"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Armour of God

Armour of GodIl presupposto necessario è che in un film di Jackie Chan la storia passa in secondo piano: più che altro il pubblico si diverte a vedere che panni indossa ogni volta il suo beniamino e quali mirabolanti stunt abbia escogitato l'attore per intrattenere i suoi fedeli fan. In Armour of God si parte da un ricco avventuriero, che per modi e charme richiama un popolare personaggio locale, Wisely (una specie di Indiana Jones, qui con riferimenti anche all'americano Hudson Hawk), in trasferta in Europa per salvare la fidanzata di un amico, rapita da una pericolosa setta religiosa. Produzione importante, con budget adeguato (speso soprattutto per orchestrare l'azione), grandissimo successo, tante coreografie impareggiabili quanto a spettacolarità e resa scenica.
Al fianco di Jackie figurano il popolare cantante Alan Tam, non sempre a suo agio, cui toccano tutti gli intermezzi comici - per lo più ironia spicciola anche se alcuni momenti risultano discretamente divertenti (la parodia dello show dei finti Wynners) - e due donne mal utilizzate, entrambe già al fianco di Chan in precedenza, Rosamund Kwan (Twinkle Twinkle, Lucky Star) e Lola Forner (Wheels on Meals). Sceneggiatura incongruente, a tratti addirittura razzista - tutti i comprimari bianchi vanno ben oltre la caricatura poco lusinghiera - e misogina (l'originale duello con le quattro virago), che deve sottostare alle precise regole di un giocattolo spettacolare ma senza troppa sostanza. La regia di Chan è (come al solito) un mezzo disastro, indulge sempre in replay para-calcistici, repliche delle scene clou da ogni possibile angolazione e primi piani statici. Il montaggio, con poco ritmo, è anche peggio e spreca gli stacchi musicali forniti da Tam e addirittura priva di un vero epilogo lo spettatore, ansioso solo - si presume - di vedere gli outtakes e i dietro le quinte (con i ciak scartati e le sequenze acrobatiche non riuscite) che solitamente chiudono le pellicole con Chan. La prima parte, ambientata in Africa e slegata dal resto, è stata girata in Yugoslavia, ed è quasi costata la vita a Jackie, che in uno stunt fallito ha riportato una grave ferita alla testa.

Hong Kong, 1987
Regia: Jackie Chan
Soggetto / Sceneggiatura: Szeto Cheuk-hon, Edward Tang, Lo Gin, John Shephard
Cast: Jackie Chan, Alan Tam, Rosamund Kwan, Lola Forner, Bozidar Smiljanic

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