Dr. Wai in "the Scriptures with No Words"

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Dr. Wai in "the Scriptures with No Words"Chow Si-kit, scrittore di bestseller, in procinto di divorziare, entra in una profonda crisi a causa della situazione coniugale instabile. I suoi aiutanti cercano di spronarlo a finire l'ultimo romanzo con protagonista il suo eroico alter ego cartaceo, un archeologo alla ricerca, negli anni pre-guerra della dominazione giapponese, di un prezioso manufatto dai poteri misteriosi che aiuterebbe il governo cinese a reagire all'invasione nipponica. Accompagnato da due giovani assistenti, incontra spesso sulla sua strada la bella spia Cammy, personaggio ambiguo esattamente a metà tra le forze del bene e i cattivi. Mentre al giorno d'oggi continua la lotta psicologica per risollevare il morale di Chow e spingerlo a rispettare la data di consegna del manoscritto, indietro nel tempo l'avventuriero, grande combattente, profondo conoscitore delle arti marziali, si avvicina sempre di più a risolvere l'intrigo in cui è coinvolto.
Uscito in due versioni, la prima solo nei cinema sud coreani intitolata più semplicemente Scriptures with No Word e alleggerita della parentesi moderna, la seconda per il mercato hongkonghese e internazionale, più lunga, Dr. Wai in "the Scriptures with No Words" è l'ennesima risposta orientale a Indiana Jones. Riparte dal solito eroe cinese Wisely, ribattezzato dal titolo cinese King of Adventurers, in duplice ambientazione, antica (negli anni '30, durante la guerra) e presente (ai giorni nostri, una sottotrama inserita a posteriori da Gordon Chan e Tsui Hark, chiamati in tutta fretta per mettere mano alla pellicola e salvarla, invano, dal disastro al box office). Prodotto in pompa magna - eccellenti la fotografia, le location cinesi (Xi'an, nei pressi della grande muraglia) e le ricostruzioni; di valore superiore alla media il cast -, l'ipetrofico blockbuster non ha portato a casa i tanti soldi spesi. Soffre in particolar modo della macchinosità del doppio livello, che frammenta eccessivamente la narrazione e funziona solo a livello teorico. Ne fanno le spese i comprimari, come Rosamund Kwan, Takeshi Kaneshiro e Charlie Yeung, che hanno poco spazio e scarse possibilità di essere valorizzati, e la regia di Ching Siu-tung, che a partire dalle coreografie poco convinte non ha modo di esprimere la propria tipica propensione al fantastico-avventuroso libero da schemi e inibizioni. Men che meno non aiutano Ching a uscire da un certa impasse l'umorismo grossolano di tante situazioni e le grandi attese commerciali di partenza.

Hong Kong, 1996
Regia: Ching Siu-tung
Soggetto / Sceneggiatura: Szeto Cheuk-hon, Sandy Shaw, Lam Wai Lun
Cast: Jet Li, Rosamund Kwan, Takeshi Kaneshiro, Charlie Yeung, Law Kar-ying

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