione non regge. Troppe scene slegate tra loro, una narrazione complicata che cerca di darsi un tono autoriale ma riesce soltanto a risultare confusa e un dipanarsi degli eventi che spesso e volentieri si lascia trasscinare dalla corrente affossano l'intero progetto. La recitazione è troppo facilmente oltre i livelli di guardia, specie nelle scene più cariche di emozioni, in cui si nota spesso un costante over-acting nel tentativo di rendere meglio espressioni di terrore o inquietudine (e l'effetto è aumentato per il pubblico madrelingua, dato che gli attori sono inspiegabilmente doppiati e non parlano dunque con le loro voci originali!). A nulla serve la presenza del veterano Francis Ng (unico nome di punta, se si esclude una parte minore per Gigi Lai), che si muove con facilità in un set vacuo e labile, gigioneggiando come al solito. Anzi, a voler ben guardare, il suo ruolo arriva ad essere addirittura deleterio, visto che, probabilmente per sfruttare il nome di richiamo, tutto ruota attorno a lui. E' il punto di riferimento di tutti i protagonisti, e questo fa si che gli altri attori abbiano poco da fare o da dire se non rivolgersi a lui. Senza sono perduti, e infatti numerose sono le scene in cui si lasciano incomprensibilmente trasportare passivamente dagli eventi.
Non tutto da buttare, sia chiaro, ma qualcosa che lascia l'amaro in bocca pensando a cosa sarebbe potuto diventare con una produzione più accorta.

Hong Kong, 1999
Regia: Tony Leung Hung-wah
Soggetto / Sceneggiatura: Tony Leung Hung-wah
Cast: Francis Ng, Gabriel Harrison, Gigi Lai, Mok Ka Yiu, Celia Sze

Free Joomla templates by L.THEME