"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Banana Cop

Banana CopUn poliziotto cinese che vive e lavora a Londra deve collaborare con un piccolo criminale per risalire al mandante e all'esecutore di un efferato duplice omicidio. Più passa il tempo e più i due uomini cominciano ad aiutarsi per davvero. Ma il killer è sempre in agguato.
Uscito poco prima del fortunato Hong Kong 1941 (splendido bildungsroman a sfondo bellico), Banana Cop è l'essenza stessa del pensiero del suo autore. Il quale amava paragonare Hong Kong al frutto del titolo - fuori giallo, dentro bianco - come simbolo di un biculturalismo insanabile: i padroni inglesi da una parte, gli ospiti cinesi dall'altra. Leong sfrutta la forma del noir, con un commissario pacioso, stile Maigret, e un malavitoso di mezza tacca, costretti ad aiutarsi l'un l'altro: finiranno per stimarsi. Da Hong Kong a Londra, dove si svolge la maggior parte del film, per un viaggio di sola andata, con poche aspettative. Buon incasso, buoni interpreti, ottima resa. Già vista al cinema, l'accoppiata improbabile ladro-poliziotto diventa qui simbolo di un contrasto interiore, non difficile da sanare, e politico. I due attori impersonificano bene questa diversità di fondo: uno (Teddy Robin, produttore e musicista sempre sulla cresta dell'onda) è piccolo di statura, goffo e confusionario, l'altro (George Lam, il fotografo idealista di Boat People) posato, slanciato e gentile. Ma, caso strano, una bella maestrina cieca (Cherie Chung), che vive di fronte all'ufficio dei presunti colpevoli, si innamora, ricambiata, del primo.
E' quasi impossibile non notare qualche inserto autobiografico: Leong, nato in Inghilterra, cresciuto a Hong Kong e poi emigrato negli States, conosce le difficoltà dell'adattamento a una cultura agli antipodi. La complessità delle psicologie dei due caratteri principali spinge ad una profonda riflessione sui ruoli che la società riserva a ciascuno: le differenze tra un colto britishman d'importazione, (fin troppo) integrato, che non conosce nemmeno le sue tradizioni - non sa come si scrive palla in cinese -, e un furfante di mezza tacca, costretto al crimine dall'indigenza e dalla situazione familiare precaria, non sono poi molte. Leong arriva a mettere in luce un problema, a circoscriverlo e a stigmatizzarne alcuni aspetti, parlando un linguaggio pacato, fatto per lo più di metafore - la gara di velocità improvvisata - e riferimenti colti. Il finale teso, da thriller, con i due uomini braccati da un killer sanguinario, riporta la tensione ai giusti livelli e chiude egregiamente l'opera.

Hong Kong, 1984
Regia: Leong Po Chih
Soggetto / Sceneggiatura: Poon Yuen Leung
Cast: George Lam, Teddy Robin, Cherie Chung, Lo Gin

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