"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

All's Well End's Well

All's Well End's WellPer inaugurare (con lauti incassi) il nuovo anno, niente di meglio di una commedia destinata alle famiglie con un cast all star. Con tanti attori a richiamare l’attenzione non è necessaria una gran sceneggiatura e Clifton Ko, regista esperto e sufficientemente affidabile per una simile operazione, è bravo a puntare su un canovaccio che consenta agli attori di personalizzare a piacimento le proprie caricature. Al centro dell’attenzione i tre fratelli Seung e le loro tragiche avventure sentimentali, tutte, nel bene e nel male, a lieto fine. Il maggiore, Moon, dopo aver perso la moglie, schiavizzata quotidianamente, cerca di sostituirla in casa con l’amante. Il più giovane dei tre, So, è in continuo conflitto con la cugina, con la quale ovviamente convolerà dopo insulti e dispetti; mentre il terzo, Foon, un incallito playboy, conduce una trasmissione radio attraverso la quale conquista l’eccentrica Holly.
In una commedia corale occorre lasciare il giusto spazio a ciascun carattere di modo che l’attenzione sia equamente suddivisa tra le diverse storie. All's Well End's Well riesce nell’intento anche se soffre della disparità tra gli interpreti. Inevitabilmente Stephen Chiau finisce per elevarsi e per affossare, battuta dopo battuta, gli altri attori, i quali intelligentemente si mettono al suo servizio come spalla comica. Non sfigurano Leslie Cheung e Teresa Mo, ma la performance di Chiau è strepitosa, sintesi riuscita del nonsense dei suoi film solisti: gli calza a pennello il ruolo del dongiovanni impenitente che in men che non si dica conquista una donna sbarazzina - si presenta con un reggiseno shock stile Madonna - e eccessivamente patita di cinema. La svolta demenziale è a metà film, quando lo spettatore ha acquisito familiarità con i personaggi: il più classico dei colpi di scena (una botta in testa) e il personaggio di Chiau impazzisce, catalizzando su di sé un’incredibile carica demenziale che lo porta a scatenarsi completamente. Maggie Cheung in abiti disimpegnati è una sopresa.
Nonostante qualche sketch di gusto discutibile (lo strano rapporto tra un pappagallo - lo strumento igienico, non l’animale! - e Foon) ma comunque estremamente riuscito, il tono è apertamente familiare, con i buoni sentimenti a farla da padroni. L’inizio della vicenda stravolge la vita della famiglia, e la critica aspra all’istituto non è per niente velata - i genitori del trio stanno tutto il giorno davanti alla tv, in catalessi, e non si accorgono di quanto accade intorno a loro -, ma il finale rimette le cose a posto, con tanto di brindisi finale rivolto al pubblico con lo scopo di augurare felicità e prosperità. Prosperità che non ha mancato di arridere alle tasche dei produttori, tanto da generare diversi seguiti.

Hong Kong, 1992
Regia: Clifton Ko
Soggetto / Sceneggiatura: Vincent Kok, Choi Ting Ting
Cast: Stephen Chiau, Leslie Cheung, Raymond Wong, Sandra Ng, Maggie Cheung

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