"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Casino Raiders

Casino Raiders Prove generali prima del trionfo: con Casino Raiders Wong Jing prepara il terreno per il successo di God of Gamblers. La passione per il gioco d'azzardo del regista, esplicitata su grande schermo sin dagli esordi, si fa in questa circostanza professione di fede, tramite la narrazione sentita e partecipe delle sventure di due abili giocatori, Sam e Crab. Amici inseparabili, imbattibili quando giocano in coppia, e pronti a sacrificarsi l'uno per l'altro: il peggio tocca al rozzo Crab, che perde l'uso di una mano per salvare la vita al compagno d'avventure. Il quale riesce invece a vincere una scommessa importante, sposando la figlia di un ricco industriale cinese e garantendosi un futuro nella legalità e nel denaro. Ma un perfido boss giapponese continua a perseguitare Sam e Crab, e costringe quest'ultimo ad accorrere per salvare la moglie dell'amico, tenuto in ostaggio.
L'eccessiva quantità di argomenti finisce per confondere le idee degli sceneggiatori, non tutte di prima mano: dalle parti dell'epica da soap opera, l'azione cede troppo spazio al melodramma e alla melassa. Unico vero lato positivo è che la coesione delle varianti permette un'evoluzione della storia e dei suoi protagonisti; le tensioni e le ambizioni nascono, si sviluppano e muoiono scandite dal tempo e dal rapporto causa-effetto. Agendo per sommi capi, laddove una maggiore raffinatezza avrebbe giovato, Wong Jing descrive ascesa e caduta dei protagonisti, rischiando spesso di abbandonarsi al pietismo strappalacrime. Il tono melodrammatico funge da spartiacque emotivo ma la morale che sintetizza alla spicciola John Woo (amicizia, vendetta e donne a fare tappezzeria) è poca cosa. Casino Raiders sa però essere spettacolare quando serve: le scene d'azione, coordinate dai tre specialisti Chin Yuet Sang, Billy Chan e Lee King Chue, sono pirotecniche e ben dirette. Non mancano i guizzi della regia, con una molteplicità di sequenze che alternano tecniche e ritmi differenti; senza dimenticare le inquadrature ardite che palesano la passione degli artefici - insieme a Wong c'è la firma del controverso produttore Jimmy Heung - per il gambling. Andy Lau interpreta se stesso ma finisce per risultare meno convincente di Alan Tam, suo partner in diverse altre occasioni. Il grande pubblico apprezza ma aspetta l'occasione migliore per tributare alla formula gli onori del caso: ciò non ha impedito due seguiti, entrambi slegati dal prototipo.

Hong Kong, 1989
Regia: Wong Jing, Jimmy Heung
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing, Jimmy Heung
Cast: Alan Tam, Andy Lau, Idy Chan, Rosamund Kwan, Lung Fong

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