"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

A Wicked Ghost II: The Fear

A Wicked Ghost II: The FearA ciascuno il fantasma che si merita. Questa sembra essere la morale del seguito (come sempre - è una sorta di regola non scritta del cinema cantonese - solo nominale, dato che personaggi e storia cambiano completamente) di A Wicked Ghost.
Una donna cammina di notte per una strada male illuminata, naturalmente sola. Un maniaco l'aggredisce. Ma, neanche a dirlo, la donna è una poliziotta che si è prestata come esca per catturare il pervertito. Inizia un estenuante inseguimento, finché il fuggitivo non si rifugia in una vecchia casa abbandonata, facendo perdere le tracce tra i ponteggi cadenti. E qui avviene qualcosa di strano. Di terrificante. Tanto che il maniaco si amputa da solo e senza motivo apparente le gambe e un braccio, supplicando un poliziotto che intanto è accorso di tagliargli anche l'unico arto rimastogli. Gli eventi precipitano, dando il via ad una serie di misteriosi suicidi, cui l'investigatrice che si era offerta come esca, coadiuvata da una scrittrice sensitiva, una giornalista e dalla sorella di una delle vittime, si sente in dovere di porre fine.
Non c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad un netto miglioramento rispetto al film precedente. Per prima cosa, forse risparmiando sugli attori (tutti più o meno sconosciuti), reinvestendo i guadagni ricavati dal primo film, o più probabilmente utilizzando meglio i pochi soldi a disposizione, questa volta non si notano cadute di tono dovute allo scarso budget. In secondo luogo la recitazione è più misurata. E anche se non mancano pesanti svarioni e impasse, la cosa si fa notare di meno. Infine la storia è probabilmento meglio costruita e sceneggiata. Naturalmente non ci troviamo di fronte a nulla che non sia stato già detto, ma la costruzione della tensione è decisamente più calibrata e gli eventi presentano un qualche tocco di originalità in più. La storia del fantasma vendicativo è più complessa che nel predecessore, e il dipanarsi delle indagini dell'investigatrice riesce a coinvolgere gradualmente lo spettatore. Questo purtroppo non significa che tutto sia al posto giusto. Qualche evidente buco è ben presente (per fare un esempio, il legame che tutti paiono vedere tra i primi suicidi e quello dell'amica dell'investigatrice è talmente labile da rasentare l'inconsistenza) e non ci vengono risparmiati neanche inopinati eclissarsi di stile abbastanza evitabili - si veda le tre luci à là Ghostbuster nel finale. Ma tutto sommato sono peccati che passano in secondo piano, a patto di non essere cinicamente pignoli.
Tralasciando allora volutamente di parlar male degli incredibili nomi dei protagonisti - con assurdità come Coffee, Peanut, Master e Clever non si va molto lontano - rimane una pellicola che tra alti e bassi si lascia guardare con semplicità, e, non volendovi ricercare il capolavoro ad ogni costo, è gradevole quanto basta. Dispiace solo che manchi sempre quel non-so-che per elevarlo un gradino sopra dalla semplice medietà.

Hong Kong, 2000
Regia: Lam Chi Wai
Soggetto / Sceneggiatura: Tony Leung Hung-wah, Mickey Man
Cast: Alice Chan, Angie Cheung, Joey Man, Joyce Chan, Ken Wong

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