"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Bloody Secret

Bloody SecretAl di là di ogni possibile apparenza - e di una locandina che fa intuire un poliziesco adrenalinico - Bloody Secret è un drammone populista che inneggia alla rettitudine dello stile di vita semplice e paesano della Cina continentale. A tre anni dalla riannessione - formale, non sostanziale - il nuovo padrone cerca di sponsorizzare la propria simpatia. Un'operazione non troppo convinta, con un regista come Alan Chui - meglio come attore marziale e action director - di terzo piano; questi prova a mascherare le evidenti difficoltà produttive con il mestiere, creando un'improbabile facciata da thriller internazionale.
Li Ho, campione di arti marziali del Guangdong, si trasferisce in Giappone per affinare le sue tecniche di combattimento. Qui incontra un compaesano filantropo, Wang, uno scrittore, che lo prende in simpatia e lo aiuta nei momenti di difficoltà. La missione dell'uomo, vero patriota, è però un'altra: la famiglia per cui lavora, i potenti Yamada, cela informazioni di importanza nazionale che Wang riesce a sottrarre e ad affidare all'amico. Il pomo della discordia è un dischetto, che conterrebbe la prova inconfutabile della colpevolezza del Giappone nell'attacco alla Cina durante la seconda guerra mondiale, e Li Ho è deciso a riportarlo in patria per affidarlo alle autorità competenti. Il cambio di scenario, con l'arrivo dell'eroe in Cina, non semplifica però le cose, visto che ora l'uomo deve vedersela anche con il suo passato - la sua vecchia fidanzata, di cui è ancora innamorato, e di cui abusa il bieco proprietario di un night club - e con la polizia locale, che lo crede una spia industriale.
Ray Lui è inespressivo, usa il corpo con competenza (pur ricorrendo quando serve a una controfigura); il resto del cast - a partire da Anthony Wong cui spettano poche inquadrature a dispetto del nome in risalto in cartellone - sembra capitato sul set per (un) caso (sfortunato) e non incide minimamente. La pellicola procede con il pilota automatico di una sceneggiatura povera d'idee, capace solo di riciclare intuizioni già viste e colpi di scena prevedibili. La dimostrazione dell'inadeguatezza di tutti gli aspetti tecnici - fotografia sciatta, tre location spoglie, comparse con il contagocce - è data da troppe ingenuità: e l'abuso del kung fu in tempi di computer e pistole è un paradosso inaccettabile. Bloody Secret è disarmante, conservatore, pericolosamente lontano dalla modernità del cinema di Hong Kong cui siamo abituati.

Hong Kong, 2000
Regia: Alan Chui
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Wai Ying
Cast: Ray Lui, Yvonne Lo, Masaru Matsuda, Karel Wong, Lisa Lu

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