"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Boxer from Shantung

Boxer from ShantungNello stesso anno de Il padrino di Francis Ford Coppola, esce questa grande produzione Shaw Brothers sulle alterne fortune di un giovane emigrante nella brulicante Shangai della vigilia dell'invasione giapponese. Una volta tanto potendo sfruttare un budget ragguardevole, Chang Cheh - coadiuvato da Bau Hok Lai, collaboratore anche in pellicole successive (l'aiuto è invece John Woo) - ricostruisce una città dalle mille sfaccettature, tra le luci dei grandi palazzi e le ombre dei vicoli, mettendo in scena con insolita forza una parabola spietata e sottilmente simbolica. Il sottobosco criminale della città è il brodo di cultura primordiale nel quale nascono, si sviluppano e scompaiono decine di giovani con il sogno di facili guadagni; la città è infatti una genitrice spietata, che offre e ritrae la mano con medesima indifferenza, dove «i soldi sono potere» - come sottolinea un sorridente Tan, padrone del mercato dell'oppio. Proprio a uno di questi giovani, Ma Yuen Chen, per orgoglio rifiutatosi di prendere soldi che assomigliano ad elemosina, Tan offre il suo orologio d'argento, sfidandolo a sottrarglielo. «Intendi che devo rubartelo?» domanda perplesso il ragazzo; «Rubare... non è quello che fanno tutti?» è l'insidiosa risposta. E' l'inizio della fine: in una guerra personale contro un passato di sofferenze, Ma Yuen Chen inizia una tragica scalata, barcamenandosi per non venire schiacciato dalle frizioni tra i grandi - Tan e il suo avversario di sempre, il ricco signor Wong. Un racconto di trasformazione, più che di formazione, come sottolinea sconsolata Chin Lin Sa - cantante incontrata da Ma Yuen Chen al suo arrivo in città - che non può non notare come egli sia corroso dal cancro dei soldi e del guadagno, in un gioco al rialzo inevitabilmente autodistruttivo. Solo le persone che rimangono ai margini (per scelta o impossibilità), i più deboli, riescono a rendersi conto della deformazione grottesca, della follia indotta che si impossessa dei corpi e delle menti dei più ambiziosi; è un carpentiere, ad esempio - dopo aver consegnato una lussuosa carrozza a un ormai arrivato Ma - che scuotendo la testa annota: «L'ho visto succedere così tante volte. Giovani che salgono i gradini del potere per poi cadere nuovamente nel nulla». Ma Yuen Chen è gettato in un mondo più grande di lui, un mondo che crede di poter dominare e che invece gli si rivolta contro. Il prezzo della disillusione è un bagno di sangue dei più protratti e crudi. Il finale, una mezz'ora quasi insostenibile per l'atmosfera che lentamente viene a creare, è infatti un'agghiacciante carneficina irreale quanto cinica, priva di qualsiasi risvolto poetico e lonatana da un semplice eroismo fine a se stesso. Yuen Chen combatte con un'ascia piantata nello stomaco, completamente ricoperto di sangue, in movimenti sempre più forsennati e dolorosi. Poi arriva una risata a spazzare via ogni pensabile salvezza; follia, consapevolezza postuma, un'ultima illuminazione - non è dato saperlo. Per lo spettatore resta il senso di vuoto, da brivido, quasi stordente.
Chen Kuan Tai è qui alla sua prima uscita da protagonista; l'intento era lanciarlo nella grande ressa dei volti famosi e amati dal pubblico. Scommessa tutto sommato persa, considerata la sua presenza in pellicole importanti (The Blood Brothers, Heroes Two, The Flying Guillotine), ma quasi sempre in ruoli di secondo piano. Certo, arriverà anche alla regia (l'esperimento più riuscito è senza dubbio The Iron Monkey, nel 1977), ma la sua è una carriera in calando - considerato che oggi come oggi è condannato a bazzicare irredimibili schifezze come The Final Winner (Ally Wong, 2001).
Le coreografie di Liu Chia Liang (Lau Kar-leong) sono compite e scarne quanto il soggetto richiede, ma rimangono impresse per efficacia. Il lavoro di Corey Yuen Kwai nel remake (Hero, 1997) sarà aggiornarle e spettacolarizzarle; nel mentre si perde però ogni tragicità - sgonfiando il finale in un quasi-happy end.

Hong Kong, 1972
Regia: Chang Cheh, Bau Hok Lai
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang, Chang Cheh
Cast: Chen Kuan Tai, David Chiang, Cheng Li, Guk Fung, Fung Hak On

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