"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Esprit d'amour

Esprit d'amourDa sempre una delle soluzioni preferite dagli autori di horror a Hong Kong è la tripartizione narrativa: così accade anche per Esprit d'amour, da non confondere con l'omonimo mélo fantastico diretto due decadi prima da Ringo Lam. Billy Chung, regista discontinuo, abituato a bazzicare i lidi del brivido, se la cava con discreto mestiere, confermando la sua versatilità e la sua capacità di rendere personali progetti di bassa caratura. Deve la sua fortuna allo script frammentato: i cambi di ritmo e di tema impediscono che le situazioni ristagnino e perdano mordente. Tre racconti, tre fantasmi, più o meno vendicativi. Nella prima frazione assistiamo ai giochi di potere di un manager senza scrupoli che cerca di far fuori un collega ancora sconvolto per la morte della donna amata. Nella seconda è il turno di un tassista appena lasciato dalla fidanzata. L'uomo, di buon cuore, incappa in una strana ragazza che gli chiede ogni notte di essere accompagnata al cimitero. Terzo episodio incentrato su una coppia improbabile: lui è un gangster appena uscito di prigione, lei un'infermiera nipote della padrona di casa dell'uomo. I due si conoscono casualmente e la ragazza, incuriosita dal taciturno inquilino, vorrebbe redimerlo e convincerlo a cambiare vita. Ma un incidente separa la coppia.
Quello che colpisce è come il ricorso al soprannaturale sia un mero pretesto di facciata: a Chung interessa principalmente delineare i ritratti dei suoi personaggi. E soffermarsi sulle loro passioni (poco) sopite, in cerca di un filo conduttore comune. Ne risulta un legame labile tra realtà e fantastico, con un approccio molto particolare, dove l'elemento orrorifico compare dal nulla e scompare con altrettanta velocità. Ma in tutti e tre i casi la tensione è costruita con una certa sapienza e l'attesa del colpo di scena viene ripagata con una pennellata ad effetto. Non mancano, è vero, i momenti di stanca, soprattutto nella prima e nella terza parte, dove la preparazione all'escalation di sangue è un po' troppo sofisticata e rischia di inceppare il meccanismo. Senza doversi però ispirare ad esperienze estere di successo, ma preferendo guardare alla tradizione locale di fantasmi e donne fatali, la sceneggiatura (opera di Simon Loui e Chung Shing Yuen) riesce a miscelare melodramma e atmosfere tenebrose in pari misura. Il triste versante romantico aggiunge infatti un delicato sapore di malinconia alla base inquietante, acuendo grazie a questa sensazione di predestinazione (tragica) l'impossibilità del lieto fine. Nel gioco è compreso il divertissement finale, sarcastico contentino per chi non sa rinunciare all'ottimismo di fondo. La resa estetica molto curata, la regia sobria, sostenuta da una fotografia elegante, la recitazione teatrale e i discreti effetti speciali riescono a svolgere il proprio compito, volutamente sottotono, con le giusta dose di modestia per sottolineare a priori gli umili intenti degli artefici.

Hong Kong, 2001
Regia: Billy Chung
Soggetto / Sceneggiatura: Simon Loui, Chung Shing Yuen
Cast: Julian Cheung, Simon Loui, Dave Wong, Rachel Lee, Fennie Yuen

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