"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

All's Well End's Well 1997

All's Well End's Well 1997 Nel 1992 All's Well End's Well sbancava i botteghini. A cinque anni di distanza di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e il secondo seguito (preceduto da All's Well End's Well, Too, 1993) arriva a sorpresa in un periodo in cui questo tipo di commedie corali non spopolano più e in cui i gusti del pubblico sembrano essersi aggiornati. Ma nonostante le premesse avverse All's Well End's Well 1997 riesce a cavarsela benissimo, dimostrando la persistente efficacia dei vecchi modelli di successo. Ovviamente torna a produrre, per la sua Mandarin, Raymond Wong, una delle menti della defunta Cinema City: oltre a ritagliarsi, come nel primo film, un ruolo importante, Wong ha il grande merito di ingaggiare la colonna portante dell'originale, Stephen Chiau. Con la sua comicità l'attore aveva letteralmente dominato: qui torna da superstar assoluta e si prende i minuti necessari per far ridere il pubblico, riciclando gag precedenti (dopo un colpo in testa diventa stupido; l'uso creativo del pappagallo, puntato alla tempia del fratello come pistola; la fissazione per Bruce Lee e le arti marziali) e apportando uno spirito totalmente nuovo, sempre demenziale ma più controllato.
Nella sua opera di distruzione il comico è affiancato da un cast davvero impressionante. La famiglia del perdigiorno Kung è infatti composta da due fratelli, il responsabile Leung e l'insicuro Fei, dalla moglie di Leung, Yunsi (Christine Ng: a lei il difficile compito di sostituire Sandra Ng come variabile comica), e dal padre burbero ma generoso. Accanto a loro fidanzate, amici, rivali (Emil Chow, in un'aperta parodia del Clint Eastwood in I ponti di Madison County) e compagni di sventure. Il compito dei protagonisti è regalare al pubblico un'ora e mezza di buon'umore, nella speranza di distogliere la loro mente dai problemi quotidiani e dalla preoccupazioni imminenti.
Inutile dire che la parentesi che riguarda Stephen Chiau è senza dubbio la più divertente: potendo fare lo scemo, letteralmente e fisicamente, il comico ripropone le migliori interpretazioni della sua carriera, dal super-scommettitore di All for the Winner allo spaccone emulo di Bruce Lee di Fist of Fury 1991. A duettare con lui prima l'insipida Gigi Lai, poi la sorprendente Christy Chung, belloccia che si finge tonta: la scena in cui i due si conoscono è fenomenale, così come quella, davvero ben coreografata dal martial arts coordinator Ching Kar Lok, in cui lei sgomina a suon di calci e pugni il prepotente boss delle triadi che angaria Kung. Più in disparte Francis Ng, che risente del poco spazio a sua disposizione, e Raymond Wong, ingrassato e disciplinato; emergono piuttosto Christine Ng, simpaticissima, e Wu Chien-lien.
Come la tradizione vuole in casi simili, è più il fumo dell'arrosto. La storia, opera di Vincent Kok e dello stesso Wong, è esile e spezzettata, e la messa in scena dell'esecutore Alfred Cheung (che in un paio di occasioni si fa riconoscere per una minima vena politica) è semplice e funzionale. Unico requisito necessario è lasciare il dovuto spazio ai tanti interpreti e non farli sfigurare al confronto con il vero mattatore. Stavolta però il profumo dell'arrosto compensa la pochezza della carne: il film scorre veloce, diverte, è godibile e rilassante come da intenzioni. La chiusa spetta a protagonisti e comparse (e come fa notare Kung mancano solo Madonna, Meril Streep e Tom Cruise) che augurano fortuna e felicità prima di svelare l'ennesimo inganno, aprendo l'inquadratura sulla troupe al lavoro.

Hong Kong, 1997
Regia: Raymond Wong
Soggetto / Sceneggiatura: Raymond Wong, Vincent Kok
Cast: Stephen Chiau, Raymond Wong, Francis Ng, Christine Ng, Wu Chien-lien

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