Enter the Fat Dragon

Scritto da Gianpiero Mendini. Postato in FILM

Enter the Fat DragonBruce Lee e il mondo del cinema: un rapporto instaurato negli anni '60, esploso nei primi anni '70 e proseguito, con alti e bassi (soprattutto bassi), ben dopo la tragica ed inaspettata scomparsa del Piccolo Drago. Tutt'oggi si cita, si parodia, si omaggia questo piccolo e talentuoso cinese, nato in America e cresciuto per metà ad Hong Kong e per l'altra metà facendo la spola fra Oriente e Occidente, vera icona del riscatto del popolo cinese contro i soprusi stranieri e, successivamente, simbolo e stimolo per quel rinnovamento del mondo delle arti marziali che prese vita da lì a poco. E questi continui ammiccamenti alla sua figura si possono riscontrare in una miriade di film, dai rozzi e raffazzonati b-movies che circolano saltuariamente su qualche tv locale, ai blockbuster da milioni di dollari come la serie di Matrix.
A dire il vero, però, già subito dopo la sua morte molti produttori di Hong Kong & dintorni ingaggiarono attori/atleti vagamente somiglianti (i famigerati Bruce Lee clones) per interpretare il ruolo di Lee in decine di filmozzi scadenti, speculando in una maniera davvero orribile su un uomo che aveva dato tanto al cinema locale e che tanto avrebbe ancora dato, se ne avesse avuto la possibilità. Comunque, tra i tanti titoli usciti in quel caotico periodo, se si cerca bene, compaiono anche delle gradite sorprese come questa rivisitazione/parodia diretta e interpretata dal fat dragon del titolo (chiara e divertente storpiatura del titolo del film che rese Lee un star, purtroppo postuma, anche in Occidente), ossia il giovane e talentuoso Sammo Hung. Certo la trama è solo un pretesto esile esile (un giovane cinese puro, appassionato di arti marziali e cresciuto col mito di Bruce Lee, si scontra con pericolosi gangster che minacciano l'attività dello zio) per collocare Sammo nelle situazioni classiche alla Lee, come quella della promessa di non combattere (che alla fine, come di consueto, non verrà mantenuta), o quella dell'umiliazione razziale (prima tacitamente subita e poi furiosamente vendicata) o quella del combattimento finale contro lottatori provenienti da altri Paesi (fra i quali spicca, unica nota comico-demenziale all'interno di una scena altrimenti seriosa e adeguatamente violenta, un cinese con la faccia pitturata di nero e i capelli alla afro-americana... quasi una parodia del Jim Kelly coprotagonista del film originale!). Ma la cosa che colpisce di più, oltre ad una messa in scena povera ma comunque efficace e ad uno stuolo di vecchi e nuovi caratteristi che danno man forte al protagonista, è l'incredibile metamorfosi di Sammo, le sue eccezionali doti atletico/imitative: i gesti, gli atteggiamenti, le espressioni facciali, lo stile di combattimento, tutto ricalca pedissequamente il modello originale e, cosa non da poco, talvolta lo supera in quanto a scelte di regia e coreografia delle scene d'azione. Enter the Fat Dragon è un omaggio sincero ed estremamente godibile (grazie anche ai toni scherzosi e talvolta irriverenti usati per condire la storia), forse l'unico degno di nota fra quelli dedicati a Li Xiaolong (il soprannome di Lee ad Hong Kong) in quegli anni, realizzato da un giovane e promettente personaggio che, col passare del tempo, si rivelerà una delle figure più importanti ed influenti dell'intera cinematografia hongkonghese. Fra le tante scene riuscite, da citare perlomeno quella di apertura, con la macchina da presa che all'inizio inquadra in primo piano il volto di Sammo mentre si atteggia a Bruce Lee (con tanto di smorfie e urletti) e poi lentamente allarga il campo mostrandoci il nostro eroe non alle prese con temibili nemici da sconfiggere ma con un nutrito gruppetto di maiali indisciplinati da governare... e quella dove Sammo, trovandosi faccia a faccia con uno dei sosia del suo idolo (una star locale boriosa, vanitosa e completamente negata per le arti marziali) mentre sta girando una scena di uno dei tanti film-cloni speculatori, non resiste a tanta sfacciataggine ed arroganza e lo riempie di botte; una precisa e lodevole presa di posizione contro l'esagerato sfruttamento che si stava proliferando in quel periodo ed un atto di stima verso una figura inimitabile che nessuno aveva il diritto di insultare in quel modo, infangandone il ricordo.

Hong Kong, 1978
Regia: Sammo Hung
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang
Cast: Sammo Hung, Fung Fung, Roy Chiao, Leung Kar Yan, Peter Yang

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