"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Bio-Cops

Bio-CopsChe Steve Cheng sia uno dei nomi più interessanti del sommerso hongkonghese è dato confermato dalla buona qualità delle pellicole da lui dirette negli ultimi anni. E, particolare ancora più interessante, dal fatto che tecnici e attori di fama si trovino bene con lui: in Bio-Cops è il turno dello sceneggiatore Szeto Cheuk-hon, che nella circostanza ritorna all'horror comico. La dimensione produttiva è ridotta all'essenziale, ovvero pochi soldi e tanta inventiva: l'intero budget basta a malapena a coprire i costi dei cachet di Stephen Fung e Sam Lee, emergenti di lusso. La trama riporta la memoria indietro di due anni, a Bio Zombie di Wilson Yip. Più un tributo che un plagio: un virus creato in laboratorio, per forgiare soldati invincibili, mutati geneticamente, sfugge al controllo del suo sperimentatore, un dottore cinese che lavora negli Stati Uniti. Contagiato, l'uomo tornato in patria, a Hong Kong, e coinvolge nella sua mutazione le persone che gli sono vicine, l'ex fidanzata, un poliziotto, un boss delle triadi, i suoi affiliati, la ragazza del poliziotto e - distrastro finale - l'intero distretto di polizia locale. Il finale, raccontato via radio, riprende Zombi 2 di Lucio Fulci.
Cheng va alla radice del filone zombesco: pochi buoni, sopravvissuti e sani, contro una miriade di morti viventi (dal look molto cool: più make-up che effetti speciali), intrappolati in un luogo chiuso (non il supermercato romeriano, ma il palazzo che ospita il distretto) e isolato. Il problema è che gli zombi non sembrano voler morire mai. Il distacco dai soliti balletti di fantasmi cinesi, tormentati e vendicativi, avviene con la modernizzazione della narrazione: step-framing, macchina a mano e una comicità rinnovata nello stile e nelle intenzioni. Non più scatologica e di cattivo gusto, l'ironia diventa una lucida dissertazione quando si incarna nel folletto Sam Lee: la prima scena è da antologia, con il piccolo malavitoso che insegna al poliziotto immaturo come comportarsi con la sua ragazza. L'umorismo finisce per prevalere, affidandosi a tormentoni che crescono lentamente - il capo del distretto di polizia che continua a rivendicare la sua autorità, anche quando alla fine diventa un cadavere ambulante - e a prese in giro della contemporaneità: Sam Lee inquadra il poliziotto con la sua videocamera, e inizia a muovere forsennatamente l'obiettivo affermando che questo è lo stile moderno, alla MTV, che piace tanto al pubblico. Se Fung è l'ovvio protagonista buono per cui stravedono le ragazzine, Lee è la sua controparte, e grazie alla sua verve ci mette poco a rubargli la scena. Regia e montaggio adeguati conferiscono ritmo e concretezza alla storia, e fanno ben presto dimenticare déjà-vu e povertà della confezione.

Hong Kong, 2000
Regia: Steve Cheng
Soggetto / Sceneggiatura: Szeto Cheuk-hon
Cast: Stephen Fung, Sam Lee, Chan Wai Ming, Alice Chan, Lai Chun

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