"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Air Hostess

Air HostessFresca di diploma, Lin Keping, amante del ballo e del canto, in cui eccelle, decide di intraprendere la carriera di hostess. Insieme a un'ex compagna di banco e a un'aspirante stewardess molto sexy appena conosciuta, riesce a superare, sotto la vigile tutela di un'insegnante che le si affeziona subito, le difficili prove del corso d'addestramento e a farsi assumere. Durante i frequenti viaggi a Bangkok, a Singapore, in Malesia, tra gioie e dolori - la madre e un insistente spasimante vorrebbero vederla casalinga e sposata-, inesperienze e avanzamenti di carriera, Lin ritrova nelle vesti di pilota un vecchio conoscente, Lai Daying: tra i due inizia uno strenuante tira-e-molla sentimentale.
Air Hostess ha un importante primato: è la prima pellicola a colori della M.P. & G.I. (i pre-Cathay). Diretta da Evan Yang, già autore del mirabolante Mambo Girl e alfiere del musicarello cinese, è una commedia leggera, gioiosa, ridondante - nell'uso dei colori e nell'abuso degli scatenati numeri canori -, costruita seguendo un canovaccio narrativo prevedibile, girata con grande brio e dispendio di energie. Merito soprattutto della presenza di una delle regine assolute del bel canto su grande schermo, la vezzosa Grace Chang - voce eccellente, senza il minimo dubbio -, e di un cast ben assortito che prevede Roy Chiao nel ruolo del burbero pilota, responsabile ma dai modi bruschi, e delle carismatiche Julie Yeh (Feng) e So Fung come compagne d'avventure della primadonna innamorata (necessarie come valvola di sfogo in tutta la prima parte, poi passano in secondo piano).
Ha ragione Stephen Teo quando definisce il musical mandarino degli anni cinquanta e sessanta un genere eclettico e ricco di sorprese. E' solo apparentemente un film stupidino, gradevole quanto basta, formalmente ben concepito ed elegantemente rifinito, ma con mille messaggi politici pro-Taiwan nascosti qua e là, che finisce per coinvolgere più del previsto. Al più classico intreccio da mélo romantico si sovrappongono le sfumature della rilettura (consapevole ma non troppo satirica) sociologica ad uso giovanil-familiare: l'esotismo delle location; l'ingenua trasposizione sentimentale delle ansie piccolo-borghesi; le aspirazioni della gioventù femminile; il trend delle assistenti di volo; i ritmi frenetici del divertimento; la smania di viaggiare. Ogni aspetto dell'opera può essere (ri)letto - ieri, oggi, domani -, come un ritratto preciso di un certo modo di essere nella Hong Kong di fine anni cinquanta, quando l'emancipazione inizia ad essere un realtà e passa, per identificazione e come primo approccio, attraverso la disinvoltura delle grandi stelle del cinema: sorridenti, belle, felici e fortunate.

Hong Kong, 1959
Regia: Evan Yang
Soggetto / Sceneggiatura: Evan Yang
Cast: Grace Chang, Julie Yeh, Roy Chiao, Kelly Lai, So Fung

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