"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Beast Stalker

Beast StalkerA cavallo della svolta del millennio, nel bel mezzo della crisi nera del cinema di Hong Kong, un giovane regista si era fatto notare per la capacità di portare a galla alcuni dei temi che avevano fatto la fama dei polizieschi hongkonghesi dei tempi d’oro, con la durezza e sporcizia delle atmosfere e l’uso dell’elemento melodrammatico come tono principale del racconto. Così, Beast Cops si portava a casa un gran successo di pubblico e critica in patria e il romanticismo smaccatamente demodé di Jiang Hu – The Triad Zone: il suo nome era Dante Lam e sembrava messo sulla buona strada per ravvivare, insieme all’altro nome che non si può scordare di citare, e cioè Wilson Yip, una tradizione artigianale del crime movie che tante gioie aveva saputo regalare agli appassionati nei due decenni precedenti.

Tuttavia, da allora sono passati anni senza che Dante Lam, intrappolato da un’altalena di filmini interessanti e discreti fiaschi, riuscisse a battere di nuovo un colpo. Ci voleva evidentemente un progetto che lo vedesse partecipe in prima persona, sceneggiatore e regista, perché si rivedesse il suo tocco, e questo è un po’ quel che è accaduto con The Beast Stalker.

La storia del film parte da una sparatoria tra la polizia e un gruppo di criminali evasi, cui segue un concitato inseguimento automobilistico; durante questo inseguimento, la piccola Yee rimane uccisa in un incidente da Fei (Nicholas Tse), poliziotto triste e severo. Come se non bastasse, ad aumentare il senso di colpa di Fei arriva la notizia che la sorellina gemella di Yee, Ling, viene rapita e tenuta in ostaggio dalla stessa banda di criminali del principio, con lo scopo di garantire così la scarcerazione del loro capo. La madre della bambina, avvocato dell’accusa nel processo all’evaso, decide di non affidarsi alla polizia per timore di ritorsioni, ma di fare tutto da sola, per liberare la figlia. Fei però si mette in mezzo e finisce coinvolto in una durissima caccia all’uomo che ha per oggetto Hung, un oscuro gregario che è stato a suo tempo incaricato di rapire e nascondere la bambina, e di ucciderla in caso le richieste non venissero accolte.

La regia di Dante Lam porta lo spettatore in una spirale ineluttabile e quasi infernale con la scelta di usare una prospettiva soggettiva e spesso debole per descrivere la nevrotica precarietà di un mondo di sfumature sfuggenti tra la luce e l’ombra, e la schitarrante colonna sonora, insieme alla fisicità estrema di alcune scene e situazioni fanno il resto per comunicare efficacemente un’atmosfera grigia e lurida che mancava da un po’ nel poliziesco hongkonghese. Le prove dei due protagonisti, contrapposti faccia a faccia in un guardie e ladri a tratti quasi introspettivo, sono calzanti, sul pezzo, molto sentite, e Nicholas Tse continua sulla buona strada, togliendosi di dosso quella fama di belloccio senz’anima che ne ha condizionato le prove in passato, mentre Nick Cheung è grandissimo nel portare sullo schermo tutto il disagio e il dolore di un villain consapevole di non avere vie di fuga. Certo, complice anche la censura cinese ormai trapassata senza discussioni anche nell’Ex-colonia britannica, 10 anni dopo l’handover, i tempi non sono e molto probabilmente non saranno più quelli giusti per un finale alla Beast Cops, quella cattiveria e quel graffio non possono più darsi, e The Beast Stalker rischia di deludere sul finale per com’è stato costruito il climax di pathos per tutta l’ora e mezzo precedente, ma, viste le condizioni al contorno, siamo davanti a un gran bel film, che arriva inaspettato, un po’ come il bentornato a Dante Lam.

 

Hong Kong, 2008
Regia: Dante Lam
Soggetto/Sceneggiatura: Dante Lam, Jack Ng.
Cast: Nicholas Tse, Nick Cheung, Zhang Jingchu, Miao Pu, Liu Kai-Chi.


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