"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Bloody Friday

Bloody FridaySospinto da un'indiscutibile passione per il thriller a tinte forti - si veda in proposito il precedente The Crucifixion -, Danny Ko è regista atipico. Qui porta sullo schermo un killer motociclista nerovestito, ispirandosi al giallo all'italiana degli anni settanta in generale e a La polizia chiede aiuto di Massimo Dallamano in particolare. Un commissario tutto d'un pezzo, che non esita a sacrificare potenziali vittime e donne poliziotto pur di tendere una trappola a un maniaco che colpisce ogni venerdì notte uccidendo prostitute, è sfidato dal sadico omicida ad un gioco pericoloso, il cui premio in palio è l'incolumità della famiglia dello stesso poliziotto. Sul cammino dell'integerrimo Ko, che avrà modo di scoprire sulla propria pelle il vero significato di valori e affetti, una ragazza sbandata, Maggie, che si innamora dell'uomo noncurante del fatto che lui abbia già moglie e figlia.
Si comincia e si finisce nel sangue, con omicidi cruenti ben fotografati e la propensione alla spettacolarizzazione degli eventi. Stunt adrenalinici - il cui protagonista è quasi sempre lo spericolato assassino in motocicletta -, tensione poco eroica e il sottile piacere di scoprire prima dei personaggi chi sia l'assassino, in questo peraltro ben assistiti da una serie di indizi rivelatori. Ko, che offre il suo nome al protagonista per una sorta di trapasso mediatico, si immedesima e partecipa attivamente al meccanismo, svelando i dettagli necessari per la comprensione dell'intreccio giallo, e affidando ad un contro finale un po' troppo spiccio la spiegazione dei (mis)fatti. Se non sempre la trama regge, meglio resistono i caratteri all'usura della visione. Simon Yam torna a ben figurare, affrontando da solo gran parte della pellicola e dimostrando come l'esperienza del suo volto stanco e scavato possa essere sinonimo di credibilità. Rachel Lee si sblocca, dimentica i trascorsi soft-core (richiamati brevemente, ma senza ricorrere al nudo) e partendo dal solito ruolo della belloccia disadattata offre un'ottima prova, dando vita a una personalità complessa e multisfaccettata. Soddisfacente la messinscena, capace di sopperire senza infamia a una produzione disagiata.
Non privo di difetti, soprattutto quanto a lacune di sceneggiatura, Bloody Friday esige necessariamente la piena fiducia dello spettatore, ripagando chi stia al gioco senza pretendere troppo con sufficiente pathos e un pregevole epilogo pessimista.

Hong Kong, 1996
Regia: Danny Ko
Soggetto / Sceneggiatura: Danny Ko, Yeung Gei, Kong Heung Sang
Cast: Simon Yam, Rachel Lee, Ada Choi, Stephen Au, Tsui Kam-kong

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