"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Cheap Killers

Cheap KillersAndare per il sottile pare non essere mai stato uno degli obbiettivi principali di Clarence Ford. Un bene, quando il risultato è un film sulle triadi così virulento e battagliero. Guardando nello specifico certo le cadute di stile non mancano, ma nel complesso la sceneggiatura dell'infaticabile Wong Jing (più volte suo compagno di strada nonché produttore) e il buon mestiere del regista fanno approdare la pellicola sui lidi sicuri del buon cinema di genere. E in anni in cui i noir/polizieschi sembravano aver perso il gusto di osare e stupire (se ovviamente si escludono i prodotti Milkyway), è senza dubbio cosa gradita e auspicata.
Yat-tiu e Sam sono due killer. La loro parabola discendente ha inizio quando il primo si innamora della moglie del loro rifornitore d'armi, Ling. Scoperto il tradimento, il marito viene ucciso da Yat-tiu per errore, e a questo punto ai due non resta che la fuga - inseguiti dal loro boss. Ma quando il voltafaccia arriva proprio da Ling, per Yat-tiu e Sam si aprono le strade della vendetta.
Debordante, eccessivo, il film non si risparmia colpi bassi di sorta, riuscendo però al contempo a non scadere in compiacimenti fini a se stessi. La regia di Ford è quanto di più vicino ad un videoclip ipercinetico l'ex-colonia inglese possa offrire, con un mix frastagliato di luci, colori e suoni - ma quello che in mano d'altri poteva diventare un monotono spot di un'ora e mezza, guadagna qui una compattezza tematica e persino formale che garantisce guizzi stilistici non banali. Poi si possono trovare in ogni caso scene un po' ingenue e naif, come le patinate e pin-uppose sequenze che vedono Ling lavare i panni o rinfrescarsi - ma fortunatamente hanno luogo soprattutto nella prima mezz'ora, cadendo ben presto nell'oblio. Tutta la seconda parte infatti è un bagno sensuale quanto malato nelle acque torbide dell'azione - con scene anche scioccanti, come Yat-tiu sodomizzato da tutta la banda del boss in segno di sfregio. Sparatorie finalmente sanguigne, accenni omoerotici inattesi tra i due assassini, una femme fatale da fumetto che subisce una nemesi mai così spietata, esplosioni e buoni sentimenti si amalgamano in un granitico pastiche divertito quanto divertente.
Gli attori risultano convincenti e credibili, visto anche che il soggetto prevede una certa enfasi sulle emozioni più esagerate. Ad over-acting funzionali alla trama si alternano quindi accenti più controllati - si veda ad esempio la delicata relazione tra il personaggio di Alex Fong e suo figlio (e seppure vi sono dedicate pochissime scene, hanno una funzione ben precisa nell'economia del racconto).
Nessuno si illuda di trovare qui un film definitivo, risplendente luce propria, ma è inutile nascondersi che Clarence Ford non faceva di meglio dai tempi di Naked Killer.

Hong Kong, 1998
Regia: Clarence Ford
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Sunny Chan, Alex Fong, Stephen Fung, Kathy Chow, Henry Fong

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