"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

City Kids 1989

City Kids 1989Due amici, uno immigrato tra mille peripezie dalla Cina - e costretto nel caos generale a separarsi dal padre -, l'altro figlio di un piccolo criminale locale, crescono insieme e dopo gli insuccessi scolastici si rifugiano nel mondo delle triadi in cerca della loro strada. Vivono tutto insieme: primi amori, la prigione, ambizioni, gioie e dolori, in una Hong Kong squallida, cinica, troppo snob per concedere una seconda chance a chi - due ragazzi di strada, ignoranti e rozzi, anche se di buon cuore - ha avuto meno fortuna dimostrando scarsa aculatezza nel fare le proprie scelte.
Il secondo film diretto da Poon Man-kit è un remake alla lontana di The Orphan, grande successo cantonese del 1960 con un giovanissimo Bruce Lee protagonista1. Il regista punta sul realismo della vicenda, lontano dallo sfarzo e dalle sottolineature formali - spesso ridondanti - che ne caratterizzeranno i futuri lavori (To Be Number One e ancor di più il dittico The Lord of East China Sea). Il suo approccio, però, è quello di un autore2, con una precisa idea di cinema, della sua funzione e del punto di vista da adottare nelle storie che decide di raccontare. Si nota da subito l'interesse per il passato del territorio e per i cambiamenti della città vissuti attraverso gli occhi - e le peripezie drammatiche - dei personaggi: il bildungsroman particolare si trasforma in tal modo in analisi della crescita (o della degradazione) collettiva. Ben inserito nel contesto del cinema d'azione della seconda New Wave, City Kids 1989 è fortemente debitore dell'esperienza docu(melo)drammatica di Ringo Lam - il cui Prison on Fire è apertamente citato nella parentesi carceraria - e sorpassa a sinistra, con maggior convinzione, il concetto di amicizia omoerotica tipica delle opere hardboiled di John Woo3. Incastrato tra due ere - la tradizione ancora viva nel ricordo degli anni '60 e la rilettura postmoderna a cavallo tra anni '80 e '90 -, il film si barcamena al meglio nel tratteggiare un periodo di transizione. Conscio del recupero che sta attuando nei confronti di un tipo di cinema, Poon dedica grande attenzione ai temi classici del periodo - il rapporto tormentato padre / figlio; il contrasto netto tra poveri e ricchi; la caduta libera dei giovani meno abbienti nelle grinfie della malavita; un minimo impegno socio-politico - e li fa rivivere aggiornati. Qualche alleggerimento comico - il matrimonio negoziato come affare mafioso; l'inizio con il burbero Shing Fui On a fare da padre putativo ai due pargoli - permette di riprendere il fiato tra una bordata di volenza (un bambino che assiste al cruento pestaggio di un dimostrante da parte della polizia duranti i moti del 1967) e l'altra (omicidi, sangue, rapine, prostituzione, sparatorie, inseguimenti: ottime le coreografie dell'esperto Blacky Ko). Max Mok, allora all'apice delle buone speranze dell'industria, mette a punto il personaggio del tipico scugnizzo simpatico e ruba la scena a Andy Lau, che si limita a fare da valida spalla: quest'ultimo si rifarà con gli interessi, nello stesso identico ambito, con il passare degli anni.

Note:
1. Non sono casuali i riferimenti ripetuti al mito di Bruce Lee, nel cui culto sono cresciuti i due ragazzini protagonisti, come buona parte dei loro coetanei nella realtà: appena usciti dal cinema, dove hanno appena visto The Way of the Dragon gli amici Sas e Third scimmittiano pose e urletti in falsetto tipici del Piccolo Drago.
2. «L'opera di questo regista è un caso curioso di sottovalutazione in Occidente, tanto più che i suoi film possiedono quella coerenza stilistica e unità di temi quali si è abituati a rinvenire nei grandi registi di genere americani.» Alberto Pezzotta - Tutto il cinema di Hong Kong (Baldini & Castoldi, 1999 - pag. 345).
3. Che poi stigmatizza, con grande ironia, quando i due protagonisti, ridendo, «[...] in due strazianti piani-sequenza arrivano a un passo dal dichiararsi amore eterno» (Alberto Pezzotta - Tutto il cinema di Hong, cit.)

Hong Kong, 1989
Regia: Poon Man-kit
Soggetto / Sceneggiatura: Yip Wai Chung, James Yuen, Chui Dat Choh
Cast: Max Mok, Andy Lau, May Lo, Wong Chung, Newton Lai

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