"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Evil Fade

Evil FadeUn professore ricco, belloccio e in vista che fa lezione di scienze parlando di diete e disegnando schemini esplicativi alla lavagna luminosa - intervistato persino dalla televisione come miglior professore dell'anno. Due studentesse modello, sempre in prima fila, da lui neanche troppo vagamente attratte (anche se poi una insegue l'ex-ragazzo, che l'ha piantata in asso per un'altra). Un poliziotto smemorato e cafone che abita in casa della sorella e vive perennemente di fretta (tanto che per guadagnare tempo cena in bagno, mentre è al cesso!). A connettere queste esistenze, una tavoletta per sedute spiritiche dalla provenienza piuttosto misteriosa. Le due ragazze la ritrovano per caso, poi finirà dal professore - a quanto pare scatenando una girandola di morti ammazzati cui la polizia tiene dietro con difficoltà. In ballo c'è anche lo spirito di un padre violento che seviziava la moglie e picchiava il figlio...
Come si vede, Steve Cheng cerca di mescolare le carte puntando sulla caratterizzazione esasperata dei personaggi, ma al fondo Evil Fade rimane il classico horror sulle sedute spiritiche, nel solco dell'americano Spiritika. La sensazione è che non si sia voluto spendere troppo tempo dietro a un progetto comunque scadente, e tutto fa pensare che la pellicola sia stata girata in fretta e furia senza troppe pretese. La sciatteria è la cifra dominante, con interni scarni, dialoghi risibili e scelte formali sostanzialmente controproducenti (fotografia grigiastra, macchina da presa colpevolmente statica, costumi di scena ridicoli). La storia arranca e fatica a procedere, in continue involuzioni che distruggono il ritmo e vaporizzano la suspense; certo la scelta di rendere tutto chiaro fin da principio (vediamo passo dopo passo le scene di omicidi e, quel che è peggio, chi li commette) non predispone all'immedesimazione. Contando inoltre che il mistero non è per nulla fitto, si capisce come, tra uno sbadiglio e l'altro, invece che dai brividi di paura ci si debba guardare dal sonno. Ulteriore elemento di sconforto, la verve incolore con cui sono orchestrati gli assassinii, tutti uguali tra loro, ripetuti ad nauseam neanche fossimo in catena di montaggio (perdipiù con l'aggravante dell'assenza quasi totale di sangue, tranne forse in una scena di raccordo sull'infanzia del professore). Gli attori - giovani, carucci e totalmente inespressivi - sono tutti sostanzialmente esordienti o quasi, con l'immarcescibile eccezione di Anthony Wong (neanche da dirlo, il poliziotto buzzurro), nella sua solita variante quotidiana di gigione all'ultimo stadio. In fondo, quasi per caso, c'è poi spazio per Simon Loui nelle vesti di un monaco, presenza tutto sommato inutile e privo di una funzione evidente.
Steve Cheng avrebbe sicuramente potuto fare molto meglio, guardando agli altri suoi film. In questo caso, come per il suo Violent Cop, si raggiunge un baratro difficilmente giustificabile.

Hong Kong, 2000
Regia: Steve Cheng
Soggetto / Sceneggiatura: Yu Tak Wai
Cast: Anthony Wong, Chan Chin Pang, Man Chung Han, Simon Loui

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