Don't Go Breaking My Heart

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

Don't Go Breaking My Heart

Zixin e Shen-ran lavorano in uffici che si trovano uno di fronte all'altro e tra i due nasce una complicità, che potrebbe sfociare in amore se Shen-ran non rovinasse tutto. Separati dalla crisi economica e da un trasloco di uffici, i due si ritrovano nella stessa azienda, ma ora nell'ufficio di fronte lavora Qihong, una vecchia conoscenza di Zixin...

In parallelo alla pluriennale carriera di regista di action, quella che con ogni certezza gli regalerà l'immortalità nel pantheon dei grandi registi, Johnnie To persegue da sempre l'obiettivo di confezionare la commedia sentimentale perfetta. I fan duri e puri del maestro vivono in maniera conflittuale la passione di To per la pochade ma lui non batte ciglio e va avanti per la sua strada. Sotto i panni del lavoro "alimentare", ad uso e consumo del pubblico meno smaliziato, pulsa una velleità autoriale da regista che non si accontenta di essere considerato (solo) un grande del noir. Don't Go Breaking My Heart ne è la dimostrazione, perché seppur emerga il “mestiere” di un meccanismo abbondantemente oliato, o la nonchalance del demiurgo navigato che ogni tanto può anche concedersi di innestare il pilota automatico, non mancano perizia e cura per il dettaglio, profuse a piene mani nella sceneggiatura scritta a quattro mani con l'inseparabile “creativo” della Milkyway, Wai Ka-fai.

Il corteggiamento da un grattacielo all'altro, con conseguente ridda di equivoci e commedia degli errori, omaggia spudoratamente la Hollywood in bianco e nero, ma è lecito credere (o forse sognare) che Cary Grant sarebbe stato orgoglioso di vestire i panni di uno dei due rivali in amore, tanto lo sciupafemmine vanesio Louis Koo che il tormentato creativo Daniel Wu (ambedue in forma smagliante).

Don't Go Breaking My Heart 3

Riprendendo il pattern di Turn Left, Turn Right e Needing You..., precedenti successi del dinamico duo To-Ka-fai, il regista veste nuovamente i panni evidenti del burattinaio, pilotando i giochi d'amore di uomini e donne dell'alta borghesia – un CEO e un architetto di successo – alle prese con schermaglie tragicomiche che mantengono vivo l'interesse. Perfette le caratterizzazioni di Koo nelle vesti del donnaiolo, di Daniel Wu in quelle del fidanzato ideale e di Gao Yuan Yuan – già ammirata nell'intensa prova di City of Life and Death sul massacro di Nanchino - come oggetto della contesa tra i due. Competizione che si svolge secondo i canoni di Hong Kong, senza esclusione di colpi e con una escalation che ha tutta l'aria di uno showdown all'arma bianca in piena regola (ma che rischia di avvitarsi su se stessa nel finale). Senza contare una scena cruda, brutale, di impatto estremo per i più teneri di cuore, che mai sarebbe lecito attendersi in un simile roseo contesto. Come dire che a Hong Kong non tutto di quella ricetta segreta per mescolare elementi di generi apparentemente contrastanti è andato perduto.

 

Hong Kong, 2011
Regia: Johnnie To.
Soggetto/Sceneggiatura: Wai Ka-Fai, Yau Nai-Hoi, Ray Chan Wai-Ban, Jevons Au Man-Kit.
Cast: Louis Koo, Gao Yuanyuan, Daniel Wu, Lam Suet.

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