"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

C'est la vie, mon cheri

C'est la vie, mon cheriKit, sassofonista depresso, stanco di un successo - di riflesso: scrive le canzoni della super stella Tracy - che non sente più suo, si lascia andare alla deriva. Finché incontra la giovanissima Min, briosa, che gli restituisce la joie de vivre e l'ispirazione artistica. Ma Min è malata di leucemia, e la famiglia di lei non vede di buon occhio una love story impossibile molto probabilmente destinata a fallimento e disperazione.
Mattatore a sorpresa dell'annata cinematografica 1993, C'est la vie, mon cheri è un abile recupero storico del mélo mandarino classico. Non per niente il titolo cinese, New Love without End, rimanda al capolavoro del 1961 di Tao Qin, Love without End (riproposto l'anno dopo al cinema sulla scia dell'enorme riscontro del film di Yee), con Lin Dai e Kwan Shan: sensazioni e personaggi, aggiornati all'epoca moderna (soprattutto la vivace Anita Yuen, da qui in avanti superstar al box office), sono i medesimi. C'è il maschio debole, tormentato, insoddisfatto; c'è la sua controparte forte, aggressiva e in grado di reggere sulle proprie spalle l'infelicità della propria malattia1 e lo spleen malinconico-depresso dell'amato; e non manca nemmeno il contorno lussuoso - il cast impreziosito da numerosi cammeo di registi - musicale e colorato (il sottomondo degli artisti di strada, che mescolano la tradizione cinese e In the Mood di Glenn Miller). Derek Yee lavora sulla semplificazione - e sullo svecchiamento generazionale - delle atmosfere, ringiovanite e sgravate dei contrasti di ceto e di morale, e sfrutta lo charme post-adolescenziale di Anita Yuen, non bella ma gioviale e con uno spirito contagioso, unico. Più volte paragonato a Love Story: definito dalle voci contro film eccessivamente populista e votato alla lacrima facile, anche se probabilmente non regge del tutto il confronto con l'illustre predecessore - soprattutto a causa del fastidioso rallentamento finale -, C'est la vie, mon cheri ha finito per dominare agli Hong Kong Film Award, dove sono stati premiati le attrici (protagonista e non), il non protagonista maschile (l'eccellente Paul Chun), regista, sceneggiatore e il film stesso.

Note:
1. «[...] C'est la vie, mon cheri, [...] dove l'eroina a un certo punto, senza altro motivo che quello di innescare la tragedia, si ammala di leucemia e muore tra le lacrime delle spettatrici [...]». Alberto Pezzotta - Tutto il cinema di Hong Kong (Baldini & Castoldi, 1999 - pag. 165).

Hong Kong, 1993
Regia: Derek Yee
Soggetto / Sceneggiatura: Derek Yee
Cast: Lau Ching-wan, Anita Yuen, Paul Chun, Petrina Fung, Carina Lau

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