"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Colour of the Loyalty

Colour of the LoyaltyBig Dragon, boss di una triade e prossimo al ritiro, viene a conoscenza, grazie a una soffiata da parte del sergente Mi, che qualcuno vicino a lui intende eliminarlo per impossessarsi dei 120 milioni che ha nascosto per la sua ricca pensione.

Convocati Coffin, Bomb e Sunny, vertici della struttura, comunica loro che presto lascerà e che la spartizione dei poteri avverrà solo se si terrà in considerazione il figlio Peter. Ben sapendo che la serpe si annida in seno e che tra loro cova il traditore, Big Dragon decide di affidare la sua sicurezza a un gruppo di ragazzi cresciuti all’ombra del suo potere e su cui la sua fiducia non può lambire nessuna riserva.
Cosicché, dopo essere stati messi a dura prova di lealtà, Big Cow, Fasha ma su tutti Fat, orfano e allevato dallo zio Chai, formano un nucleo di guardie del corpo, il cui scopo dovrà essere quello di vigilare sull’incolumità del boss. E’ l’inizio di una partita a scacchi insanguinata e dalle mosse cruenti, che le diverse fazioni, occulte o meno, compiono per il predominio del potere. Una danza macabra di morte aperta da Coffin, che, subito dopo aver assistito alla festa di compleanno della madre, perde la vita in uno scontro a fuoco; proseguita con Bomb, che catapultato da una finestra, rimane stritolato da un’auto; e continuata ma non terminata, con zio Chai, che pestato e torturato selvaggiamente, assiste impotente all’uccisione della moglie. Ad una ad una le pedine crollano intorno al re boss, mentre egli stesso si prepara, all’insaputa della moglie, la fuga verso Parigi con l’amante Shan. Nel disfacimento dell’organizzazione, in cui ogni componente rischia di essere macinato dal torbido meccanismo messo in moto dall’avidità, anche Fat risulta stritolato dagli eventi, nel vano tentativo di opporsi all’abbattimento dei suoi compagni di servizio al soldo del capo. Nulla può fare per opporsi all’uccisione di Big Cow, che, ripercorrendo il viale della fine di Bomb, precipita a piombo sull’asfalto; e nessun bastone riesce a incastrare nella ruota di dissoluzione, ormai fuori controllo, che porta alla morte di Fasha e della amata Sai Ling, immolatasi per lui nel fare da scudo a una scarica di proiettili. Un crescendo di sangue che vedrà nel finale il suo compimento, il completamento di una scia di distruzione, che niente e nessuno saprà fermare e che tutti vedrà coinvolti, senza esclusione di colpi.
Wong Jing, regista con una filmografia assai prolissa, tra cui God of Gamblers e Return to a Better Tomorrow, insieme con Billy Chung, dirige il seguito di Colour of the Truth, portando questa volta con sé, sia Eric Tsang Chi-Wai sia Shawn Yu Man-Lok, reduci entrambi dalla trilogia Infernal Affairs. Dirige con mano equilibrata un film che ha una discreta tenuta ma che non raggiunge mai vette memorabili. Un prodotto medio che sa comunque caratterizzare un gruppo di personaggi e che è capace di regalare un paio di emozioni: si veda l’attentato nel parcheggio. La regia più che a una cronaca di azione e sparatorie, tipiche per un poliziesco, vira la sua attenzione sui legami che tengono uniti i vari componenti della famiglia e le conseguenze sugli altri, che l’eliminazione di ogni singolo individuo porta con sé. Un indirizzo che si concretizza attraverso un tono drammatico, fino a sfociare nel vero genere tragico, quasi shakespeariano. Sceneggiatura e recitazione restano ordinarie, di pura amministrazione, ma nell’esperienza, piegate con sapienza alle esigenze della storia. Storia che ha come fulcro la famiglia con i suoi legami di sangue, versati copiosamente, e che, come anticamente si attribuiva, permane luogo di rovina.

Hong Kong, 2005
Regia: Wong Jing, Billy Chung
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Shawn Yu, Eric Tsang, Suki Kwan, Emme Wong, Lam Suet

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