"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Anna in Kungfu-Land

Anna in Kungfu-LandChe Miriam Yeung sia assurta a ruolo di star di primo piano è fatto ormai assodato: qualsiasi commedia sentimentale la veda fare moine e sorrisetti con noncurante sfacciataggine ha buone probabilità di trasformarsi in successo (da My Lucky Star a Love Undercover 2, per restare tra quelle prodotte lo stesso anno). Qui Raymond Yip - che da Portland Street Blued e Those Were the Days deve aver capito l'andazzo, iniziando a intingere le dita nella marmellata della faciloneria patinata (For Bad Boys Only) o finto-volgare (Beauty and the Breast) - la onora mettendola al centro di un triplice subplot. Anna vuole, nell'ordine: 1) diventare un'attrice famosa; 2) salvare l'onore del padre, ex-monaco di Shaolin, scacciato dal tempio quando durante un torneo di arti marziali si innamorò di una giapponese; 3) conquistare il cuore di Ken Kay, pubblicitario hongkonghese. Per risolvere i tre dilemmi la soluzione unica sembrerebbe essere quella di partecipare a un torneo promozionale, organizzato da Ken, durante il quale avrà l'opportunità di sfidare i monaci e tra il cui pubblico pare si nasconda un noto talent scout hollywoodiano. I problemi però non mancano: il torneo è più duro del previsto, i talent scout hanno più depravazioni che fiuto e, soprattutto, Ken è già abbondantemente fidanzato (anche se Anna, sveglia com'è, non pare accorgersene).
Anna in Kungfu-Land è una commediola scialacquata che tenta di unire sentimenti e arti marziali in modo non dissimile dal già precario Love for All Seasons (ditta Johnnie To / Wai Ka-fai), ma riesce a fallire su tutti i fronti. Butta via una selva di facce note - Hui Siu-hung, Cheung Tat-ming, Yusuaki Kurata - in ruoli senza spessore o futuro (tralasciando l'inutilità del pur simpatico Wong You Nam). Spreca le poche idee in sede coreografica (eppure dietro le quinte c'è Stephen Tung Wai) in una confusa scena di massa da neanche mezzo minuto, tra stoviglie volanti in grafica digitale e vestiti altamente improbabili. Azzera qualsiasi interesse per il versante romantico tenendo quasi sempre lontani i due poli d'attrazione, salvo qualche siparietto svogliato. Evita qualsiasi lavoro addizionale sulla fotografia (monotona e piena di luci artificiose) e sulle scenografie (tirate via). Il risultato è un carro carnascialesco che si può guardare, inoffensivo tra sfavillii e boutade di poco spirito, ma da cui è dubbio qualcuno possa trarre giovamento.

Hong Kong, 2003
Regia: Raymond Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Hing-kai, Lau Ho-leung, Ho Man-leung
Cast: Ekin Cheng, Miriam Yeung, Wong You Nam, Denise Ho, Hui Siu-hung

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