City Under SiegeUna troupe di un circo HKese in trasferta in Malesia viene a contatto con un gas velenoso lasciato sul posto dagli occupanti giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale e il risultato è che la troupe diventa dopo poco un gruppo di mutanti. Il carismatico lanciatore di coltelli Zhang (Collin Chou) decide come prima cosa di liberarsi di Sunny (Aaron Kwok), un clown sempliciotto che sogna di fare il lanciatore di coltelli come il padre che l’ha abbandonato da bambino, gettandolo in mare. Incredibilmente, Sunny riesce ad arrivare a nuoto a Hong Kong, dove  scopre che i suoi ex compari hanno deciso di mettere a frutto i loro nuovi poteri mutanti per mettere a ferro e fuoco la città, a suon di furti e violenza. Sunny invece non riesce a controllare i suoi poteri, dal principio, ma un giorno, per caso, si trova a salvare grazie ad essi l'ostaggio di una rapina. Aiutato da un’ex-giornalista televisiva, Angel (Shu Qi), diventa una star mediatica e una specie di goffo paladino della città contro la minaccia mutante, risvegliando l'attenzione di Zhang nei suoi confronti…

City Under Siege è un calderone di scene spesso ai limiti del nonsense che a tratti pare voler recuperare lo spirito goliardico del cinema HKese degli anni novanta e soprattutto di quello marcato Wong Jing.

Il paragone con quello che sono diventati ora i film di Wong Jing – e si prenda ad esempio l’ultimo, piuttosto deludente nel complesso, Future X Cops – è allora obbligato: per avvicinarsi a diventare un cult moderno, a City Under Siege manca quel tocco che ci aveva fatto innamorare del cinema cantonese, ai suoi anni d’oro, e cioè la capacità di non prendersi troppo sul serio. Il resto c’è tutto: lanciatori di coltelli tontoloni, esperimenti giapponesi in Malesia, un tesoro di lingotti d’oro, superpoliziotti mainlander con occhiali a specchio (due tamarrissimi e verbosissimi Wu Jing e Zhang Jingchu), tipacci che ribaltano furgoni portavalori a mani nude, gente che insegue a piedi un camion, tante cose che esplodono a caso (il brand di Benny Chan). Il buon Chan inserisce qua e là momenti di dilemma morale sulla mutazione, i super-poteri e quello che i supereroi dovrebbero o non dovrebbero farci, appesantendo il tono in un poco riuscito sforzo di “fare sul serio”, che non è né nelle sue corde, né nelle scene di uno script raffazzonato che manco Bullet and Brain. Se si riesce a passar sopra a queste ambizioni incoerenti, tutto sommato ci sono buone speranze di divertimento, a occhi sgranati e risata pronta, per buona parte del resto del film. In aggiunta, metteteci un’interpretazione sopra le righe di Aaron Kwok che nemmeno in Murderer, o quasi, e che già da sola potrebbe valere la visione che vi faccia esclamare: “io c’ero. io quel quasi-cult l'ho visto...”.

 

Hong Kong, 2010
Regia: Benny Chan
Soggetto/Sceneggiatura: Benny Chan, Ling Chi-man
Cast: Chrissie Chau, Aaron Kwok, Shu Qi, Collin Chou.

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.