"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Cops and Robbers

Cops and RobbersHong Kong come Chicago? Dopo qualche anno di fiction televisiva vissuta fino all'ultimo respiro, Alex Cheung porta la lotta senza quartiere tra polizia e criminalità sul grande schermo. E' questo il bello della prima New Wave: la capacità di sperimentare, di essere cattivi e di non guardare in faccia a nessuno. Come il poliziesco americano degli anni settanta insegna - tanto Siegel quanto Friedkin -, bisogna prima creare una nemesi credibile, e poi contrapporgli un gruppo di eroi senza macchia disposti a tutto pur di assolvere il proprio dovere. Costretti a combattere su più fronti - e la questione più spinosa da risolvere è ancora l'aggressività dell'opinione pubblica e la mancanza di fiducia da parte del cittadino, ostile nei confronti dei tutori dell'ordine -, i poliziotti ne vedranno di tutti i colori. Prima di tutto perché devono fronteggiare un assassino fuori di testa, strabico, la cui presenza, abilmente sottolineata dai chiaroscuri di una fotografia calzante e dalla colonna sonora da poliziottesco, basta ad inquietare. E poi perché i nostri non sono psicologicamente preparati alla carneficina che seguirà: in fondo sono tutti amiconi, compreso il pivello appena arrivato, fresco di studi e scarso con la pistola. Indovinate chi dovrà fronteggiare il cattivo, in un testa a testa tra i più improbabili e sconvolgenti del cinema moderno?
Cops and Robbers ci parla di Hong Kong più di quanto vorrebbe. E ci offre un quadro non entusiasmante. Basta l'incipit: l'obiettivo segue un bambino che corre per i vicoli, sta andando a giocare con i suoi amici. Alle sue spalle una rissa, uno spacciatore che fa i suoi affari; in sottofondo la solita melodia canto-pop che stempera la tensione. I bambini si trovano, giocano a guardie e ladri, all'improvviso cominciano a litigare e uno di loro rompe una bottiglia di vetro trovata per strada per minacciare i piccoli compagni e dimostrare di avere ragione. Inaudito, grezzo, sporco e per nulla conciliante. Schematismi a parte - i poliziotti e i criminali sono separati da un filo, ma la linea di demarcazione risulta quantunque abbastanza netta -, Cops and Robbers (testuali parole del critico locale Law Wai-ming, anno di grazia 1981): 1) «Ha un desolato senso del fatalismo»; 2) «Riesce a creare una schiettezza quasi infantile dietro una notevole padronanza tecnica»; 3) «E' inoltre più preciso nel captare l'esperienza della Hong Kong contemporanea»1. Senza guardare fuori casa Cheung tratteggia con pochi efficaci colpi di rasoio la situazione politica interna, mettendo in evidenza il gap socio-culturale in un momento di forte crescita economica. Hong Kong non è più il borgo rurale dei film di Bruce Lee, ma una metropoli in espansione dove le banche spuntano come funghi, la gente comune comincia a spendere liberamente, approfittando della maggiore libertà di costumi. Cheung agisce accumulando strati di materia e alternando tensione e quiete preparatoria. Ricorrendo, quando necessario, al grottesco - la caratterizzazione del cattivo, soprattutto quando perde la ragione e insegue una recluta inesperta, terrorizzandola -, al faceto - la donna spaventata dalle maschere tradizionali durante la rapina; l'interrogatorio del (porno)attore - e al particolare truculento - una mano mozzata; il linciaggio finale mostrato senza ricorrere al fuoricampo -, il regista non rinuncia a quella secchezza stilistica che è un suo marchio di fabbrica. Insieme alla capacità di leggere le situazioni tra le righe e il pessimismo malinconico che il finale interrogativo, solo apparentemente lieto, non riesce a spazzare via. Produce il minuto Teddy Robin, come sempre sagace nell'investire sui giovani talenti registici, il quale si presta anche per un cammeo-videoclip con il suo gruppo, i Playboys, durante la prima incursione dei poliziotti nel night club. Dopo questo film e Man on the Brink Cheung si perderà, rientrando nei ranghi dei generi più prevedibili e integrandosi nel sistema commercial-produttivo in maniera anonima.

Note:
Law Wai-ming - Tre editoriali sul «nuovo cinema», in VV.AA. - Cinemasia 1 (Marsilio, 1983).

Hong Kong, 1979
Regia: Alex Cheung
Soggetto / Sceneggiatura: Alex Cheung, Chan Kiu Ying, Gwan Hung Pang, Lee Dang
Cast: Wong Chung, Gam Hing Yin, Cheung Gwok Keung, Teddy Robin, Chan Chik Wai

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