"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Comic King

Comic KingAl contrario del coevo e simile - entrambi hanno a che fare con i fumetti - Master Q 2001, Comic King di O Sing-pui preferisce procedere in maniera meno avveniristica nella forma ma più fantasiosa quanto a risultato, prendendo in esame il mondo dei comics e delle persone che vi lavorano. Gente comune, giovane e dinamica, come Wan e Fung, sceneggiatore il primo, disegnatore il secondo, che vengono assunti come assistenti di un importante editore. Una volta avuta la possibilità di creare un proprio fumetto, i ragazzi decidono di mettersi in proprio per sfruttare il successo della testata; di mezzo c'è però anche una bella segretaria che ispira i due e finisce per farli rivaleggiare in amore.
I temi affrontati sono molteplici e tutti importanti: i giovani e il lavoro, la creatività e lo sfruttamento di standard ripetuti, l'intraprendenza economica e il conservatorismo di certa classe dirigenziale, amicizia e amore come valori fondamentali per un quieto vivere. Ben si presta all'atmosfera il cast giovane composto da un trio di cantanti in auge - Julian Cheung, Eason Chan e Nicholas Tse - cui è contrapposta la popstar taiwanese Ruby Lin come elemento di disturbo. O Sing-pui, che come regista non ha ancora lasciato il segno, si permette soluzioni formali sperimentali, potendo disporre di un discreto budget e di una serie di guest star (Helena Law, Spencer Lam, Tats Lau, Jerry Lamb) a loro agio.
Chi preferisce rimanere in superficie gode di una commedia ironica, con qualche momento di stanca un po' troppo frivolo; lo spettatore (il lettore?) più partecipe (e informato) potrà invece fruire di una farsa non banale. La pellicola procede per luoghi comuni, smitizzandone la portata proprio grazie al ricorso alla caricatura. La casa editrice è una specie di girone infernale, dove l'unica cosa importante è ossequiare il capo, un ridicolo ometto arrogante, e applaudirne la pallide iniziative. La satira agisce senza mezzi toni, sfruttando - come certi comics dei primordi - solo la contrapposizione tra bianco e nero. In tal senso la caratterizzazione non è maldestra ma grottesca, i personaggi in gioco icone e non deformazioni improbabili. Gli espedienti meta-filmici con cui procede la narrazione rafforzano l'impressione di un colorato pastiche consapevole di mezzi e limiti, anche grazie alla sobria direzione delle scene d'azione di Phillip Kwok.
I dialoghi tra disegni (animati con originalità) e realtà sono quasi onirici. La morale c'è, indirizzata al pubblico giuggiolone che si beve tutto, che compra i fumetti ma non sa leggere e scrivere, oltre che agli editori (e di rimando a produttori e registi) che manipolano con la propria influenza i gusti e i modi di fare del bacino d'utenza. Le cose filano lisce finché il gioco dei rimandi - da The Storm Riders a Young and Dangerous: versione su carta o su pellicola, a scelta - è scatenato e senza compromessi. Quando nell'epilogo bisogna chiudere con il lieto fine (agrodolce) la tentazione di correggere con una dose ulteriore di zucchero rischia di far traboccare il vaso. Basta però ripensare ai duetti tra i due protagonisti o alle ingenue escursione romantiche di Mandy, con Nicholas Tse che si presta al gioco con ironia, per cancellare i pochi dubbi sulla bontà di un lavoro rischioso e innovativo.

Hong Kong, 2001
Regia: O Sing-pui
Soggetto / Sceneggiatura: Lau Ding Kin
Cast: Julian Cheung, Eason Chan, Ruby Lin, Hacken Lee, Liu Wai Hung

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