Duel to the Death

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Duel to the DeathUno scontro che si ripete nel tempo tra due scuole e due paesi. Cina e Giappone si contrappongono in un duello tra due rappresentanti delle proprie tecniche per determinare il migliore. Ma all'ombra di questo scontro epico e leale si nascondono i sospetti, i raggiri, le macchinazioni atte a modificare l'esito dell'incontro. Diverse fazioni agiscono non viste, cercando di manipolare i fili invisibili che tengono sospese le vite dei due protagonisti, trasformandoli in inconsapevoli burattini in una recita non certo scritta da loro.
Esordio alla regia per Ching Siu-tung (che nel futuro si rivelerà essere uno dei migliori registi / coreografi di film fantastique o d'azione che l'industria hongkongese abbia mai avuto), ma già completamente maturo e pronto a gestire una storia epica ed epocale con taglio personale e verve inaspettata - tanto da trasformare una storia abusata come quella dello scontro tra scuole rivali in un saggio sui massimi valori umani (lealtà, amicizia, coraggio) che non ha nulla da invidiare a registi del passato come King Hu o Chang Cheh.

Duel to the Death è infatti un film magistrale, perfettamente dosato nei suoi intenti e nei tempi - con continui contrappassi tra parti di dialogo e di azione, mai completamente slegate dal contesto o gratuite - e pieno di simbolismo consciamente utilizzato per caratterizzare i personaggi e le culture. Basti pensare alla differenza tra i due maestri degli spadaccini destinati ad affrontarsi. Il maestro di Hashimoto (il giapponese) è disposto a sacrificarsi per testare l'abilità raggiunta dal suo allievo, facendogli poi recitare le virtù del guerriero come omelia funebre. Quello di Bo Ching (il cinese) è invece una specie di vecchio eremita che vive in un bosco accompagnato solo da un pappagallo bianco, mezzo svampito e decisamente sopra le righe in quanto a comportamento. Oppure basta guardare alla discussione su un dipinto da parete, nella casa in cui si svolgerà la sfida, che arriva a coinvolgere i simboli peculiari delle due nazioni - il fiore di susina per la Cina, il fiore di ciliegio per il Giappone. Ma non solo in questo si ritrova la capacità di ritrarre il carattere di un personaggio senza bisogno di parole o di lunghe e pedisseque spiegazioni. Valga per tutte la scena tremenda e magica in cui la figlia del maestro che ospita la lotta riesce a vendicare la morte di un burattinaio ad opera di due bulli giapponesi senza sfoderare la spada, e anzi usando proprio le armi dei nemici per sconfiggerli (le spade solitamente significano guai avrà modo di dire profeticamente, proprio come suo padre che sibillinamente rivelerà che la reputazione sopravvive alle generazioni, in un altro passo).
Può sembrare, guardando la pellicola, che manchi qualcosa, o che qualcosa sfugga. Il motivo, lo scopo di questo scontro, è sempre lasciato in ombra, sfumato, come molti dei comportamenti dei comprimari. Apparentemente sembra un limite di sceneggiatura, una mancanza di solide basi che si ripercuote sulla fruizione, ma ancora una volta Ching Siu-tung dimostra quanta proprietà ha del mezzo cinematografico, utilizzando questo espediente per radicalizzare il suo discorso. Noi non sappiamo molto, proprio come i due protagonisti, che si ritrovano a vivere qualcosa di più grande di loro, qualcosa che non comprendono appieno. Ecco che allora in un certo senso il film si tinge di una deriva politico-sociale, nel suo contrapporre le macchinazioni delle società organizzate che operano ai margini della storia agli individui che, pur se nolenti, prendono il proprio compito con il massimo impegno e senso dell'onore, fino alle estreme conseguenze.
Duel to the Death non è peraltro esente da quei tratti fantastici caratteristici del cinema di Ching Siu-tung e del cinema cantonese in generale. I combattimenti sono pieni di invenzioni che vanno oltre i limiti della fisica e della biologia, in un continuo tentativo (perfettamente riuscito, peraltro!) di stupire. Guerrieri giganti, spadaccini che volano ancorati a degli aquiloni, balzi, e davvero molto altro, in un caleidoscopio di stravaganze comunque perfettamente verosimili.
Decisamente un classico da riscoprire.

Hong Kong, 1983
Regia: Ching Siu-tung
Soggetto / Sceneggiatura: Ching Siu-tung, David Lai, Manfred Wong
Cast: Norman Chu, Damian Lau, Flora Cheung, Cheung Chung, Eddy Ko

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