"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

And I Hate You So

And I Hate You SoAnna Magdalena due anni dopo? In un certo senso sì, visto che regista, sceneggiatore e i due attori principali sono gli stessi. Hai Chung Man per la sua seconda regia sceglie di nuovo i territori della commedia sentimentale, e anche in questo caso riesce a convincere. La solita dose di furbizia, naturalmente, unita ad una trama tradizionale nell'impostazione, ma con tutti i particolari al posto giusto, assicurano il divertimento sufficiente a reggere lo spettacolo per l'ora e mezza della visione.
Luna è una giornalista che scrive per un quotidiano una rubrica intitolata Luna Talk (che equivale a ciclo mestruale). Cheung Yung lavora invece alla radio in un programma di intrattenimento. I loro destini sono costretti ad incrociarsi quando, nel corso di una giornata particolarmente sfortunata, Luna trova in un piccolo negozio antiquario un vecchio disco che aveva regalato al suo primo amore. Colpita dal ritrovamento, vorrebbe ricomprarlo, non fosse che il disco è già stato promesso dalla proprietaria ad un altro cliente (non è difficile immaginare chi). Cheung Yung si rifiuta però di cederlo, citando anzi il caso nella sua trasmissione per parlare del piacere che causa il ritrovamento mancato. Luna ascolta casualmente la trasmissione e contrattacca dalla sua rubrica. Inizia così una guerra a distanza, tramite i due diversi mezzi di informazione, costretta a stravolgere i loro sentimenti.
Il genere è ormai consolidato. Un sapiente dosaggio di commedia sentimentale statunitense, di quella sofisticata francese e dei melò meno drammatici cantonesi - spesso inseguito nel recente passato soprattutto da Peter Chan (per cui non a caso Hai Chung Man è stato più volte direttore artistico e con cui Ivy Ho aveva collaborato in Comrades, Almost a Love Story del 1996). Interessante è invece notare il tono molto delicato con cui viene narrata la storia, con lievi tratti surreali a costellarne i margini, in grado di tracciare un arabesco di sensazioni difficili da descrivere a parole, quasi impalpabili eppure altrettanto reali. In questo caso aiutano i due giovani volti delle star emergenti Aaron Kwok e Kelly Chan, che dimostrano di sapersi prendere meno sul serio di quanto abbiano fatto in altri film (contrariamente a quanto sembrano sostenere altri critici) e di saper reggere le fila di una commedia con la dovuta leggerezza. Un film in cui i dialoghi e i monologhi hanno perdipiù un'importanza fondamentale (soprattutto visti i rispettivi lavori dei protagonisti), ma si integrano perfettamente con gli altri aspetti, non dimenticando che si tratta pur sempre di un film. L'effetto finale è simile alla forza narrativa di Smoke o Blue in the Face, entrambi di Wayne Wang (si veda ad esempio l'episodio dell'ombrello bianco o gli intermezzi con protagonista la proprietaria del negozio antiquario con il suo nuovo cane).
Dunque una semplice commedia, senza molte altre pretese. Eppure, a guardare fino in fondo, pur rispettando tutti i dettami del genere, sufficientemente complessa e non così superficiale come potrebbe sembrare in apparenza, tanto da non doverla necessariamente scordare subito appena usciti dalla sala o appena estratto il dvd/vcd dal lettore.

Hong Kong, 2000
Regia: Hai Chung Man
Soggetto / Sceneggiatura: Ivy Ho
Cast: Aaron Kwok, Kelly Chan, Eric Tsang, Teresa Mo, Mark Lui

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