"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Devil Fetus

Devil FetusUna donna acquista in un mercatino un vaso dalla preoccupante forma fallica. In effetti l'oggetto è posseduto da un demone, che, dopo aver approfittato carnalmente della sua nuova padrona, spinge sia lei che il marito verso una morte atroce. Apparentemente bloccato da un potente sifu taoista, lo spirito ritrova forza dopo che alcuni incantesimi di protezione sono annullati involontariamente da un'ospite della famiglia. La ragazza, concupita dall'atletico Kent, diventa la preda del mostro, che di volta in volta cambia corpo - prima un cane, poi il fratello del protagonista - per poter completare la sua missione. L'ormai anziano taoista, aiutato dalla devota nonna di Kent, prova inutilmente a reintrappolare il demone, ormai potentissimo.
Prodotto dall'astuto Lo Wei, diretto dal debuttante direttore della fotografia Lau Hung Chuen, scritto in fretta e interpretato da un branco di volti poco noti dell'exploitation selvaggia del periodo, Devil Fetus si inserisce da mattatore in quel periodo, a cavallo tra anni '70 e anno '80, di estrema scorrettezza, quando il gore, gli eccessi gratuiti e il nudo erano elementi inscindibili di ogni produzione thriller / horror con velleità minime. E' simile a The Rape After, fratello di sangue di Seeding of a Ghost, da cui riprende il coito soprannaturale con parto mostruoso, evidente ammiratore di Centipede Horror (i vermi ingoiati in diretta da un'incauta comparsa). L'aura di culto, direttamente proporzionale alla relativa invisibilità della pellicola e all'accanimento dei censori, che hanno tagliato in lungo e in largo, non è poi giustificata dal valore del film: noioso, senza ritmo (nonostante il minutaggio limitato), abbruttito da effetti speciali grandguignoleschi. Illuminato decentemente dallo stesso regista, recitato in maniera dozzinale, Devil Fetus è un delirio kitsch, mero raccordo tra una scena raccapricciante - una torta infarcita di vermi - all'altra - un rampollo che stupra, uccide e poi divora il cadavere della domestica -, con l'unico intento di voler stupire, e schifare, a tutti i costi. Peccato che la realizzazione sia sommaria - le musiche, per esempio, rubate qua e là (da un disco dei Vangelis e dalla colonna sonora di Morricone per La cosa) -, i dialoghi tutto fuorché ironici, le situazioni prevedibili.

Hong Kong, 1983
Regia: Lau Hung Chuen
Soggetto / Sceneggiatura: Yeung Gei, Jeng Man Wa
Cast: Ngai Dik, Lo Poi Poi, Shirley Lui, Lau Dan, Ho Pak Kwong

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