"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Erotic Ghost Story

Erotic Ghost StoryPrimo film erotico di un certo rilievo dopo l'entrata in vigore delle tre categorie censorie, Erotic Ghost Story riflette in chiave osé, come il titolo esplicito permette di intuire, la tradizione fantastica in costume che ha reso celebre certo cinema di Hong Kong. Co-produce con (finto) gran dispendio di mezzi la Golden Harvest, che con questo film (i cui incassi garantiranno due seguiti ufficiali e almeno altrettanti cloni1 apocrifi) e il successivo Sex and Zen lancia il trend del softcore, patinato e in costume, di grande presa. Nel cast figura la principale attrazione femminile della compagnia di Raymond Chow, Amy Yip, discusso oggetto di desiderio - merito di un seno extra-size -, a cavallo tra anni ottanta e novanta. Con lei sullo schermo altre due fanciulle poco pudiche, a formare un trio di spiriti volpe, dagli appetiti poco sopiti, in cerca della purificazione e dell'immortalità. La maggiore delle tre sorelle prima offende involontariamente una divinità locale, scatenandone la tremenda ira, e poi salva dalle fauci dei briganti un timido scolaro, che sedurrà tutte e tre le donne.
Senza precisi riferimenti (tranne alcune situazioni rubate a Le streghe di Eastwick), la pellicola di Nam Nai Choi mette insieme tradizione orale e miti classici, popolando la sua storia di letterati licenziosi, guerrieri volanti, demoni potenti, volpi astute e fedifraghe. Personaggi popolari che facilmente si ritrovano nelle novelle di P'u Sung-ling, con le stesse pulsioni irrefrenabili e i medesimi istinti. Vero protagonista, il sesso, esibito, insistito, giocoso e drammatico, sottolineato dalla fotografia soffusa e dalla colonna sonora ricercata e gradevole. Due delle tre primedonne non si risparmiano - dettagli in primissimo piano, nudi frontali senza timori -, mentre la più attesa, la Yip, come sua abitudine, preferisce rimanere sul piano del vedo, non vedo e mostrare poco o niente. L'obiettivo simula in soggettiva lo sguardo voyeuristico dello spettatore meno casto: in più di un'occasione Nam esagera, costretto dalle esigenze della produzione, e si imbottiglia in lunghe panoramiche delle grazie delle protagoniste, insistendo troppo su particolari e rallentando notevolmente il ritmo. Nonostante le dovute parentesi erotiche, si riconosce lo stile di Nam (The Seventh Curse, The Peacock King) che preferisce atmosfere fantasy ricche di esagerazioni effettistiche: solo nel finale roboante e sovraccarico il regista può dar sfogo alla sue pulsioni, portando in scena duelli (ottimamente coreografati dall'esperto Phillip Kwok), omicidi cruenti, effetti speciali retrò (o meglio, datati), mostri, momenti horror, trasformazioni, sangue a iosa. Discretamente inutili, invece, i brevi (e poco divertenti) stacchi ironici, affidati a due coniugi impiccioni - il marito è il produttore e regista Manfred Wong - vicini di casa delle tre pulzelle.

Note:
1. Tra i tanti, il poverissimo Erotic Ghost Story - Perfect Match e il più ironico Chinese Erotic Ghost Story.

Hong Kong, 1990
Regia: Nam Nai Choi
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Kwan
Cast: Amy Yip, Man Siu, Kudo Hitomi, Tan Lap Man, Lam Chung

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