"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Caper

CaperDue fratelli, espatriati frettolosamente per evitare le bombe in Vietnam, prendono strade diverse prima di arrivare a Hong Kong: Heung Tung, caduto dalla barca, raggiunge miracolosamente la riva e viene adottato da un burbero poliziotto; Heung Sai, rapito dai pirati, è al contrario allevato da un criminale che gli insegna i trucchi del mestiere. Durante una rapina, casualmente, i due si ritrovano, purtroppo ai lati opposti della barricata.
Caper va oltre una possibile classificazione per generi o tipologie, anche nel già complicato panorama del melting pot cinematografico hongkonghese. Alla regia di Allan Fung , al terzo film, fa da contraltare la sceneggiatura di Alex Law, che vorrebbe dare un tocco di realismo a un prodotto indeciso sulla strada da prendere, tra pulsioni metropolitane e accenni da thriller sovrannaturale. Nel contesto stonano i debole abbozzi mélo, con l'ingenua Irene Wan concupita dall'altrettanto timido Cheung Gwok Keung. Il disagio dello spettatore va ricondotto all'eccesso di ingredienti - humour nero, nazionalismo familiare posticcio, colpi di scena grandguignoleschi, personaggi scolpiti con l'accetta -, che non danno validi punti di riferimenti ad una platea abituata ad associare al marchio della D&B di Dickson Poon polizieschi muscolari ricchi di stunt e sparatorie. Sono soprattutto la piattezza della messinscena - montaggio e fotografia rivedibili, leggermente meglio la colonna sonora sintetizzata - e le poche concessioni allo spettacolo a fare di Caper, anche in una fascia di produzione non di grande rilievo, un prodotto inevitabilmente minore.

Hong Kong, 1986
Regia: Allan Fung
Soggetto / Sceneggiatura: Alex Law
Cast: Cheung Gwok Keung, Irene Wan, Stephen Hoh, Wu Ma, Sunny Fang

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