"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Dance of a Dream

Dance of a DreamNamson è un aitante insegnante di danza in cerca di fondi che gli permettano di aprire una nuova e più grande sede della sua scuola. L'occasione della vita sembra presentarsi quando una ricca e altera dama dell'alta società, Tina, sotto l'influenza del fratello, decide di partecipare a un suo corso. La stessa cosa che fa Kam, simpatica e squattrinata assistente di volo, innamoratasi di Namson e disposta a tutto pur di poterlo stringere tra le braccia. In questo classico triangolo di rancori e amori incrociati si esaurisce l'idea base di Dance of a Dream, per il resto fondato più sulla forza interpretativa che su voli pindarici di lirismo sceneggiativo. Ed effettivamente le ragioni di tanto successo - perché, non c'è bisogno di sottolinearlo, visto il coinvolgimento dai lati opposti della macchina da presa di Andrew Lau e Andy Lau, di successo si è trattato - risiedono tutte nella presenza scenica degli attori. Andy Lau è istrionico e sufficientemente saccente nel cieco inseguimento dei suoi sogni di denaro, con quel sorriso sfuggente e furbesco che gli incurva i lati del viso quando meno te lo aspetti, che sia per convincere i suoi allievi o per sedurre Tina; una volta tanto non fa storcere il naso più del dovuto. Anita Mui è dal canto suo semplicemente perfetta, in continuo conflitto tra il lato radical-snob o iracondo e quello più fragile; ma a sovrastare e oscurare tutti è senza dubbio Sandra Ng, sulla carta svantaggiata di fronte a tali volti da copertina. Eppure è suo il personaggio che strappa applausi e persino qualche brivido - si veda l'irresistibile gag del seno, che tanto ricorda i bei tempi dei film hongkonghesi che furono, o le impagabili espressioni del volto mentre si specchia o conversa con i compagni di corso.
Non senza una certa colpevole vergogna si è dunque costretti ad ammettere che persino in un film dell'Andrew Lau post-Young and Dangerous può esserci del buono; una pellicola divertente, senza tempi morti, che scorre via veloce (e, cosa di per sé strabiliante, senza stoppose controzoomate digitali). Ci si dovesse fermare a questo, sarebbe un successo; peccato che sotto la patina di roboante commedia d'assalto si nasconda la ritrita saga dei buoni-sentimenti-a-tutti-i-costi, con l'inopportuno apporto di quintali di saccarina e melassa in grado di anestetizzare fino all'inebetimento qualsiasi spettatore. Tra battutacce di cattivo gusto, riferimenti alla cultura pop cinese e abbozzi di melò, la sceneggiatura si genuflette a ragioni di buonismo mercenario, ogni asperità viene dimenticata o sottaciuta (i balzi del finale sono da questo punto di vista sintomatici), e il tutto si chiude in un abbraccio ideale che tutto soddisfa, tranne il buon gusto. Certo non si vuole passare l'idea che una pellicola debba avere ad ogni costo un finale pessimista o nichilista (diamine, si tratta pur sempre di una commedia), ma una certa coerenza interna dovrebbe cercare di conservarla. D'altro canto siamo di fronte a un film della stagione natalizia; chi può, si accontenti.

Hong Kong, 2001
Regia: Andrew Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Felix Chong
Cast: Andy Lau, Anita Mui, Sandra Ng, Edison Chen, Gordon Lam

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