Call Girl '88

Scritto da Valentina Verrocchio. Postato in FILM

Call Girl '88Come nel successivo Girls without Tomorrow, in Call Girl '88 ci sono delle vite in bilico di donne costrette dagli eventi a prostituirsi: una casalinga con un marito in coda per un'operazione ai reni enormemente costosa, due amiche che a Hong Kong non hanno nessuno tranne i loro clienti, una ragazzina adolescente che per sfuggire alle molestie del padre adottivo finisce nelle mani di un giovane poco di buono, e un'attrice all'inizio della carriera che per arrotondare e crearsi buone connessioni ogni tanto viene mandata da una protettrice in certi hotel di lusso mainlander a riempire di piacere le "vacanze morali" di qualche ricco padre di famiglia. Forse la più fortunata del gruppo è una delle due amiche, che per salvare l'altra è costretta ad esibire un documento falso in ospedale, e per questo viene rispedita nella Cina continentale: la ragazza saluta l'amica e il fidanzato dicendo sorridente «Ci vediamo nel 1997», e poi sparisce nel furgoncino della polizia. La storia più tremenda di tutte è invece senz'altro quella che tocca a Petrina Fung Bo-bo, signora triste e assennata nel suo cambiarsi d'abito nei bagni della stazione per prostituirsi e poter pagare così le cure del marito. Contratto il virus dell'aids e non sapendolo, finisce col passarlo al figlioletto, disintegrando così ogni speranza di un futuro migliore, dopo tutti i sacrifici.
Ruvido, violento, veloce e senza tregua ma mai di cattivo gusto, Call Girl '88 ha molti difetti, primo tra i quali l'essere girato approssimativamente, senza badare troppo ai dettagli, nè quelli visivi nè quelli di scrittura. Eppure, come del resto gli altri film di David Lam, funziona molto bene e incolla lo spettatore allo schermo, con partecipazione. Meno glamour (nel senso di sessualmente più sobrio) rispetto a Girls without Tomorrow, e anche con nessun tocco di commedia, e anzi con qualche pennellata di retorica politica verso il finale, nel suo andare spedito verso la distruzione delle povere donne che rappresenta, Call Girl '88 ha comunque degli strani e indimenticabili momenti toccanti, come quello in cui Maggie Cheung baciata da un attore durante una ripresa del suo serial simil-TVB, rimane imbambolata e immobile perché ha visto che è appena entrato nello studio di posa lo studente di cui è innamorata; o come un altro momento che spetta alla ragazzina adolescente quando, scappata da un passaggio segreto durante una retata, e arrampicatasi in cima al palazzo aggrappandosi alle insegne, riesce a raccogliere l'aiuto di una mano tesa da una finestra. Entrata, trova un appartamento minuscolo e una donna che accende una luce rossa e una sigaretta, e rivelando un aspetto incartapecorito e roso, come usurato, incomincia a raccontare la propria storia di prostituta, storia dalla quale non è mai riuscita a separarsi. Con Maggie Cheung star prediletta (sono per lei le scene migliori, e anche quelle più curate), con Petrina Fung Bo-bo veterana a cui toccano i lavori sporchi, e con le altre attrici tutte ugualmente brave e piene di verve, Call Girl '88 tra alti e bassi ed eccessi (attenzione perché c'è un organo maschile che finisce nel gabinetto!) è uno dei tanti film più che guardabili di David Lam, specie di artigiano hongkonghese i cui lavori non sono mai perfetti, ma mai nemmeno brutti.

Hong Kong, 1988
Regia: David Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Tommy Sham, Raymond To, Lau Woon Gwan
Cast: Petrina Fung, Maggie Cheung, Elsie Chan, Carrie Ng, Stanley Fung

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