"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

East Meets West

East Meets West 1 Nel giorno più insignificante del XX secolo, almeno secondo quanto scoperto da un ricercatore dell’Università di Harvard, a Hong Kong nasceva la piccola Sammi, che a trent’anni si ritroverà una donna come altre, costretta a fare i conti con un mondo radicalmente cambiato e in cui nemmeno la speranza dell’amore sembra un’ancora di tranquillità. La storia comincia quando Sammi e suo padre sono costretti a recarsi a Shenzen, dove il magnate Charles tiene ostaggio la matrigna di Sammi (nonché sua ex-compagna di scuola); là, complice un concerto nostalgia organizzato per l’ex band del padre della ragazza, si forma un male assortito gruppetto di sette che comprende, oltre al simpatico trio di parenti di Sammi, un tassista con la fissa del cinema, una ragazza di famiglia ricca che cerca la sua strada nel mondo della musica indipendente e lo scagnozzo di suo padre che la segue come un'ombra e un fornaio perennemente con capelli e vestiti perennemente infarinati che si porta appresso il pestifero figlioletto.

Coinvolti in un incidente stradale, i sette scopriranno di essere in realtà demoni celesti incaricati di vigilare sui destini degli uomini, ora reincarnati e destinati a cercare Yaksa, ottavo demone un tempo loro compagno, ma che in un passato remoto si era ribellato e dedicato a diffondere solo malvagità…

A mezzo di quella che è ormai diventata l’usuale tripartizione dei tempi (comici) delle storie raccontate dal Jeff Lau del nuovo millennio – arrembante introduzione, sviluppo centrale dal ritmo altalenante e i sapori romantici, chiusa finale a scoppio e commozione inclusa, scheletro di Kungfu Cyborg: Metallic Attraction e di Fantastic Water Babes (ma che si rintraccia già in A Chinese Tall Story) - East Meets West è una commedia briccona sfumata di satira sociale in cui convergono per l’ennesima volta le immagini, i temi, gli innamoramenti di un regista che è ormai perfettamente catalogabile come un vero e proprio autore. East Meets West 3Nel suo cinema quasi non ci si raccapezza più su chi stia omaggiando cosa, dal momento che ad ogni film che Jeff Lau aggiunge alla lista diventa sempre più raffinata la sua capacità di riciclare, integrare e ridare nuova linfa a idee provenienti da fuori, sia che provengano dai suoi amici di sempre Wong Kar-wai e Stephen Chow, dai film di Lau stesso ormai consegnati al capitolo "Storia del cinema asiatico" (nel caso particolare si attinge un po' da Out of the Dark e un po' da The Eagle Shooting Heroes, progenitore dichiarato di questo film), fino ai blockbuster nazionalpopolari cinesi e non (da Ip Man a Matrix). Quel che fa piacere è vedere anche che, con ogni nuovo film, vengono fuori sempre un po' di più le capacità di mettere in scena quelle che sono sempre state le doti di visionario e scenografo forse ancor prima che di regista di Jeff Lau; e l’uso consapevole e molto fantasioso della computer grafica in East Meets West lo testimonia bene.

Il resto lo fanno le interpretazioni degli attori, tutti meritevoli di nota onorevole: Karen Mok intensa e multiforme, Huang Yi zuzzurellona e sensuale, Eason Chan alle prese con due registri opposti, Ekin Cheng che gigioneggia con classe, ma soprattutto un Kenny Bee sciolto e commovente capace di farti innamorare del personaggio come non gli riusciva nei suoi anni ruggenti; e perché no anche un cammeo di Stephy Tang da incorniciare. E se il film è un delirio che si regge su gambe fragili, alla fine ti rendi conto comunque che certe immagini e certe scene non le dimentichi facilmente. È questo il regalo del bel cinema a chi gli vuole bene, ed è questo il motivo per cui a Jeff Lau non si può non volerne, di bene.

Hong Kong, 2011
Regia: Jeff Lau.
Soggetto/Sceneggiatura: Jeff Lau.
Cast: Eason Chan, Karen Mok, Kenny Bee, Ekin Cheng, Huang Yi.


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