"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Everyday Is Valentine

Everyday Is Valentine La vacuità di Everyday Is Valentine è esasperante: è semplicemente una commedia che dietro alla facciata patinata cela il vuoto assoluto. Di idee, di contenuti, di stile. Wong Jing ricorre al suo metodo abituale, quella tecnica che gli ha permesso di girare una miriade di film (quasi) indistinguibili fra di loro: prendere due attori di richiamo e farli innamorare in una cornice (pacchiana e) romantica. Se il film incassa, come in questo caso, ha ragione lui; in caso contrario si può rimediare con lo sfruttamento del mercato home video. L'unica differenza, in questa occasione, dalla solita trasposizione urbana della favola di Cenerentola, è il fatto che lui è un mascalzone contaballe che grazie alla sua abilità nel mentire riesce ad avere successo con le donne e nel lavoro. Lei è innocente come un angelo - addirittura asessuata! - e poco disposta ad accettare lo spasimante se prima non cambia il suo stile di vita.
Dopo una prima parte vivace, dove l'esplicazione dei caratteri, pur ridotta all'osso, riesce a tener viva l'attenzione - insieme a qualche gag sul cui buon gusto sarebbe bene non scommettere -, irrompe la melassa romantica del secondo tempo, soporifero e scontato. E se, per pura ipotesi, si desse per scontata la mancanza di originalità come ratio dominante in un prodotto di tal fatta, per famiglie felici e coppiette, un po' di rispetto in più per il pubblico non avrebbe guastato. La pellicola è estremamente sciatta, sotto ogni aspetto la si voglia esaminare. Colonna sonora prevedibile, con i due protagonisti che si dividono i momenti chiave della love story per cantare la propria disperazione; fotografia incolore, con la sola eccezione di alcune interessanti riprese notturne; montaggio monocorde, che non può sottolineare una storia che proprio non c'è. Inoltre la scarsa recitazione degli interpreti appiattisce ulteriormente il livello generale, facendo risaltare ogni difetto della sceneggiatura, opera dello stesso Wong Jing, one man band assoluto (è anche produttore). Ai personaggi secondari non manca qualche guizzo: ma il grande pubblico, cui si mira, non va al cinema per applaudire la verve di Cheung Tat-ming, Pinky Cheung (ironica mangiauomini interessata) e Ng Man Tat, o per sorridere compiaciuto nel riconoscere tanti bravi caratteristi (Eric Kot, Lam Suet, Kristy Yeung, Moses Chan, Hui Siu-hung) che pagano il loro obolo presenziando per qualche inquadratura. La speranza è che la prossima volta si pensi almeno a dare nomi decenti ai personaggi: OK, Wonderful, Pure, Bitchy e Bully non sono solo ridicoli, ma oltremodo fastidiosi.

Hong Kong, 2001
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Leon Lai, Cecilia Cheung, Yuen King-tan, Cheung Tat-ming, Pinky Cheung

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