"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Downtown Torpedoes

Downtown TorpedoesAdrenalina pura. Il debutto di Teddy Chan nel cinema che conta, dopo un paio di prove nel mainstream meno commerciale targato U.F.O., è all'insegna del rifacimento spettacolare. Il modello di riferimento è Mission: Impossibile di Brian De Palma e di rimando tutti gli spy-movies ad alta tensione dove convivono stunts pericolosi e effetti speciali all'avanguardia. A produrre è la Golden Harvest, che si avvale per la prima volta del grande fiuto di David Chan, la mente dietro i principali successi action di fine millennio della casa, da Enter the Eagles di Corey Yuen a Skyline Cruise di Wilson Yip. Per la sceneggiatura torna in auge la penna di Poon Yuen Leung. Storia scontata ma con il giusto piglio. Quattro spie industriali incastrate da un agente governativo doppiogiochista devono rubare una matrice della zecca di stato per evitare di essere incriminati e soprattutto per scongiurare un collasso economico che travolgerebbe Hong Kong. La tecnologia hi-tech fa solo da contorno, sono i personaggi l'ingrediente principale. Quattro giovani alle prese con problemi di fiducia e autostima, che ambiscono al denaro facile e alla pensione ai Caraibi. Le missioni impossibili che portano a compimento sono quasi un atto di ribellione e l'ironia che pervade la pellicola testimonia ancora una volta come la parodia, il remake, sia in grado, in corsa, di migliorare l'esempio di partenza.
Charlie Yeung, Takeshi Kaneshiro e Jordan Chan - giovani, carini e in parte, ma è discreto anche l'apporto di Ken Wong, Alex Fong e di Theresa Lee - sono veri e propri bohemiens d'altro tempo trasportati di peso nell'era dei computer e di internet. La leggerezza della costruzione sta tutta qui, nel tratteggio disincantato di un gruppo di amici, di anti-eroi, che prende la vita sottogamba e anche quando si trova in estrema difficoltà conta sul proprio spirito d'iniziativa: in un certo senso è l'aggiornamento del self made man tipico della cultura hongkonghese che, adesso più che mai, il cinema (giovanile) cantonese, in una forma o nell'altra - sia esso il criminale ambizioso di Young and Dangerous o il dongiovanni impenitente di Feel 100% - ama proporre sul grande schermo come esempio da seguire.
A tutto questo, come nei migliori film di Corey Yuen, di cui Teddy Chan potrebbe tranquillamente diventare l'erede viste le capacità tecniche e la personalità, si aggiunga la tipica perfezione orientale per l'azione pura, giostrata e gestita in maniera cristallina. Merito anche e soprattutto del veterano Stephen Tung, che come coordinatore delle scene d'azione conosce pochi rivali (ed è infatti stato premiato per la sua prestazione con l'Hong Kong Film Award). La sua grande intuizione è lo sfruttamento del territorio, prima in Germania poi a Hong Kong, per stimolare la sua fantasia e creare quadri dinamici di assoluta perfezione. Certo risultano stereotipati alcuni combattimenti, con il solito armamentario di calci volanti e esagerazioni fisiche, ma l'esecuzione, professionale e rigorosa, va encomiata. Teddy Chan perde un po' la mano durante il tragitto e talvolta pare accontentarsi del bello fine a se stesso: dopo un inizio girato (e montato) splendidamente, per esempio, cede al narcisismo del virtuosismo un po' sterile, di maniera, e appiattisce la messa in scena per presentare i personaggi con lunghe sequenze video-clippate. Quello che manca è proprio una sceneggiatura più originale della media, che permetta alla macchina da presa di rilassarsi e lasciare spazio a dialoghi convincenti.

Hong Kong, 1997
Regia: Teddy Chan
Soggetto / Sceneggiatura: Poon Yuen Leung
Cast: Takeshi Kaneshiro, Jordan Chan, Charlie Yeung, Theresa Lee, Ken Wong

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