Dragon Chronicles

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Dragon ChroniclesPiù che di una recensione critica, questo Dragon Chronicles avrebbe bisogno di una guida alla visione. Nel caso di questo film, infatti, nulla di più facile che perdersi in una trama eccessivamente complicata, ricca all'inverosimile di sottotrame - cosa d'altronde comprensibile, visto che si tratta di una specie di riduzione di una serie televisiva. Prima di procedere ad analizzare la riuscita della pellicola, facciamo quindi il punto della situazione.
Epoca imprecisata. La Tin San è la più prestigiosa setta di arti marziali del mondo intero. A capo della setta c'è Siu Yiu Tze che ha tre allieve, Mo Han-wan e le gemelle Li Chong-hoi e Li Chou-shui (per inciso, le due sorelle sono attratte dal loro maestro, mentre Han-wan lo è da Chong-hoi). Un giorno Yiu Tze viene tradito da Ting Chun-chau, che lo avvelana. Yiu Tze è cosi costretto a ritirarsi sul picco Piu Miu assieme al fidato servitore So Sing-hoi e all'unica delle tre seguaci che il maestro ritiene degna, Chong-hoi. La sua vita è comunque segnata, sarà costretto a spegnersi lentamente. Nell'attesa cerca però un sostituto in grado di apprendere / prendere tutti i suoi poteri - constatato che Sing-hoi non è in grado. Intanto Chun-chau ha fondato una sua propria setta, la Sing Suk, e si adopera a fagocitare tutte le altre scuole di arti marziali per apprenderne le tecniche segrete - in modo da diventare abbastanza potente da sfidare Yiu Tze e privarlo definitivamente del potere. Assoggetterà prima la setta Chuen Chun, poi addirittura il tempio di Shaolin, alla ricerca del sutra Yi-kan. La forza di Ting Chun-chau risiede nel suo corpo di elite, formidabili guerrieri capeggiati da Tai Hung, tra cui spiccano le guerriere Purple e Green e i guerrieri Li Lo e Koo Tu. Purple è la più ambiziosa del gruppo, e desidera impossessarsi dei segreti dei colpi sottratti alle altre scuole per spodestare il suo maestro e guadagnare potere. Intanto Mo Han-wan e Li Chou-shui, dato che ormai Siu Yiu Tze è fuori dai giochi, si contendono il titolo di pupillo della Tin San, ognuna portando dalla sua parte quante più scuole possibile (Ting Chun-chau subisce soprattutto l'influenza di Choh-shui, la più spietata delle due).
Bene o male le cose dovrebbero stare così. E chi non ha visto il film non creda che gli sia stato svelato chissà cosa, perché tutto questo succede nei primi dieci minuti scarsi!
Come si sarà intuito, Dragon Chronicles (conosciuto anche come Semi-Gods and Semi-Devils o come The Maidens of Heavenly Mountains) è un film-caleidoscopio. Gli avvenimenti si succedono a ritmo incessante, tanto che a stento si ha il tempo di accorgersene, dovendo più intuirli che vederli. Senza dubbio tra trama principale e sottotrame questa pellicola avrebbe potuto fornire materiale per almeno tre film. Tutta questa carne al fuoco, se da un lato contribuisce ad intrigare, va però a scapito della narrazione e soprattutto della caratterizzazione dei personaggi. Ci sono tali e tanti personaggi che molti - anche importanti - hanno solo qualche scena e poche battute per cercare di rimanere impressi nella mente dello spettatore, tanto che, a meno di non prestare molta attenzione, si finisce per confonderne qualcuno. Decisamente una caduta di tono per lo sceneggiatore Cheung Tan, cui si devono tra gli altri i pregevoli Dragon Inn (1992) e Blade of Fury (1993) o il secondo e terzo episodio della serie Once Upon a Time in China (1992 e 1993). Il senso di dispersione è aggravato poi dalla messa in scena. Se si dovesse descriverla con un solo aggettivo, non potrebbe che essere roboante. Tutto è portato all'eccesso, dai combattimenti realmente strapieni di wire works e di esplosioni, ai costumi mai così svolazzanti e colorati, alle scenografie barocche, fino ad un tipo di recitazione esasperata ma al contempo anche un po' incolore. E tutto questo per rimarcare null'altro che una semplice mezza-verità, esplicata da una battuta di Purple: se non ci fossero le sventure, i mali, i disastri... gli altri come potrebbero bruciare incenso? Niente male, nessun Buddha. Lo comprendi?. Questo per dire che nel magma informe che risulta essere Dragon Chronicles ci sono anche degli spunti interessanti, ma sono nascosti e sublimati dal senso di confusione generale. E' insomma un film che invece che colpire direttamente il bersaglio con un semplice colpo di pistola, preferisce sprecare un intero caricatore di mitragliatrice sparando all'impazzata. Alla fine alcuni bersagli vengono colpiti, certo, ma totalmente a caso. Il singolo colpo sarebbe stato più diretto, d'altro canto il caricatore fa più rumore. La cosa che dispiace è che Dragon Chronicles confonde il semplice rumore con la spettacolarità, che invece sta da tutt'altra parte.
Una piccola parentesi per gli attori - o meglio le attrici. Gong Li è qui in un altro dei suoi film minori dopo la separazione da Zhang Yimou (si veda anche al capitolo Great Conqueror's Concubine, dello stesso anno). La sua recitazione è controllata e non risalta particolarmente (abbastanza strano vederla in alcune sequenze con i capelli bianchi come fosse una huli). Brigitte Lin è decisamente sottotono, soprattutto visto quanto ha saputo regalare al genere fantastico / wuxiapian (basta citare The Bride with White Hair, no?), pur sapendo essere perlomeno convincente nel caratterizzare la sorella più perfida. Cheung Man è invece brava a sostenere il ruolo un po' sbarazzino e ribelle di Purple, donandole un'espressione perennemente trasognata e quasi inconsapevole di quanto le accade intorno.
Un film solo per gli appassionati sfegatati o per coloro che amano le sfide.

Hong Kong, 1994
Regia: Andy Chin
Soggetto / Sceneggiatura: Cheung Tan
Cast: Brigitte Lin, Gong Li, Cheung Man, Lam Man Lung, Norman Chu

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Joomla SEF URLs by Artio