"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Clans of Intrigue

Clans of IntrigueChor Yuen torna a incrociare la strada dell'arzigogolato scrittore marziale Ku Lung grazie alla composita sceneggiatura del veterano Ni Kuang, già sostegno in decine di pellicole di Chang Cheh. Con il solito stile traboccante e colorato, riesce senza fatica nell'impresa di gestire decine di personaggi e intrighi, convincendo e commuovendo al contempo Amici che si rivelano nemici, nemici che cedono la vita in cambio dell'onore, amori finiti e scartati come giocattoli rotti, travestimenti, mutazioni sessuali, duelli volanti, tecniche segrete, spade dai nomi roboanti e un fato beffardo come collante: il regno delle arti marziali non è mai stato tanto ribollente di tresche luciferine e svolte repentine di schieramento, in un connubio senza dubbio stordente e afrodisiaco, in cui sensi e ragione si confondono fino a coincidere.
Nel giro di due giorni tre capi clan di potenti organizzazioni vengono misteriosamente liquidati. Per ucciderli sembra sia stato usato un veleno altamente letale, il Magic Water, custodito in un tempio femminile impenetrabile. Accusato del crimine, a causa dell'indiscussa abilità marziale (che gli avrebbe permesso di fare irruzione nel tempio e rubare il veleno senza essere visto), è Chu Liu-hsiang, spadaccino dalle qualità leggendarie. Per discolparsi Chu ha un mese di tempo, entro il quale deve trovare il colpevole o morire. Accomiatatosi dagli amici con i quali stava gozzovigliando, il taciturno Nan Gong e il monaco Wu Hua, l'eroe si butta nell'indagine, disvelando con lenta arguzia un sommerso di segreti sempre più sconcertanti. Dietro la scomparsa dei tre maestri ci sarebbe il tacito amore per la medesima donna, che poco prima della loro morte li aveva contattati bisognosa d'aiuto. Ma dietro un'ulteriore cortina di fumose mezze verità si nasconde un fatto risalente a vent'anni prima, quando un ninja proveniente dall'est venne ucciso, lasciando soli al mondo i due giovani figli.
Da restare senza fiato, ammirati, forse basiti, sicuramente estasiati. Prima si viene sommersi da un susseguirsi incessante di volti, nomi e azioni che paiono sconclusionati, da un assommarsi privo di regole e senso di fatti slegati tra loro; una cascata scrosciante, virulenta, che sferza la memoria e sembra dover naufragare, arrendendosi all'impossibilità di trovare un filo che accomuni tutte le derive intraprese. Ma poi qualcosa muta, un disegno più grande e impellente viene alla luce. E allora tutto emerge con facilità, ogni tassello trova la sua giusta collocazione, acquistando un senso architettonicamente barocco e magniloquente nella sua semplicità. Dal caos all'ordine, e ritorno, in una struttura cristallina le cui eco riverberano per ogni anfratto narrativo. Un emergere di senso che commuove persino, nella sua costruita ingenuità scevra da qualsiasi bisogno autoriale o deriva morale. Dialoghi tra schiettezza zen e caustica irriverenza goliardica, scenografie finte di una sontuosità abbacinante e situazioni al limite del pensabile che disperdono ogni staticità precostituita formano un quadro di spericolato sperimentalismo tra il pop e il surreale. La mitologia marziale creata da Chor Yuen è una fitta relazione di personaggi oltre-umani che lottano per essere riconosciuti dai loro simili: riconoscimento che può giungere solo attraverso la morte e il sopraffacimento dei propri pari, in un bagno di sangue incongruo ma necessario. Una resa scenica con pochi eguali, che pur negli innegabili difetti raggiunge uno status a parte, svuotando la mente e impedendo qualsiasi resistenza dello spettatore. Merito anche, infine, di un cast affiatato e strabiliante. Ti Lung, in forma smagliante, assurge ad icona dell'eroe sorridente e profondo. Yueh Hua riesce ad elettrizzare pur non cambiando mai sostanzialmente espressione. Ling Yun rimane arcigno sotto al suo copricapo drappeggiato di nero, ma sprizza umanità da ogni gesto. Ma è forse la controparte femminile ad assoggettare definitivamente: una Li Ching irrefrenabile e dalla lingua lunga dà continuamente il cambio a una Nora Miao fragile e spietata.

Hong Kong, 1977
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang
Cast: Ti Lung, Yueh Hua, Nora Miao, Ling Yun, Li Ching

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